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Renzo Ulivieri, presidente dell'Aiac, ha parlato a tutto campo a Fanpage.it, a partire dalla disputa tra giochisti e risultatisti: "Tutti gli allenatori sono legati ai risultati, sono la panacea di tutte le discussioni".

SUPERLEGA - "Una cosa fatta male e fortunatamente è andata come doveva, era sbagliata in tutto. Non era una grande occasione e, come ho già detto, era un progetto sbagliato".

DIFFERENZA ALLENATORI ITALIANI-EUROPEI - "Bisognerebbe prima prendere le rose delle squadre europee a cui ci riferiamo quando facciamo quando paragone e valutarne i giocatori e il fatturato complessivo. Fare un paragone tra quanto spendono loro e quanto spendono le nostre. Poi si può anche fare un parallelo per valutare le situazioni ma da noi pure sono arrivati calciatori importanti, seppur avanti con gli anni: tre anni fa è arrivato Ronaldo, l’anno scorso è tornato Ibrahimovic. Se non c’è un riequilibrio, e questo dipende anche dall’UEFA, sulle risorse ci saranno sempre differenze: paesi con più difficoltà economiche avranno problemi anche a livello calcistico rispetto agli altri. Da noi ci sono squadre che praticano un buon calcio, basta vedere le ultime partite della lotta salvezza, poi certamente dipende da come si vogliono raccontare certe cose".

JUVE E PIRLO - "Un allenatore fa parte di un ambiente, dove ci sono anche i calciatori e la società. La Juventus è in un momento in cui la sua anima sta venendo a mancare dopo tante vittorie: quell’anima era composta dai Buffon, i Chiellini, i Bonucci, i Barzagli e dallo stesso Pirlo ma piano piano ci deve essere una ricostruzione e per questo ci vuole più tempo, dal punto di vista tecnico, tattico e atletico. Non so neanche se l’anno prossimo può essere già pronta da questo punto di vista. Avrebbe dovuto cambiare già alcune cose".

DE ZERBI - "È un giovane, ha tanto entusiasmo e ha tanto coraggio. È uno di quelli molto bravi da osservare e da cui apprendere. Ha avuto la pazienza di una carriera con esperienze fatte con gradualità e questo nella crescita graduale ti porti dietro il bagaglio delle categorie inferiori".
INTER DI CONTE - "Gioca male come dicono alcuni? No, l’Inter non gioca male. È un errore concettuale dire questo. Conte ha visto che prendeva troppi gol all’inizio e ha consolidato la difesa. Davanti ha questi due che se rimangono in parità numerica ti fanno male. È un calcio essenziale, nel quale ci sono momenti di gioco interessanti e dettati da grande logica. La battuta sul centro estetico ci sta soprattutto se riguarda una squadra che da dieci anni non si avvicinava a questi livelli. Dire che l’Inter gioca male non è corretto".

GATTUSO - "Sono questioni personali e societarie. Io, ad esempio, il silenzio stampa non l’ho mai fatto e non me lo hanno mai imposto. Poi non parlavo nemmeno ma volevo essere libero di poterlo fare, perché volevo rispettare coloro che hanno dato la vita affinché tutti potessero esprimere il loro pensiero. Queste sono situazioni particolari. Dal punto di vista tecnico io credo che l’annata di Gattuso sia stata eccezionale soprattutto dal punto di vista della crescita dell’allenatore, perché lavorare in una situazione del genere lo ha formato. Lui è un ragazzo eccezionale e come tecnico è bravo, ha un gruppo di lavoro importante, e i risultati si vedono. Dal punto di vista formativo ti aiuta più un anno così che quando vinci il campionato, quando ti battono le mani, ti portano in trionfo e poi basta".

COSTRUZIONE DAL BASSO - "Chi l’adotta non lo fa a sproposito. L’idea è quella di farsi venire a prendere e di avere più campo a disposizione per i giocatori offensivi nella metà campo avversaria. Farla di continuo magari non aiuta, alternare con altri tipi di soluzione può essere la formula giusta".

ALLEGRI, SARRI E SPALLETTI - "Spazi ne hanno e lo troveranno ma alcuni sono ancora sotto contratto e per questo non sono in panchina. Li ritroveremo presto".

L'ITALIA DI MANCINI - "È la dimostrazione che da noi ci sono i giovani bravi a differenza di quello che diceva qualcuno. Esistono ‘tre tipi di calcio’: quello dei campionati, quello delle coppe e quello delle nazionali. Quello che fa l’Italia di Mancini dimostra che c’è grande qualità anche nel nostro movimento. Non è solo una questione di ritmi come dicono sempre alcuni".