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Se il Milan… Se la Juve… I nostri vecchi dicevano che quelli con i se e quelli con i ma erano i proverbi dei bischeri. Per Juve e Milan non è così. Molti obietteranno che le squadre davanti sono troppe, ma sbagliano, perché tante squadre che lottano per la testa sono un vantaggio per chi insegue. Anche nel ciclismo succede che se in testa ci sono tanti capitani, alla fine finiscono per controllarsi, rallentano e chi è staccato può rientrare. 
 
Nel calcio è la stessa cosa, così capita che la Fiorentina tolga punti all’Inter e poi li lasci al Napoli, e che la Roma tolga punti alla Fiorentina e poi li lasci all’Inter. A chi è indietro occorrono serie di vittorie contro le concorrenti e occorre non sbagliare più partite contro le piccole (Juve e Milan i bonus contro le piccole le hanno già esauriti). 
 
Per il Milan non v’è certezza perché la Lazio dell’ultima giornata era poca cosa: troppa la differenza sul piano fisico. Quando gli altri arrivano sempre per primi sulla palla non c’è partita. La Lazio ha subito, ma è parso chiaro che la differenza non era tecnica ma nella “gamba”: quella dei milanisti esplosivi, quella dei laziali pesante. Può succedere quando si gioca ogni tre giorni. Quindi Milan non giudicabile. Però una considerazione va fatta e riguarda Mihajlovic: è un allenatore che spinge molto sull’acceleratore; ha qualche problema (chi non ne ha? Ma lui forse qualcuno in più) di fronte alle sconfitte, mentre con le vittorie si esalta ed esalta. 
 
Per la Juve il discorso è diverso: in qualche momento anche timorosa, poi, dopo il pari del Toro ha cominciato a giocare, in una atmosfera per niente facile. E non era facile nemmeno la situazione tattica perché aveva davanti una squadra chiusa, che riattaccava forte e con molti uomini, e che su punizioni laterali e angoli faceva venire i brividi alla schiena. I bianconeri dovevano attaccare lentamente, con molti passaggi, girare la palla fuori in attesa di un buco per entrare. Lo hanno fatto con pazienza, senza mai farsi prendere dalla fretta, che avrebbe voluto dire tirare la palla nel mucchio. E sono stati bravi perché sono riusciti a non ascoltare i tifosi, che invece di fretta ne avevano molta. Allegri ha cominciato a recuperare qualche infortunato; se (?) se riuscirà a recuperare anche qualcuno di quelli non infortunati potrebbe ancora fare in tempo a rientrare nel gruppo di testa. Sono molti i se e sono molti i ma (quelli del proverbio dei bischeri). 
 
Di Fiorentina-Frosinone non parlo perché ero a pranzo con i miei. La partita della domenica delle 12.30 non andrebbe giocata, o almeno non andrebbe vista. Quella partita è un attentato alla famiglia che perde quel rituale importante del ritrovarsi al desco per il pranzo della domenica: bambini, giovani, adulti, che parlavano e si confrontavano. Ora no, tutti con lo sguardo al televisore, sempre più soli. Quale arma abbiamo per contrastare? Facile, lo sciopero. Se tutti noi non accendiamo il televisore dalle 12.30 alle 14.15, il valore di quella partita diventa nullo e non viene più prodotta. 
 
Lo strolago di Brozzi aveva pronosticato una partita chiusa, quella tra Inter e Roma, con squadre impegnate più a non lasciare spazi che a giocare. Così è stato per tutto il primo tempo. Poi la Roma ha cominciato a giocare ma non ce l’ha fatta. Lo strolago aveva anche predetto che per una delle due squadra sarebbe stata la partita del rammarico per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Il rammarico per la Roma è tanto per aver sprecato quel primo tempo. Rammarico ancora più atroce se pensano a quei quindici minuti del secondo tempo nei quali hanno creato quattro grandi palle-gol. “Avrebbe potuto essere e non è stato”. Per l’Inter nessun rammarico perché  - com’è suo costume - ha vinto ansimando e soffrendo. Per vincere così occorrono valori morali importanti; se arriverà anche il gioco, saranno dolori per tutti. A me pare che lo strolago di Brozzi, che conosceva i pruni al tatto e la merda al puzzo, riesca ad indovinare anche qualche altra cosa. Altrimenti che astrologo sarebbe? 
Renzo Ulivieri