La Champions può tornare ad essere il territorio di caccia dei club italiani? Come sta la Juventus? Chi è l’uomo in più del Napoli? L’Inter è pronta? La Roma ha ritrovato equilibri? Che traguardi possono raggiungere Lazio e Milan in Europa League? Stimolati dalle domande dei nostri lettori ne abbiamo parlato con Mario Sconcerti. 

Sconcerti, cosa ci ha detto questa tornata di Champions? 
«Che tutte e quattro le italiane possono andare lontano. Non so chi vincerà, nessuno può saperlo. Ma andare lontano, sì. Tutte. Questa è la grande novità rispetto al passato». 

Inevitabile partire dall’uomo dalle "Grandi Orecchie", Mourinho. Da che parte stai?
«Sai che non amo Mourinho. Lo ritengo un grande uomo di calcio ma non un grande sportivo. Ma sinceramente non mi sembra abbia fatto qualcosa di grave. Sono stati più gravi gli insulti. Il gesto, quando ti insultano così per 90 minuti, alla fine te lo devi aspettare». 

Il gesto di Mou ha finito per nasconderne un altro, di gesto. Stavolta straordinario. Quello di Cristiano Ronaldo. 
«Sono gol che provi fin da ragazzo e non ti riescono in tutta la vita. Se riguardiamo le immagini scopriamo perché parliamo di un fuoriclasse: la gamba tesa, il collo del piede aperto, in armonia con tutto. Non è quella la regola. E infatti Cristiano è un fuori-regola». 

La sconfitta con il Manchester United avrà ripercussioni sulla Juventus? 
«Assolutamente no. E’ stata una partita strana. Il Man Utd è un avversario molto importante, e questo ci dice che tutto il calcio europeo ha fatto un passo indietro. La Juventus è la squadra migliore della Champions, insieme al City. Ma al City manca la storia per vincere la Champions. E’ un torneo questo dove il peso della storia diventa destino».

Juventus, City. E poi? Chi vedi in pole position?
«Il Barcellona gioca bene, ma non è più la squadra di un paio d’anni fa. Ma ha Messi. Che fa la differenza. Come la fa Cristiano, del resto».

Ti è piaciuto il Napoli?
«Ho l’impressione che il Napoli dopo anni di regole di gioco dettate da Sarri, adesso si senta molto più libero di inventare. E’ una squadra che si è educata con Sarri ad una disciplina di partita, ora si sta divertendo a giocare secondo soggetto. Con Ancelotti si sente più libera di fare quello che si sente. Pensaci: era inimmaginabile che in due partite il Napoli mettesse sotto il Psg. Sul piano del gioco è successo, nonostante i due pareggi. Per questo dico che ora il Napoli è all’altezza del Psg, cioè dell’eccellenza del calcio europeo. E ha un jolly che altri non hanno».
Chi è?
«Il Napoli può giocarsi Milik come 13° uomo e non ce ne sono molti di attaccanti alla sua altezza».

L’Inter ha tenuto testa al Barcellona.
«E’ una squadra in crescita. In estate ha cambiato 5-6 giocatori negli undici, non è facile farli coesistere. Brozovic continua a sembrare uno splendido numero due, ma in questo momento mi sorprende per come interpreta le partite».

La Roma a Mosca ha faticato.
«La Roma ha qualcosa ancora da trovare, è inevitabile che succeda quando giochi con due giovani come Pellegrini e Zaniolo in mezzo al campo. Il vero test è il campionato. Ma mi sembra una squadra molto più adatta a un torneo breve».

Passiamo all’Europa League: Il Milan ha faticato molto contro la 14ª squadra spagnola.
«Sì, quella col Betis è stata una partita di grandi fatiche. Considero il Milan tra la 4ª e la 6ª italiana. Non è ancora pronta per certi traguardi. La Lazio sì».

Spiegaci perché.
«A me piace molto la Lazio. Anche se penso che Inzaghi la faccia sembrare migliore di quella che è. La fa giocare all’italiana. Compatta, unita. E dire che gli manca Milinkovic Savic. Piuttosto mi sorprende qualche passo falso in campionato. La facevo ancora più matura, anche se può arrivare tranquillamente quarta».

Ti sorprenderesti nel veder vincere la Lazio?
«No, perché mai? Certo che la Lazio può vincere l’Europa League».

Tempo fa si era parlato di Inzaghi come possibile sostituto di Allegri.  Non trovi che il profilo dei due sia simile?
«Non so se Inzaghi è pronto per una squadra di eccellenza. Se è tanto bravo ragazzo come sembra, allora gli manca qualcosa per allenare una grande squadra. Qualcosa in termini di personalità».