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Sedici anni nel calcio per Fabiano Santacroce, nei quali si è dondolato su un'altalena di emozioni: dalla Serie A all'Under 21, dall'Europa League alla convocazione in Nazionale A e gli ultimi anni in Serie C. Maledetti infortuni, chissà come sarebbe stata la carriera dell'ex difensore senza tutti quei problemi che lo mandavano ko proprio sul più bello. Santacroce oggi ha voltato pagina e sorride alla vita, è rimasto nel mondo del calcio diventato procuratore ma... non solo. E nella nostra intervista racconta il suo nuovo lavoro.

Com'è nata l'idea di fare il procuratore?
"Dall'esperienza personale, mi sono reso conto che è una figura che può fare la differenza sia in senso positivo che negativo. A me piace dare quel qualcosa in più ai miei ragazzi. All'inizio avevo pensato di fare l'allenatore delle giovanili, poi ho cambiato idea. Anche se in realtà io sono una figura un po' ibrida: gestisco i ragazzi al di fuori dal campo, ma li seguo anche durante gli allenamenti dando loro consigli e pareri, e spesso li faccio lavorare individualmente. Durante il pre-ritiro estivo capita anche che mi alleno insieme a loro".

Qual è il suo obiettivo?
"Io vorrei essere da supporto soprattutto ai più giovani, quei ragazzi di 14/15 anni che spesso non hanno una figura di riferimento perché lontani dalla famiglia e dagli amici".

Oggi i ragazzi usano molto i social.
"Mi sto organizzando per capire come gestire quel mondo, ho capito che è un aspetto da seguire. Penso di mettere un'agenzia che controlli i loro profili e possa tutelarli".

Che consigli dà ai suoi giocatori?
"Che non possono mandare messaggi a mezzanotte ai dirigenti del club. Per loro, il giocatore alle 21 deve andare a letto. Poi per me possono rimanere svegli fino all'una, ma almeno si facessero furbi".



Come mai alla fine ha rinunciato a fare l'allenatore?
"Perché avrei dovuto rendere conto ad altre figure, come direttori o presidenti che spesso possono influenzare una carriera. E inoltre non mi andava di stare ancora lontano dalla famiglia. Per un periodo ho seguito il settore giovanile del Napoli prendendo il patentino da allenatore, ma in quel periodo ho capito che volevo mettere insieme tutte le mie capacità per iniziare un nuovo percorso. Avevo notato un ragazzo forte che però non giocava mai, l'ho studiato per un po' di tempo, dicendogli che secondo me avrebbe dovuto fare movimenti diversi per esaltarsi. Ha seguito i miei consigli ed è diventato il giocatore più importante della squadra".

Quando si è ritirato definitivamente dal calcio giocato?
"Dopo Parma mentalmente avevo quasi mollato, l'anno successivo sono andato alla Ternana ma ho fatto zero presenze. Nel mercato invernale sono andato alla Juve Stabia e poi al Cuneo e alla Virtus Verona. Ma mi sono accorto che non era più il calcio che mi piaceva, così alla fine della stagione scorsa ho deciso di smettere".

Com'è la vita di un procuratore?
"Guardo 2/3 partite al giorno, ma con il Covid è cambiato tutto: prima giravo sempre per vedere tante partite delle giovanili e seguire giocatori che ogni tanto mi vengono segnalati anche dai miei ex compagni, adesso chiaramente bisogna fare tutto a distanza. Almeno ho più tempo per stare con la mia famiglia".

Chi è stato il primo ragazzo che ha contattato?
"Un giocatore delle giovanili del Napoli, gli ho spiegato il progetto che volevo iniziare dicendogli che volevo essere una figura ibrida tra l'agente e l'allenatore. Lui non ha avuto nessun dubbio, perché sapeva che non aveva niente da perdere: all'inizio non faccio mai firmare nessuno, prima voglio che tra me e i ragazzi nasca un legame di fiducia vera. La parte che mi piace di più è quella sul campo, guardo ogni partita dei miei ragazzi evidenziando gli errori e spiegando loro cosa devono migliorare. Lui non ha avuto nessun dubbio perché non aveva niente da perdere. 
Si ricorda la prima operazione di mercato?
"Certo, quando ho spostato un ragazzo dal Napoli alla Cavese, in Serie C. Per un trasferimento giovanile mi sono presentato con due avvocati e il mio socio e ho fatto riscrivere il contratto tre volte. Penso che al di là della categoria serva comunque serietà e precisione. E' stata una prima volta divertente, ma il divertimento poi è mettere loro più soluzioni possibili sul piatto".



Uno dei giocatori più talentuosi della sua scuderia è Hamza Haoudi.
"Ha 19 anni, è un centrocampista del Livorno di spinta e qualità. Nato a Lucca da genitori marocchini, ha il doppio passaporto e l'anno scorso aveva già fatto 3 presenze nonostante la squadra stesse rischiando la retrocessione. Sta crescendo molto, in questa stagione finora ha totalizzato 16 partite e 3 gol. Ha caratteristiche simili a quelle di Hamsik, mi auguro possa fare bene come Marek. Lo stanno seguendo Parma, Empoli, Crotone, Monza e Juventus Under 23".

Qual è il giocatore che le piacerebbe gestire?
"Preferisco non fare nomi, ma punto ad avere giocatori di carattere. Mi piacerebbe prendere un difensore simile a me, perché ancora non ne ho".

Quali sono le paure di un procuratore?
"Sicuramente il fatto che un giocatore possa cambiare agenzia, perché quando si crea un rapporto forte con il ragazzo, come quello che instauro io, quando si perde fa ancora più male. Io sono diretto e dico sempre le ose che penso, lo facevo da giocatore e lo faccio da agente. E' una caratteristica che ho sempre avuto nella mia carriera".

Questo aspetto l'ha penalizzata quando giocava?
"Penso di sì. Forse molte volte non dovevo rispondere a qualche allenatore, ma l'ho sempre fatto in modo educato. Ricordo che una volta ai tempi del Parma Donadoni mi aveva ripreso davanti a tutti per un movimento difensivo che secondo lui era sbagliato. Io gli ho risposto senza timore e abbiamo iniziato a discutere. Penso sia l'allenatore più permaloso che ho avuto, anche se ha tante altre qualità".

Essere stato un ex calciatore può aiutarla in questo nuovo lavoro?
"In ogni categoria ho ancora molti amici ed ex compagni, sicuramente il fatto di avere molte conoscenze può facilitare il mio lavoro. Dall'altra parte però è un settore molto chiuso e complicato, i procuratori sono tanti e per emergere bisogna comunque portare risultati".

Qual è la più grande soddisfazione per un agente?
"Seguire la crescita di un ragazzo è bellissimo. Quando vedo che in campo seguono i miei consigli mi emoziono. Cerco sempre di trasmettere la mia esperienza, perché in carriera ho avuto momenti difficili sia per via dei tanti infortuni che per qualche rapporto complicato con gli allenatori, ma tutto mi è servito per crescere come calciatore e come uomo".

Cosa deve avere un giocatore per colpirla?
"Carattere, per me è importantissimo. E' una caratteristica che manca ai giovani d'oggi, non sono più abituati a soffrire nello spogliatoio. Quando io ero titolare in Serie B e giocavo nell'Under 21 mi cambiano ancora nello stanzino delle scope perché ero un ragazzino. Oggi invece sono troppo molli, per questo io cerco grinta e carattere nei miei ragazzi. Nel percorso bisogna sopportare tante cose, è importante avere le spalle larghe fin da subito". 

@francGuerrieri