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  • Stendardo: 2014, il nemico n°1 è la superbia. Pochi uomini e troppi caporali

    Stendardo: 2014, il nemico n°1 è la superbia. Pochi uomini e troppi caporali

    • Guglielmo Stendardo

    Se, solo per pochi attimi, ci soffermassimo a riflettere sul vero senso della vita, ci accorgeremmo del grave sacrilegio che commettiamo vivendola negligentemente, incuranti delle aspettative divine per il dono concessoci della vita, sempre più logorata dal male.

    Uno squarcio profondo, generato dalla superbia, ha ormai eroso le nostre coscienze, alterando persino il naturale percorso delle nostre azioni, ridotte, il più delle volte, a deboli ed ininfluenti reazioni.

    L'uomo, come sosteneva Rousseau, nasce buono e la società lo corrompe. Questa riflessione rimane, purtroppo, sempre valida, anzi, in continuo divenire, sia per colpa della società, con certi suoi discutibilissimi credi, che di una buona parte degli uomini che la sostengono per debolezza, necessità, convenienza, paura di ritorsioni ed in molteplici casi, per ignoranza.

    Considerando inutile e sconveniente inimicarsi il più forte o prepotente,  si sceglie la via più agile da percorrere, quella dell'assecondamento, che conduce all'annichilimento di tutti quei principi e valori cristiani cui l'uomo dovrebbe ancora esserne depositario, per divina volontà. La ricchezza, il potere, ma anche la conoscenza, la religione, l'arte, il talento, purtroppo, convergono tra loro generando, un fenomeno inqualificabile e, al tempo stesso, deplorevole: la superbia.

    Sono proprio loro, salvo eccezioni, i ricchi, i potenti, i colti o eruditi, gli ecclesiastici, gli artisti e i talentuosi, che, narcisisticamente innamorati di se stessi e di quella superiorità, talvolta vera ma il più delle volte presunta, sentono il bisogno, ridicolo, di vederselo riconosciuto dagli altri ed essere posti, addirittura, a mo'di oracoli viventi.

    È proprio dalla superbia che nasce un male altrettanto deplorevole che costringe l'uomo a vivere senza speranze e con grande indifferenza e peggio ancora, con apatia. Propongo, a tale proposito, di leggere con attenzione la poesia del grande Totò "A Livella", invitando tutti coloro che hanno smarrito il senso e la misura delle cose, a ricavarne un valido suggerimento per guarire dalla più grave delle malattie mentali: la superbia.

    E, per restare in tema, propongo di rivedere, sempre del grande Totò, un film bellissimo e dal titolo esilarante: " Siamo uomini o caporali". Con questa frase e molte altre, somiglianti a semplici battute, destinate a far ridere il pubblico,Totò mostrava il proprio interesse verso il sociale, ironizzando magistralmente su temi che restano, purtroppo, attuali.

    L’umanità, recitava, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama.  I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma pronti a vessare il povero uomo qualunque.

    Sento la necessità di suggerire una riflessione basata sul libero arbitrio concessoci con il dono della vita: pur se spetta a ognuno di noi scegliere cosa farne della propria, sarebbe sempre un errore gravissimo escludere il Creatore dalle proprie valutazioni.

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