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“Discutere della cessione della Sampdoria non è affatto stressante. Lo afferma Lorenzo, 30 anni”. Avete presente quei ‘meme’ dove c’è poi la foto di un vecchietto? Comunque sia, vi scrivo dalla casa di riposo ‘Notte serena’, dove mi sono volontariamente ritirato per curare un po’ di osteoporosi. Ho un appello per i piani alti di Corte Lambruschini: vi prego, vi scongiuro, fate presto. In un modo o nell’altro risolvete il prima possibile questa vicenda. Con la cessione, o con la chiusura dei negoziati, ma mettiamo la parola ‘fine’ alla questione. Avete presente cosa vuol dire pubblicare una news contenente a meno di due righe di distanza i termini ‘cessione’ e ‘Sampdoria’? Vada come vada, indipendentemente da ciò che scrivi, vieni tacciato di essere, a scelta, uno che vuole intorbidire le acque o in alternativa un oppositore di Ferrero e della Samp. Nel migliore dei casi, sei un ingenuo. Hai voglia a spiegare che le notizie in questo caso non sono di tua prima mano, ma le riporti per dovere di completezza. 

La verità è che di questa vicenda della cessione non ci ha capito molto nessuno. Tranne, forse, quelli che hanno raccolto inizialmente la notizia. In questo caso i ‘colleghi’ (tra virgolette, perché purtroppo non mi posso neppure lontanamente paragonare a loro) Stefano Zaino e Renzo Parodi. Due che non sono proprio gli ultimi arrivati. Sulla loro serietà e sulla loro competenza credo che chiunque si interessi al mondo Samp, senza necessariamente essere un addetto ai lavori, possa metterci la mano sul fuoco. Il giornale poi non è il Gazzettino di Campomorone, è l’edizione genovese de La Repubblica. Insomma, quello di cui sono convinto io è che se personaggi e quotidiani del genere si espongono in tal modo, rilanciando a ripetizione una notizia senza rimanere sul vago, ma facendo anche nomi, cognomi e parlando di date, devono avere i loro buoni motivi. Ma questa è solo un’opinione personale, indipendente dall’argomento principale dell’articolo. Perché al di là di voci che non si possono commentare, se non si è in possesso di una fonte o un’informazione attendibile, ma solo riportare, è interessante vedere cosa hanno prodotto questi rumors sull’ambiente blucerchiato.

Attenzione, questo pezzo non ha come scopo il discutere sulla dicotomia vecchia come il mondo, e che possiamo riassumere in una guerra intestina tra i ‘Viva Ferrero’ e i ‘Ferrero vattene’. Una diatriba senza soluzione che solitamente si svolge in questo modo: “Ferrero per la Samp ha fatto questo, questo e quest’altro”. Risposta: “Sì però non puoi permetterti di dire certe cose”. Da ripetere in loop. Non voglio criticare le qualità manageriali del Viperetta, che sono sotto gli occhi di tutti. Se l’obiettivo è fare soldi e mantenere la Samp in una dignitosa linea di galleggiamento, aggiungendo nel contempo assets al club in grado di renderlo appetibile, Ferrero è un fenomeno. E penso che tale resterebbe – insieme ai suoi collaboratori - anche se decidesse realmente di vincere qualcosa, invece di sbandierare soltanto la sua volontà di farlo. In pochi sono più bravi a comprare i giocatori a due spicci, rivendendoli al quadruplo e reinvestendo parte dell’introito in altri calciatori con cui ripetere il trucchetto. Però non intendo neppure controbattere a coloro i quali sottolineano come certe uscite, certi toni, certe dichiarazioni siano assolutamente fuori luogo e stigmatizzabili. Con me sfondano una porta aperta. In sostanza, tra i pro Ferrero e i contro Ferrero esiste una posizione di mezzo. Ed è in quella che mi riconosco io, dato che non sopporto a prescindere gli assolutismi e gli assolutisti.

Ritengo che l’aspetto interessante su cui riflettere sia un altro. Al di là della battuta d’arresto con il Frosinone – c'entrano le indiscrezioni sulla cessione? Non lo so – il periodo di voci relative all’assetto societario è stato molto utile per tastare il polso dell’opinione pubblica blucerchiata nei confronti di Ferrero. E il quadro che ne viene fuori deve realmente spingere ad una riflessione. La sensazione che ho avuto è che il patron doriano abbia progressivamente fatto disamorare di sé gran parte del tifo, anche quella fetta composta da persone che, come il sottoscritto, si riconosceva in una posizione più moderata e di mediazione tra i due estremi. Se l’obiettivo dell’imprenditore romano è realmente quello di realizzare una corposa plusvalenza, la migliore della sua vita, e poi salutare Genova, beh, quello della stima del pubblico è un aspetto poco rilevante, di cui si può non tenere conto. Se viceversa bisogna prestare fede a ciò che dichiara da anni, ossia di non voler vendere, forse qualche domanda sui perché posti alla base di questo crollo della popolarità sarebbe il caso di farsela. Saranno mica sempre i tifosi che ti prendono “a calci in culo”, per citare una rima in Dolce Stil Novo firmata Viperetta? 

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