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Domattina appuntamento tra le parti, in ballo la cessione delle Sampdoria da Massimo Ferrero al nuovo pretendente che ha messo in fila tutti gli altri: un arabo e altri due tycoon made in Usa. Trattativa avviatissima fino a domenica sera che oggi (lunedì) ha improvvisamente conosciuto una battuta d’arresto. Lo scoglio sul quale si è (temporaneamente?) incagliato il confronto riguarda la buonuscita richiesta da Ferrero: 40 milioni di euro. Si tratta ad oltranza. La deadline è fissata per domenica prossima. Se non se ne facesse nulla, salterebbe la cessione del club blucerchiato e Ferrero sarebbe costretto a fronteggiare i creditori delle sue due aziende in concordato preventivo, Eleven Finance e Farvem, schiacciate da 160 milioni di debiti. La Sampdoria era stata messa a garanzia dei concordati e la sua cessione era diventata indifferibile.

Occorreva soltanto attendere l’ok dei creditori e l’omologa del tribunale. I creditori maggiori, la finanziaria svedese Hoist e il fisco italiano, informalmente si erano detti disponibili ad accettare subito l’accordo prospettato dal tribunale fallimentare di Roma: 17,5 milioni di euro ricavati dalla cessione della Sampdoria, oltre ad altri 23 (per un totale di una quarantina di milioni) dalle cessioni dei cinema e degli alloggi in pancia alle due società Ef e Farvem. Gianluca Vidal, il braccio destro di Ferrero incaricato di gestire il trust nel quale era stata inserita la Sampdoria, aveva aperto le danze. Manifestazioni di interesse da parte di alcuni investitori stranieri e negli ultimi giorni, lo sprint a parte del Fondo Usa. Il tempo stringe. Se non si arriva alla cessione entro domenica prossima, i concordati riprendono la vecchia strada. I creditori potrebbero irrigidirsi e negare l’assenso ai concordati stessi, in quel caso Ef e Farvem precipiterebbero nel fallimento e con esse a seguire anche la Sampdoria.     

Comincia così l’ultimo capitolo della saga di Massimo Ferrero, proprietario e presidente della Sampdoria per grazia ricevuta dalla famiglia Garrone-Mondini che sette anni fa gli regalò il club, sovvenzionandolo con qualche decina di milioni. Alla porta del picaresco figlio del Testaccio trapiantato incredibilmente a Genova, sponda blucerchiata, avevano bussato tre pretendenti: due americani e un misterioso arabo. Ora sul tavolo calda c’è l’offerta del Fondo di investimenti Usa, che ha firmato un patto di riservatezza e di cui non è filtrato il nome. Al vertice della nuova società blucerchiata si insedierebbe Gianluca Vialli, già indicato dal duo Knaster-Dinan nel 2019, quando la trattativa per l’acquisizione della Sampdoria fallì sul filo di lana. Il nome dell’attuale capo delegazione della Nazionale adesso torna di prepotenza alla ribalta. Se la cessione col Fondo americano andrà in porto nella settimana corrente (la deadline è quella) Vialli sarà l‘alfiere della nuova Sampdoria. E con lui sbarcheranno sotto la Lanterna altri reduci della Samp d’oro scudettata. Forse qualcuno dello staff azzurro di Roberto Mancini, ma non il ct che ha firmato con la Federcalcio fino al 2026. Il sogno di rivedere in blucerchiato i Gemelli del gol resta per ora nel cassetto.

E’ dunque una corsa all’ultimo miglio quella che sta per concludersi tra Ferrero e chi vuole acquistare la società che fu di Paolo, l’archetipo all’opposto del personaggio che ha sequestrato la sua eredità sportiva e morale e adesso, schiacciato dalla montagna dei debiti mai onorati dalle sue società di famiglia, è costretto ad ascoltare chi prova a strappargli la creatura che l’ha reso ricco e famoso. Domani mattina dunque è in agenda un appuntamento con i rappresentati del fondo Usa, che ha pronti alcuni progetti di investimenti immobiliari nelle due Riviere. Se  diverrà il proprietario della Sampdoria, ne parlerà con le amministrazioni pubbliche interessate, Regione Liguria in testa. Un terzo tycoon americano, un magnate della costa Ovest grande amico di Donald Trump, asseriva di voler investire 650 milioni di dollari sulla Sampdoria e di voler avviare grandi progetti immobiliari sulla città,  a cominciare dalla costruzione del nuovo stadio sul mare della Sampdoria. Ma costui si è messo in stand by per ragioni personali e pare abbia rivolto le sue attenzioni al Lugano calcio. In Canton Ticino vorrebbe creare una scuola calcio attingendo giovani dal Sudamerica e dall’Africa.
Quindi avanti a tutta forza con la trattativa “libera” ma fino ad un certo punto: Ferrero (o meglio il trustee Vidal, incaricato per legge delle trattative) possono procedere alla vendita della Sampdoria purché l’incasso copra quei famosi 17,5 milioni. Il resto, se ci fosse, andrebbe in tasca a Ferrero. Legittimamente. Se teniamo per buona la voce dei 40 milioni di buonuscita, ci avvicineremmo ad una valutazione complessiva della Sampdoria attorno ai 160 milioni. Troppi: più realistico immaginare un closing fra i 140 e i 150 milioni di euro. La situazione debitoria del club infatti sfiora i 100 milioni di euro; quasi 50 (47 per l’esattezza) sono stati accesi da giugno a dicembre 2020 attraverso prestiti garantiti dalla Sace, ossia dallo Stato.

Il Covid19 ha colpito duro e fatto saltare preventivi di spesa e conti. La Sampdoria ha chiuso l’ultimo bilancio con quasi 15 milioni di passivo di esercizio e ha visto crollare il valore della produzione da 129 milioni e 76 milioni di euro. Non c’è più trippa per i gatti per “li presidente operaio” (Ferrero si era definito così) e dunque tutti seduti al tavolo a scoprire le carte.
Come si uscirà dall’impasse-buonuscita? La ricostruzione più accreditata suggerisce questo schema: Ferrero va sul mercato e vende un paio di calciatori fra Damsgaard, Audero, Thorsby, Jankto, Colley, Bereszynski, Augello, raggranella 25-30 milioni di euro e mettendo in cassa quel contante alleggerisce la situazione del prossimo bilancio, consentendo all’acquirente di aumentare l’offerta cash. Da lì, uscirebbe anche la buonuscita agognata dal presidente. Magari con un aiutino erogato dalla famiglia Garrone… Che sorveglia in assoluta discrezione lo sviluppo della trattativa e dirà la sua al momento del closing. Ancora aperta la formula: cessione diretta in accordo bonario con l’ok del giudice e l’accordo di tutte le parti oppure accordo preliminare con closing rimandato di qualche mese e versamento di una caparra, del 30% sul totale. In questo ultimo caso Ferrero resterebbe formalmente al timone della Sampdoria per alcuni mesi.  

La corrente settimana sarà decisiva per scrivere i destini della Sampdoria. Se la trattativa col Fondo Usa alla fine fallisce, Ferrero andrà avanti con le proprie forze che sono assai modeste. Con D’Aversa allenatore appena annunciato ufficialmente (domani, martedì la presentazione) e probabilmente con Faggiano dg con ampi poteri di mercato, comandato a sacrificare i migliori galli del pollaio. Ma quella Sampdoria avrà poca vita davanti. Nel giro di qualche mese i concordati concluderanno il proprio iter. Se arrivasse l’omologa di fronte ad un’offerta congrua (i 17,5 mln di euro) Ferrero sarebbe costretto (e non più libero) a vendere la Sampdoria. In caso di bocciatura dei concordati invece per EF e Farvem si aprirebbe il baratro del fallimento che inghiottirebbe anche la Sampdoria. In questo ultimo caso, Ferrero perderebbe tutti suoi averi senza incassare un solo euro. Vorrà correre questo rischio? Pochi giorni e sapremo.