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"Da piccolo giocavo in attacco come tanti portieri". E lì davanti, a 40 anni, Stefano Sorrentino ci è tornato. Gol e vittoria contro il Riva Ligure al debutto da attaccante con la maglia del Cervo (QUI l'intervista al presidente) per l'ex portiere oggi numero 11 (scelto non a caso: due volte uno), che dopo essersi ritirato dal calcio professionistico è ripartito dal club allenato dal padre Roberto nella seconda categoria ligure. Sorrentino si racconta a Calciomercato.com ripercorrendo più di vent'anni di calcio tra i pali: "Mi piace l'idea di aver lasciato ad alti livelli. Quando hai 40 anni devi allenarti sempre: per un po' di mesi l'ho fatto da solo senza squadra, poi ho perso gli stimoli".

Quant'è stato difficile il momento del ritiro?
"Tantissimo. Mi sentivo ancora pronto sia mentalmente che fisicamente, ma ho messo le mie figlie davanti a tutto. Ho avuto la fortuna di giocare fino a 40 anni in Serie A, è stato giusto lasciare al top e da primo portiere a parare un rigore a Cristiano Ronaldo. Per 25 anni la mia vita è stata scandita da allenamenti e partite, ora mi godo la famiglia e gli amici".

Il messaggio più bello ricevuto?
"Quello di mia moglie. Lei sa cosa ha significato questo passo per me, mi avrebbe appoggiato in qualsiasi mia decisione. Mi ha detto che è orgogliosa di me e che ora c'è una nuova vita da affrontare con gli occhi della tigre. Ora, un po' preoccupata, mi ha chiesto se deve continuare a venirmi a vedere tutti i week end".

Cosa si aspetta da questa nuova avventura da attaccante del Cervo?
"E' un'esperienza che prendo seriamente, non sarebbe giusto sottovalutarla solo perché sono stato ad alti livelli. Ho scelto la numero 11 perché è due volte uno, il numero del portiere".



Com'è nata l'idea social dei guantoni degli Occhi della Tigre?
"E' sempre stato il mio motto, ci abbiamo lavorato insieme al mio Manager Max Sardella. Il mio pallino è sempre stato quello di arrivare sempre più in alto pur sapendo di essere meno bravo di altri. Ho iniziato alla Juve allenandomi con Del Piero e Inzaghi e ho smesso parando un rigore a CR7. Gli occhi della tigre è stata una delle mie caratteristiche principali".

Che rapporto ha con i social?
"Con i social viene tutto enfatizzato e programmato. Io ho un buon rapporto, quello che preferisco è Instagram. Sono soddisfatto del lavoro e dei progetti che stiamo facendo. Una delle iniziative che abbiamo portato avanti è stata #incampoconste, in occasione dei 15 anni di carriera: ogni settimana, per 15 giornate, stampavo sui guanti le migliori frasi che mi scrivevano sui social".
La partita più bella?
"La prima e l'ultima. Ma anche uno 0-0 in Chievo-Roma nel dicembre 2018, l'esordio in Champions e un Aek Atene-Milan 1-0 nel quale sono stato nominato il miglior giocatore del girone".

La parata più spettacolare?
"Di piede in mezza rovesciata su un tiro di Schick deviato, in quello 0-0 contro la Roma".

Nel futuro le piacerebbe rimanere nel mondo del calcio?
"Sì, per ora sto facendo il corso da direttore sportivo a Coverciano. Mi piacerebbe diventare ds o procuratore".​


Se non avesse fatto il calciatore?
"Probabilmente sarei diventato un meccanico o un pilota di Fomula 1, anche se ultimamente la seguo meno".

Come si caricava prima della partita?
"Ascoltavo musica molto forte, anche se essendo fan di Rocky mi piacciono tutte le canzoni presenti in quei film. Durante il Festival sono stato a Sanremo per salutare Masini, tifavo per lui perché siamo amici. Abbiamo giocato insieme nella Nazionale cantanti".

E' bravo a cantare?
"No, per niente".