Due premesse dovute. La prima: questo Sampmania non è un ‘Ranieri sì, Ranieri no’. La mia opinione sul tecnico l’ho già espressa più di una volta, si è pure parzialmente modificata in meglio nel corso dell’anno, e non ci torno su. La seconda: questo Sampmania contiene numeri. Tanti numeri. Confrontarsi su di essi non significa essere ‘pro’ o ‘contro’ qualcuno. E’ solo un modo diverso di approcciare i concetti. Magari per fornire (si spera) qualche piccolo spunto di riflessione ulteriore. Per piacere, evitiamo le banalità assortite, da ‘Ranieri è bollito’ sino a ‘Ranieri ha fatto un miracolo’. Estremizzare non mi piace, mai.


Limitare l’analisi di un anno intero ai punti fatti o alla posizione finale nel tabellino è riduttivo e incompleto per sua definizione. La cultura del risultato è preponderante nello Stivale pallonaro, ma allargare l’orizzonte non fa mai male. Un’angolazione differente da cui osservare la stagione, ad esempio, emerge dall'approfondimento più completo e globale delle varie statistiche. Gli altri, sostiene Carlo, allenatore genovese a cui devo gran parte delle cifre contenute nel pezzo, sono ‘discorsi da Bar Sport’. Pronti? Partiamo. 


Cominciamo a vivisezionare la fase di attacco. La formazione genovese si è piazzata al nono posto in quanto a gol realizzati, in linea con la posizione finale ottenuta. E’ interessante notare in che modo sono arrivate queste reti. Del totale, ben 13 sono frutto di palla inattiva, e 5 di rigori, mentre le finalizzazioni in seguito ad azione manovrata calano drasticamente, attestandosi a 29. In questo fondamentale, la statistica colloca la Samp al quindicesimo posto in Serie A. E’ una perfetta fotografia dell’impostazione data da Ranieri al Doria, bravo e pure fortunato nel capitalizzare le occasioni: con una media di 10 tiri ogni novanta minuti, di cui 4,5 nello specchio, la Samp ha realizzato in media 1,37 marcature ad incontro. Significa farne una ogni quattro tiri in porta, con un rapporto percentuale molto alto. E’ curioso prendere atto di come il computo di legni sia viceversa estremamente basso: 7 in un campionato, solo il Benevento con 6 ne ha colpiti di meno. Brava, precisa e fortunata, appunto. Meglio così.


La fase difensiva, se possibile, fornisce ancora più spunti. La Samp vanta la settima miglior difesa della Serie A, con 54 punture al passivo. Paradossalmente, tre in più dell’annata del nono posto di Giampaolo, a cui veniva imputata una scarsa attenzione nel fondamentale. Quella Sampdoria aveva la decima difesa, nell’ambito di una Serie A in cui, per completezza di informazione, si segnava di meno (1.019 gol complessivi contro i 1.163 di quest’anno). I valori quindi sono molto simili, a cambiare è il modo in cui si arriva ad essi, e la scuola di pensiero alla base. Giocando spesso piuttosto coperto e con baricentro basso, il Doria non si è fatto praticamente mai prendere in contropiede: le reti subite su ribaltamento di fronte sono 4. Un merito sotto parecchie luci, e un limite sotto altre. Anche questo lo ritengo un quadro piuttosto attendibile del Ranieri-pensiero. Primo, non prenderle.  


Eppure, la Samp non ha incassato poche conclusioni: 13 in media a gara, 5 in porta. Come si spiega allora la somma alla fin fine contenuta di gol presi? In gran parte si può attribuire all’eccellente stagione di Audero, sesto per parate effettuate in Serie A (135). Toglietele al totale dei tiri in porta subiti (196), sottraete l’elevato numero di pali e traverse a favore (ben 17), e avrete la spiegazione. Di nuovo, bravi e fortunati. Attenzione, non è una ‘colpa’ poter contare su un buon portiere, anzi, tutt’altro. Se mai, si tratta di uno spunto in vista del prossimo calciomercato. Un estremo difensore affidabile porta in dote parecchi punti, chiedere sulla sponda opposta del Bisagno per ulteriori informazioni. Riflettiamoci attentamente, nel valutare la composizione di una squadra.

Che il possesso palla della Sampdoria sia minimo, non ve lo devo di certo dire io. Tenendo la sfera mediamente 24 minuti a partita, di cui 14 nella propria metà campo e 10 in quella avversaria, Ranieri ha impostato le sue scelte in una maniera ben precisa. In un’intervista il mister del Testaccio ha proprio esplicitato il suo filone di riferimento: “L’Atletico Madrid è primo col 4-4-2, il Lille pure. Con il Leicester ho vinto la Premier League con lo stesso modulo” ha risposto in maniera piuttosto piccata a chi tacciava di ‘scolasticità’ il suo 4-4-2, non gradendo l’analisi dell’ex portiere Marcheggiani. Ultimo aspetto da notare: il fondamentale preferito della Samp 2020-2021 è stato il cross. In tutto sono ben 506 quelli tentati, ma a colpire è il dato sui traversoni sbagliati: 342, il peggiore della Serie A. Un ‘ariete’ avrebbe fatto comodo, magari dall’inizio, ma occorrerebbe pure un po’ di revisione nell’accuratezza del fondamentale. 


A questo punto, sarà interessante capire quale tipo di scelta verrà operata in fase di decisione di guida tecnica per la prossima stagione. Sempre con un occhio ai numeri, beninteso. A spaventare, nell’addio del tecnico, più che la mera fase di campo, è la perdita dell’esperienza dell’uomo, in particolare nel momento di gestione dei giocatori e di impermeabilizzazione del gruppo squadra nei confronti di un contorno societario abbastanza latente. Cosa chiedere a chi verrà? Già l’idea di superare il principio, tutto italiano, della categorizzazione e del frazionamento in partiti e fazioni aprioristiche, la reputerei una mezza vittoria, ma non auspico così tanto. Basterebbe non vedersi bollati ad ogni piè sospinto come un ‘anti’ o ‘pro’ mister X aprendo, almeno un poco, il punto di vista. Ah, e magari una salvezza, nel frattempo. Dici niente.


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