Ha un cappellino per ogni occasione come i rappers americani, colleziona profumi e adora la musica hip hop. Originale sempre, puntuale (quasi) mai. «Anche per questo ho preso casa ad Assemini, vicino al campo d'allenamento». È nato in Belgio nel 1988, ma custodisce gelosamente le sue origini indonesiane. Sa parlare cinque lingue (inglese, francese, fiammingo, olandese e italiano) e da tre anni, ossia da quando è diventato padre, si racconta sulla propria pelle. «Ho iniziato per caso e non mi sono più fermato». L'ultimo tatuaggio, il ventireesimo, se l'è fatto fare un mese fa, è una frase dedicata alla madre morta dopo una lunga malattia: che riposi in pace . Ma, insomma, che cosa c'entra uno come Radja Nainggolan con il mondo del calcio? C'entra c'entra. «Perché ha forza fisica e duttilità di gioco», dice di lui Massimo Ficcadenti, l'allenatore (oggi del Cesena) che lo ha lanciato in B col Piacenza. «Ha carattere, piedi buoni e sa difendere», ha spesso sottolineato Pierpaolo Bisoli, quello che, invece, lo ha valorizzato nella massima serie con il Cagliari. «Io adoro questo sport. E mi impegno per fare sempre meglio per le mie sorelle, perché se fallisco io, siamo rovinati», ha detto il diretto interessato - disarmando l'intera sala stampa dello stadio Sant'Elia - lo scorso 31 ottobre dopo aver segnato al Bologna il gol (sinora) più importante della sua carriera.

VISITA SPECIALE Sorriso felino, è una botta di adrenalina per i giovani studenti del Convitto di Cagliari, nel cuore di Terramaini. A loro l'ospite speciale Nainggolan spiega: «Sono stato fortunato, ma nella vita bisogna sempre credere nei sogni e lottare per realizzarli». Il destino lo ha catapultato in Italia quando ancora aveva sedici anni, a scovarlo è stato l'allora ds del Piacenza, Renzo Castagnini. Poi la Sardegna, quasi l'habitat scontato per un giovane belga al quale, sin da bambino, hanno sempre raccontato di Luis Oliveira, indimenticato bomber che ha segnato nove reti con la maglia del Belgio e ben quarantasei con quella rossoblù. «È stato un punto di riferimento per la nostra nazionale e resta un idolo per tutti», dice Nainggolan, che spera ora di ripercorrere («almeno in parte») le sue orme.

SVOLTA ROSSOBLÙ Cagliari crocevia della storia calcistica di Nainggolan. Eppure a Verona non coglie l'attimo. Settima giornata dello scorso campionato. Il centrocampista è appena arrivato dal Piacenza col mercato di gennaio e contro il Chievo stecca clamorosamente la prima: subentra in avvio di ripresa e dopo una manciata di minuti si fa espellere. «Un disastro. Finalmente avevo a disposizione una mezz'ora per dimostrare il mio valore. Ed ero carico, molto carico, forse anche troppo carico». Strada subito in salita. «Ho faticato a inserirmi nei meccanismi forse perché il gruppo era già collaudato».

La svolta poi quest'anno. È il 27 agosto, il capitano Daniele Conti non ha ancora recuperato del tutto dall'infortunio e mancano solo due giorni all'inizio del torneo. «Il mister mi ha chiamato da una parte, mi ha spiegato la situazione e detto che mi avrebbe visto bene titolare in quel ruolo. Lì ho capito che avevo davanti forse il treno della vita e non potevo sbagliare». Su il sipario, contro il Palermo il regista Nainggolan è uno spettacolo. Ma anche nelle gare successive da mezzala dimostra di essere all'altezza della serie A. «In effetti sembra più difficile in tv che nella realtà». E poco importa la posizione in campo. «Posso stare a destra, a sinistra o al centro, davanti o dietro. L'importante è giocare con continuità per crescere».

LA NUOVA SFIDA Come cambia il calcio di Nainggolan con l'arrivo di Roberto Donadoni? «Il mister è molto vicino al gruppo e ci trasmette tranquillità», sottolinea il ventiduenne centrocampista di Anversa. «A me personalmente ha detto di stare tranquillo quando ho il pallone tra i piedi e di non avere paura di sbagliare». Così Nainggolan prova a mettere un altro mattoncino nel suo castello rossoblù. «Ascolto molto i consigli dei compagni». Appena arrivato nell'Isola lo faceva molto con Lazzari. «Ci conoscevamo dai tempi del Piacenza», spiega il belga. «Ora devo ringraziare anche i più esperti, Conti, Agostini e Cossu». Cagliari nel cuore. «Spero di vestire questa maglia ancora per parecchio tempo. Poi è chiaro, se dovesse arrivare la chiamata di un club importante ci penserei un attimo. Ma ripeto, in questo momento penso solo a dare il massimo per questa squadra che tanto ha dato e continua a dare a me». Anche con i tifosi ha un rapporto speciale: «Sono fantastici e per noi fondamentali».

IL CAMPIONATO Due vittorie per ricominciare. «Sono servite soprattutto per il morale», ammette Nainggolan che ora cerca il tris domenica a Firenze. «Troviamo una Fiorentina in gran forma anche se priva di giocatori importanti». Tra tutti il bomber Gilardino. «Sicuramente un piccolo vantaggio per noi. In ogni caso stiamo parlando di una rosa competitiva e ampia». La ricetta per il Cagliari vien da sé: «Dobbiamo giocare come nel secondo tempo con Brescia e nel primo contro il Lecce».