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La situazione più o meno è questa. Tanto semplice quanto complessa, quindi vale la pena forse procedere un passo alla volta. Juve e Barcellona si sono dette entrambe sì riguardo la possibilità di intavolare una maxi operazione tale da sistemare bilancio e campo di entrambi i club. La Juve ha detto sì alla richiesta di cedere Miralem Pjanic. Il Barcellona ha detto sì alla richiesta di cedere Arthur, anche se con valutazioni diverse che avrebbero poi portato all'inserimento di altri giocatori per pareggiare il quadro (altra storia in ogni caso). Poi Pjanic ha detto sì al Barcellona. Ma Arthur ha detto no al Barcellona ancor più che alla Juve: non vuole lasciare la Catalunya, non vuole essere usato come una pedina di scambio, non vuole essere scaricato così in fretta. E allora ricomincia la giostra al contrario. Il Barcellona, con il sì di Pjanic, cerca quello della Juve proponendo altri giocatori. Ma la Juve ha detto no a Ivan Rakitic, no ad Arturo Vidal, no a Ousmane Dembélé e via discorrendo. No a loro per Pjanic, in assoluto la risposta potrebbe pure cambiare, ma è difficile. Così la trattativa si ferma.
MURO CONTRO MURO – Si ferma perché Arthur punta i piedi. E se Arthur punta i piedi, la Juve non libera Pjanic. Con il Barcellona che si trova a rimbalzare tra due muri, pur avendo già trovato l'accordo con il bosniaco. Perché questa volta la società bianconera non sembra intenzionata a rivedere le proprie posizioni, d'altronde proprio il cartellino di Pjanic potrebbe tornare utile in altre trattative, in ordine di preferenza del giocatore ci sono ancora Paris Saint Germain e Chelsea, non è detto che questo sia lo stesso ordine di preferenza della Juve. Intanto il Barcellona però, intanto Arthur. Che dice di no al Barcellona ancor più che alla società bianconera. E la trattativa si ferma. Ma maggio finirà solo tra qualche giorno, c'è ancora tutto il tempo per convincere e convincersi, per cambiare idea e trasformare un no in un sì.