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Quando è arrivata la sosta per le Nazionali non ero troppo contento. Ma come, dobbiamo fermarci proprio adesso? Proprio dopo la vittoria sulla Fiorentina, proprio dopo il successo che aveva permesso alla Sampdoria di intascare una bella dose di fiducia e autostima? Interrompere il momento d’oro mi sembrava davvero uno spreco. Mi avessero detto che la Sampdoria sarebbe stata in grado di schiantare brutalmente la Lazio, la stessa squadra che, soltanto pochi mesi fa, si giocava lo scudetto con la Juventus, avrei fatto fatica a crederci. Fortunatamente il calcio sa ancora sorprendere, regalando esiti inattesi e elettrizzanti. A dire la verità, di casuale c’è stato poco e niente nel rotondo 3-0 rifilato dai blucerchiati ai biancocelesti. Intanto perché il risultato non è solo categorico, bensì persino stretto per la truppa di Ranieri, che nel finale avrebbe anche potuto dilagare, e poi perché si tratta di un successo studiato, organizzato e preparato a tavolino al Mugnaini. 

Il merito principale, come per il successo del Franchi, credo vada ascritto proprio al tecnico blucerchiato. Dopo alcuni errori di formazione e di gestione dei cambi nelle prime due partite della stagione, l’allenatore ha ripetuto lo splendido lavoro fatto a Firenze con un altro capolavoro tattico e gestionale. L'intuizione di Ranieri non è tanto sulle scelte di formazione, quelle erano abbastanza obbligate, quanto piuttosto sulla perfetta amministrazione delle marcature e della contrapposizione alla squadra di Inzaghi. L’ex tecnico della Roma ha vinto il suo derby personale in maniera piuttosto semplice, eppure dannatamente efficace, concentrandosi principalmente su due aspetti, quello mentale e quello tattico. Prima ha convinto i suoi giocatori della positività del momento, dando fiducia e tranquillità, poi ha messo in pratica ciò che si dovrebbe sempre ricordare quando si gioca contro una squadra tecnicamente superiore, ossia annullare i punti di forza dell’avversario.

La principale mossa di Ranieri per mettere in scacco la Lazio è stata dedicata ai due moschettieri di Inzaghi, ossia Milinkovic Savic e Luis Alberto. Teoricamente lo spagnolo e il serbo sono perfettamente assortiti, in un mix perfetto di fisicità e tecnica. Lasciare anche mezzo secondo di tempo extra alla coppia di centrali biancoazzurri è letale per chiunque. Come ti comporti quando ti trovi di fronte due elementi del genere? Esattamente come hanno fatto tutti i grandi allenatori dai primi del novecento a oggi: gli piazzi addosso due giocatori in grado di asfissiarli per novanta minuti. Già, ma devi anche gli interpreti giusti per attuare ciò. Per fortuna di Ranieri, direttamente dagli anni ‘80 a Genova è atterrato Morten Thorsby, che da quella generazione ha ereditato il taglio di capelli e la generosità in mezzo al campo. Il norvegese non è uno che si offende quando gli dicono di correre per due, anzi, probabilmente si esalta pure. Sono convinto che sarebbe disposto anche a tentare di sfondare un muro in pietra a testate, se solo il suo allenatore glielo chiedesse. Thorsby ha martellato senza fermarsi neppure per un momento il colosso con il numero 21 che aveva di fronte, non curandosi minimamente dei 10 centimetri di differenza e dei dieci chili di peso. D’altro canto, cosa te ne frega della stazza quando corri così? Sembrava quasi un fatto personale, come se Milinkovic avesse rovesciato un barile di greggio nel fiordo preferito di Morten. 

Agli arabeschi spagnoleggianti di Luis Alberto invece Ranieri ha opposto il pragmatismo scandinavo di Ekdal. Ogni volta che il numero 10 ospite prendeva palla, lo svedese lo assaliva, subito raddoppiato dal gran lavoro dell’esterno più vicino, che stringeva per ingabbiare l’avversario. Risultato: Milinkovic è uscito dal campo con lo sguardo vitreo, Luis Alberto lo stanno ancora cercando sul pullman. L’altro problema della Lazio era rappresentato dalla qualità nello stretto di Correa, e qui c’erano poche alternative. Serviva la prestazione perfetta di Tonelli e Yoshida, non c’erano vie di mezzo, e possiamo tranquillamente dire che i due centrali hanno sfoderato la loro miglior prestazione stagionale. Per l’argentino, e per il compagno di reparto Caicedo, passare lì in mezzo è stato praticamente impossibile.  
Una volta sistemata la Lazio è stato il turno di offendere, ma lì è più semplice, ci pensano l’eterna vena realizzativa di capitan Quagliarella e la fantasia di Keita, Ramirez o, come è successo ieri, l’invenzione di un terzino arrivato dallo Spezia che è stato semplicemente commuovente. Che poi, l’analisi della partita è piuttosto semplice, come tutto ciò che riguarda il calcio giocato. La Samp ha vinto sul velluto perché, molto banalmente, ogni singolo interprete blucerchiato ha giocato meglio del suo avversario. Anzi, ogni singolo interprete blucerchiato non si è limitato a ‘giocare meglio’, ma ha tirato fuori la sua miglior partita da parecchio tempo a questa parte. 

In chiusura però devo scrivere una cosa che farà rosicare particolarmente i miei due-tre fan più accaniti (mitici, la vostra dedizione nei miei confronti è commovente) ma che per onestà intellettuale devo dire. Leggo in giro voli pindarici, cose del tipo “Siamo da Europa”. No, non è così, mettiamocelo bene in testa il prima possibile. L’obiettivo, l’unico obiettivo da qua a marzo, deve essere quello di mettere il più possibile fieno in cascina, salvarsi senza patemi e senza ritrovarsi con l’acqua alla gola con l’arrivo della primavera. Perché oggi va tutto bene, oggi siamo tutti felici, ed è giusto godersi il momento in cui ci si sente invincibili. Lo faccio anche io. Ma purtroppo, come in ogni campionato, prima o poi arriveranno gli infortuni, i momenti di flessione, di calo fisico e i filotti di sconfitte. 

Non è questione di essere pessimisti, si tratta di realismo. Succede a tutti, pure all’Atalanta o alla Juve. Basta metterlo in conto. Lo so che non piace sentirselo dire, che dopo una vittoria la pancia della gente vorrebbe solo leggere cose del tipo “Non ci può battere nessuno, andremo avanti così”, ma temo che sarebbe ingenuo e, soprattutto, ingeneroso nei confronti di un allenatore che il suo obiettivo, la salvezza, ce l’ha ben chiaro nella mente. Anche perché ha ribadito il concetto in tutte le interviste e conferenze, un motivo ci sarà. Se non volete essere d’accordo con me, almeno siatelo con Ranieri. Non iniziamo già adesso a pretendere cose fuori dal seminato e, se volete un altro consiglio, godetevi le vittorie come faccio io, senza rodervi il fegato preoccupandovi di dare patenti di tifo a chi ha un’idea diversa dalla vostra. Le guerre tra sampdoriani mi fanno abbastanza ridere, specialmente dopo Sampdoria-Lazio 3-0.

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