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So benissimo che in teoria dovrei muovermi in questo argomento circospetto come Tom di Tom & Jerry in mezzo ai mastini addormentati. Basta schiacciare un rametto, e tutti sono pronti a sbranarti. Io però sono ignorante come una ciabatta, e tratterò il tema nella maniera più diretta possibile, sperando di non ferire la sensibilità di nessuno. E se mai, pazienza, sappiate che non era mia intenzione. Un preambolo però consentitemelo: in questo articolo non darò giudizi morali né in positivo né in negativo sulla gestione Ferrero – che ritengo complessivamente molto positiva dal punto di vista amministrativa - né tantomeno sulle persone, dato che io sono il soggetto meno consigliato al mondo a fare la predica a qualcuno. Ma a questo punto leviamoci il dente, e introduciamo l’argomento: perché la stragrande maggioranza dei tifosi della Sampdoria non vede l’ora di riabbracciare Gianluca Vialli come presidente della Samp? 

Ovviamente, non ho dati certi su chi esattamente preferisca Vialli e chi invece propenda per Ferrero. Non saprei dire quale è la percentuale precisa, ma mi baso su quello che annuso parlando con le persone, leggendo i social e ascoltando i commenti per strada o in televisione. E in giro noto una grande euforia nei confronti del possibile ritorno del bomber ai vertici di Corte Lambruschini. Sarà mica solo per le qualità umane – eccezionali, senza ombra di dubbio – del centravanti che trascinò la Samp allo Scudetto? Sarà perché Vialli evoca ricordi dolcissimi, oppure perché in molti lo ritengono sinonimo di garanzia e affidabilità? Sarà perché quando fai il suo nome all’interno del mondo del calcio, tutti gli tributano istantaneamente rispetto immediato? Sarà che l'essere umano e a maggior ragione il tifoso tende a sognare in grande, e Vialli è stato l'ultimo a rendere concreti i voli pindarici? O forse sarà una reazione dovuta al fatto che chiunque gli riconosce estrema intelligenza e grande carisma, immersi in uno stile molto ‘classy’, molto Sampdoria? Certo, è merito di tutti questi elementi mescolati assieme, ma la motivazione non può essere soltanto questa. Allora tanto valeva fare presidente George Clooney.

Credo che comunque la parola chiave per sviscerare l’argomento sia la quintultima. Mi riferisco al termine ‘stile’, inteso come contrapposizione tra i due generi. Perché i pretoriani di Ferrero, quelli che bollano come ‘fuffa’ qualunque cosa vada contro la loro dottrina, quelli che rispondono tacciando di poca informazione, faziosità, ingenuità ogni opinione discordante dalla loro, nell’ultimo mese sono praticamente spariti? Perché tutti adesso vogliono Vialli? Ritorniamo lì, ritorniamo allo stile. Quello caciarone di Ferrero non piace(va?) a nessuno a Genova. Ma proprio a nessuno, neppure al più fedele sostenitore del Viperetta (a proposito, visto che c’è chi me lo rinfaccia sempre: mi ‘permetto’ di chiamarlo così poiché lui stesso ha utilizzato questo soprannome,  e lo apprezza). I più se lo fanno 'andare bene', turandosi il naso a fronte di risultati positivi dal punto di vista gestionale.  

Ferrero spesso si sorprende di non essere amato a Genova. Per la verità, è abbastanza sorprendete lo stupore di chi non si sente apprezzato in una città schiva, che non dà confidenza, dove la stima te la devi guadagnare centimetro per centimetro e anzi, anche qualcosa di più. Se ci si meraviglia di non essere apprezzati sul piano personale dopo certe esternazioni e atteggiamenti in Liguria, vuol dire che si è capito poco o nulla di Genova. Facciamo un esempio. Cosa pensereste di me se io entrassi in casa vostra e vi dicessi, senza avervi mai visti: “Che cazzo di casa. Meno male che sono arrivato io a riarredarla, prima non la notava nessuno al di fuori del vostro pianerottolo, ora io ve la spedisco sulle riviste di interni più importanti al mondo. E poi togliamo 'sti quadri, che fanno schifo. Li ha fatti tuo figlio? Chi se ne frega, cambiamoli con qualcosa di più moderno”. Non penso che mi invitereste di nuovo a cena. Ferrero si aspetterebbe probabilmente anche un ‘grazie’ per la sua gestione, e questo è un altro aspetto che ha irritato parte della tifoseria. Come se l’aver amministrato bene la propria azienda, presa per trarre un guadagno e non per spirito di filantropia, per tifo blucerchiato o per amore di Genova, fosse un ‘regalo’ o un favore fatto a chi con la Sampdoria c’è nato e cresciuto, e non una semplice coincidenza di interessi.

La spiegazione che mi sono dato per questo vasto consenso nei confronti di Vialli è che in tanti sopprimessero il loro malessere per certi modi e atteggiamenti di fronte ad un bene superiore, quello della Samp. E’ una strada che può piacere come no, opinioni personali e non entro nel merito. Ma ritengo che questo possa essere il motivo alla base della scomparsa di gran parte dei sostenitori pro Ferrero non appena le voci su una possibile cessione sono passate da un refolo di brezza ad una tramontana continua. Che poi, come ho scritto in un altro Sampmania, se l’obiettivo dell’imprenditore romano dovesse essere quello (legittimo) di realizzare con la Samp la miglior plusvalenza della sua vita prima di levare le tende, quello della stima del pubblico si trasformerebbe in un aspetto poco rilevante. Viceversa, se davvero non vuole vendere, forse avrebbe dovuto farsi tempo fa qualche domanda sui motivi alla base di questo crollo della popolarità. Non ora. 

Attenzione, quello della Sampdorianità e dello stile può sembrare un dettaglio, ma è un nodo cruciale della questione. E’ necessario restituire una certa identità ad una società pur amministrata in maniera complessivamente molto positiva, senza acuti dal punto di vista dei risultati sportivi ma con tante ottime iniziative. Va dato merito a Ferrero di aver creato un prodotto competitivo e attraente, certo. Ma la Sampdorianità (quella che ci ha insegnato Paolo, e che chiamavamo lo ‘Stile Sampdoria’) non è l’ultima pennellata su un quadro, o un vezzo del pittore, è la tela su cui dipingere. Ed è merito della tela se il colore si fissa. E’ la tela che non lo fa scivolare via, e che impedisce ai tratti di trasformarsi in un’unica amalgama indistinta. Alla Sampdorianità spetta il compito di non coagulare in un impasto indefinibile le buone intenzioni, fondendole insieme vista l’assenza di una base capace di sorreggerle. La Sampdoria, tanto per rimanere ai colori, non è l’oro o l’argento che ti colpiscono come un pugno, o il rosso acceso che ti stordisce. La Sampdoria è il blu navy, al massimo il blu semplice o l’azzurro scuro, magari con qualche richiamo bianco. Eleganza e tonalità classiche, appunto. Quelle che Luca Vialli padroneggia da sempre, mentre altri magari continuano a preferire il ridondante barocco. Questione di gusti.

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