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Al secondo quarto posto consecutivo la Juventus ha risposto questa estate con tre colpi potenti: Di Maria, Pogba e Bremer. Tre eccellenze, una per reparto, su questo non ci piove. E tuttavia è un modo antico di fare mercato, se confrontato ad esempio col metodo Maldini-Massara, che in questo momento è senza dubbio il più creativo, efficace e lungimirante. Non è tanto il fatto dell’età a qualificare un colpo come più o meno ‘attuale’,  è la ratio che ci sta sotto. Il mercato della Juve va per assoluti, almeno quando si tratta di ruoli chiave. E forse, anzi sicuramente, questo accade perché rispecchia una certa visione del calcio del suo allenatore. Sono i singoli a fare la differenza. 
Bremer è stato o non è stato il centrale più forte della scorsa stagione in Serie A? Certamente. Pogba in Italia è dominante oppure no? Ma anche zoppo. Conoscete forse un altro esterno più indiscutibile di Di Maria a livello di talento puro? Anche qui trovo difficile obiettare qualcosa. E Vlahovic, prima di questi tre, a gennaio, era o non era il centravanti più desiderabile del campionato italiano? Come vedete il criterio che c’è dietro è sempre lo stesso: si sceglie un giocatore per delle doti assolute, a prescindere dal contesto di arrivo e di partenza. E cosa importa se Bremer è venuto fuori solo l’anno scorso con lo stile di gioco di Juric, o se Vlahovic era quello che era a Firenze, forse soprattutto per merito di Italiano. 

CON POGBA IN CAMPO - Ora, con Pogba in campo, la Juve stavolta era talmente ‘esagerata’ che tutti questi dubbi sul metodo passavano per forza in secondo piano. A sommar talenti enormi è chiaro che alla fine il pallone in qualche modo va dentro. Magari con uno di quei tiri estemporanei dalla distanza di cui è capace tanto il francese quanto il Fideo. (Nell’immagine sotto una gran botta improvvisa di Pogba a Las Vegas, contro il Chivas battuto 2-0 alla prima uscita. Si noti subito il 4-3-3 di riferimento).



Questo pensa Allegri, e stava per riuscire a convincerci un’altra volta. Poi si è rotto Pogba. Allora contro il Barcellona, a Dallas, la Juve un pochino ha tenuto (2-2), dopodiché è caduta fragorosamente col Real a Pasadena (un 2-0 netto), e infine è stata calpestata dall’Atletico del Cholo alla Continassa domenica pomeriggio. Un 4 a 0 che non poteva non far rumore, anche perché in campo c’erano gli altri due pezzi da novanta, Bremer e Di Maria, entrambi ovviamente già bersaglio delle prime criticuzze sui social. Del resto già De Ligt, prima di Bremer, è stato fatto passare per un difensorino qualunque bisognoso di imparare sempre ancora tantissimo dal DNA Juve. Questa idolatria del nulla di cui si parla sempre troppo.    
Una cosa è da dire: nell’unica partita giocata assieme, Di Maria e Pogba si cercavano che era un piacere. Questo nell’immagine seguente è un tocco dell’argentino per l’inserimento in area del Polpo, dopo che Di Maria era stato trovato aperto in fascia da un lancio dello stesso Pogba. Come i due più forti al campetto che se la passano sempre tra di loro.



SENZA POGBA DI MARIA È TRISTE - Non deve stupire allora se senza il francese, l’estro di Di Maria è sfiorito appena, e gradualmente. Almeno per quel che si è visto finora. Forse è più necessario Pogba per questa Juve, che sua eccellenza Di Maria. Già col Barcellona l’argentino ha sentito più forte il bisogno di accentrarsi per entrare nel vivo del gioco. Non vi scandalizzi vedere Di Maria che si prende su e abbandona la fascia destra nonostante il 4-3-3. Nel PSG le sue libertà erano coordinate a quelle dei compagni di reparto (Mbappé, Messi, Neymar…), promosse da Pochettino e condivise da tutti.



Allegri se ne sta accorgendo bene di cosa questo comporti nella sua Juve. Ecco evidenziato in giallo il tridente Soulé-Vlahovic-Di Maria durante il primo tempo di Atletico-Juventus. Di Maria è abituato ad andare in giro per il campo a formare gruppi associativi con i compagni. Ormai è molto più di un esterno… Solo che mentre lui fa così, ancora memore dell’esperienza parigina, alla Juve c’è un centravanti tradizionale che se ne sta là.

E poi come si organizza la transizione difensiva dopo? Un conto è avere un centravanti che è anche un esterno (vedi Mbappé nel PSG), un conto è far fare questa corsa in ripiegamento a uno come Vlahovic. O è un’eccezione o rischia di avere meno senso, credo.



Ma Di Maria non puoi mica tenerlo tutto da una parte, quando la Juve fatica a tenere palla dal momento che manca lo spessore tecnico di Pogba in mezzo al campo. Anche perché Angel non ci sta, se la va a prendere al centro o sulla fascia opposta piuttosto. 


IL 3-5-2 È UN RIMEDIO PROVVISORIO? - Lo è stato senz’altro contro l’Atletico, da metà primo tempo in su (senza grossi miglioramenti, a dire il vero). È un modo astuto di lasciare ugualmente libero Di Maria senza incappare però negli squilibri che un tale comportamento tattico genera se praticato da un esterno nel 4-3-3. O meglio, nel 4-3-3 con cui aveva iniziato quella partita la Juve. La differenza tra i bianconeri e il PSG è che là tutti sono liberi (ma non è che si muovano a caso), qui invece si concede massima libertà al solo Di Maria, cosa che cambia immediatamente i connotati di quella stessa libertà. Contro l’Atletico è stata una libertà vuota, isolata, sterile, in una parola triste. Sconnessa dal resto, assoluta appunto. 



BREMER, L’ALTRO EQUIVOCO - L’altro equivoco riguarda Bremer. Sia a quattro che a tre, per lui cambia tanto rispetto a quello che faceva con Juric. Già solo per lo stile iper-aggressivo del Torino. Non sto dicendo che non si ambienterà. Non lo penso nemmeno per Di Maria, se è per questo. Entrambi son convinto che faranno bene, e Bremer saprà senz’altro farsi apprezzare. Però Bremer alla Juventus al momento è stato impostato come centrale di sinistra nella linea a quattro e braccetto (sempre di sinistra) a tre. Intanto lui è destro, quindi a costruire da quella parte avrà qualche impaccio in più. Inoltre il miglior centrale della Serie A lo è diventato da centrale centrale nel 3-4-2-1 di Juric. Contro l’Atletico invece in mezzo nei tre (nel 3-5-2) stava Bonucci. Altro retaggio di un calcio che fu. Tradotto: alla Juve al centro sta il regista difensivo, quello che fa il lancio bello da vedere. Poi però questo giocatore in quella precisa posizione è lo stesso che condiziona tutto il resto, perché un conto è se l’ultimo uomo lo fa Bremer, un conto se lo fa Bonucci (uno contro uno con Morata…).



KOSTIC - Ah, dimenticavo Kostic. Kostic non è quello che fa più cross in assoluto? Forse basterà questo per far tornare il sorriso a Vlahovic, che ha iniziato male come aveva finito, cioè non azzeccando una sponda (contro il Real è stato suo il retropassaggio sbagliato che ha fatto nascere l’azione del rigore). Da una parte gli assist di Di Maria, dall’altra i cross di Kostic? Anche nel calcio uno più uno fa due, secondo il tecnico livornese. Insomma se tutto è semplice in questo senso, allora il metodo ‘antico’ del mercato juventino è ancora efficace, la saggezza codina di Allegri ancora attuale.