Vi prego, lasciate perdere la locuzione “San Culino”. La trovavo atroce, orrenda e di dubbio gusto quando l’ho sentita per la prima volta, e non ho cambiato idea. Inoltre, fermarsi soltanto alla fortuna per descrivere il successo di Parma è limitante. C’è stata un’ampia componente di buona sorte nella vittoria blucerchiata, questo è fuori dubbio, ma ridursi ai favori degli dei del calcio per analizzare i tre punti presi dalla squadra di Ranieri a quella di D’Aversa sarebbe persino ingiusto. L’andamento della gara ha evidenziato una Sampdoria baciata da una stella propizia, perché i centimetri, i pali e l’imprecisione degli avversari hanno spesso graziato i doriani, ma è anche vero il discorso inverso. La trasferta del Tardini l’avevamo dipinta tutti come insidiosa e ricca di pericoli, non possiamo sorprenderci quindi se realmente si è rivelata tale. 

Nel successo blucerchiato ci sono alcune componenti macroscopiche. Alcuni esempi? Il peso e l’incidenza di Audero, per quanto mi riguarda strepitoso e migliore in campo insieme a Silva, tanto cinismo - di occasioni non ne hai create una marea, ma le hai capitalizzate tutte - e pure controllo della gara per lunghi tratti di match. Viceversa, non mi lascerei ingannare dalla casella ‘0’ alla voce dei gol subiti. Una spolverata di preoccupante fragilità c’è ancora, credo sia la zona di campo su cui concentrarsi e da mettere sotto la lente di ingrandimento. Se una compagine modesta e di poco peso offensivo come il Parma è riuscita a mettere in difficoltà la retroguardia ospite in svariate circostanze, qualcosa da registrare c’è. Due legni e almeno tre miracoli di Audero non sono una casualità, e non possono essere letti soltanto in tale chiave. Per fortuna, a giudicare dalle dichiarazioni post partita di Ranieri, anche l’allenatore sembra averlo notato.

Lo spunto principale riguarda il cambio tattico e il ritorno ai due attaccanti con il trequartista a sostegno. Finalmente, aggiungerei. Forse il discorso di aumentare il peso offensivo non era così sbagliato. Vuoi vedere che, anche se nessuno di noi allena in Serie A, Ranieri è Ranieri e bla bla bla, via di seguito con tutte le banalità trite elargite in maniera copiosa dai cosiddetti tifosi duri e puri, non avevamo tutti i torti? Quanto è stato bello rivedere Quagliarella, o l’attaccante di turno, non strozzato e stritolato tra i difensori avversari? Lo abbiamo detto e ripetuto spesso, il calcio è un gioco molto più semplice di quanto si pensi. Mettendo dentro i giocatori necessari per segnare, il gol lo fai. Se non li usi, è tutto più difficile.
Il sistema con Ramirez ricollocato nella sua posizione naturale, quella in cui rende al meglio, a supporto di un centravanti atipico come Quagliarella e con un secondo uomo pronto a svariare a destra e a sinistra, buttandosi nello spazio aperto dal movimento del trequartista, trasfigura radicalmente il volto della squadra. Ne giovano tutti, capitano e uruguaiano compresi. Il primo indizio si era palesato nel finale della sfida con l’Udinese, il secondo lo abbiamo trovato ieri sera, manca solo il terzo per costruire una prova ammissibile. Attenzione, questo non vuol dire che tale formazione possa essere applicata a prescindere dall’avversaria. Un discorso simile valeva per il 4-3-1-2 di Giampaolo, studiato per essere impiegato di fronte a qualsiasi undici, senza tenere conto della caratura e dalle qualità altrui. L’impiego delle due punte e del trequartista fatto da Ranieri invece va soppesato e bilanciato a seconda della controparte. Ad esempio, nella partita con l’Inter, lo schieramento con un solo terminale offensivo e un centrocampista aggiunto alla linea da 'quattro' in mezzo era perfetto, e non mi stupirei di rivederlo al cospetto della Juventus. In altre circostanze, invece, era uno spreco. Con l'Udinese e il Parma di turno lunga vita al trequartista e ai due attaccanti. Mi sarebbe piaciuto averli anche a Spezia. 

La prima fetta di campionato, complessivamente parlando, è stata di sicuro sufficiente. Darei un 6,5. Ventisei punti in ottica salvezza sono una manna dal cielo. Non mi spingerei però a valutazioni extra, gli eccessivi entusiasmi in seguito ad alcuni risultati positivi appartengono ad altre realtà cittadine. L’obiettivo della Sampdoria è il mantenimento della categoria, magari senza patemi. Lo ripete Ranieri, e mi accodo pure io. Considerando i punti di fragilità della rosa, e pure i suoi aspetti di forza, il 6,5 alla prima parte di stagione è meritato. Se il cammino dovesse mantenersi simile, potremmo concludere il campionato 2020-2021 senza problemi di pressione, coronarie e quant’altro. Ovviamente, lo ripeto, tale valutazione non implica il mercato. L’ho già scritto, ma penso sia meglio ripeterlo a scanso di equivoci. La Sampdoria non può permettersi di cedere nessuno dei 14-15 giocatori utilizzati con maggiore frequenza da Ranieri. Neppure uno. Anzi, se mai è piuttosto evidente la necessità di correggere qualcosa dietro, senza indebolire l’ordito, ora che è stato imbastito. Sono serviti quattro mesi, buttarlo via sarebbe uno spreco.

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