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Qualche tempo fa parlavo con Walter Mazzarri, allenatore di grande qualità e ormai di grande esperienza; siccome avevo prima il sentore, poi la certezza, che non stesse simpatico a troppi, a cominciare dai colleghi, gli avevo suggerito di fare uno sforzo per ovviare. Mi rispose che il suo mestiere non era quello di stare simpatico alla gente, bensì di vincere le partite e fare più punti possibile. 

Qualche volta però anche i bravi perdono, così di li a poco provò a darmi retta e dopo una sconfitta ebbe a dichiarare: “Abbiamo perso perché gli altri sono stati più bravi di noi”. Fu come la neve a Ferragosto!!! Oggi guardavo le dichiarazioni degli allenatori nel post partita; molti nella normalità, anche per cercare di dire il meno possibile. Quello del dire il meno possibile era un esercizio che Italo Allodi ci faceva fare nelle ore di comunicazione che teneva lui stesso al Super Corso: parlare per dieci minuti dicendo meno cose possibili. 

Capita però che le cose si vogliano dire o che si abbia la necessità di mandare messaggi chiari, come ha fatto Mancini: “Le mie frasi sui giornalisti? Erano battute e non volevo offendere nessuno, in realtà si sono offesi solo quelli che sanno di non capire di calcio”. Ha addolcito in parte, ma solo in parte, i toni che erano stati pesanti, giustificati solamente dal fatto che erano dichiarazioni in risposta alle critiche dopo una brutta sconfitta.

Quando chiedevano a me di un calciatore che aveva giocato male, rispondevo: "Ha fatto una partita oscura e di grosso sacrificio, al servizio della squadra. Siete voi che non avete capito, non riuscendo ad entrare nell’essenza della gara". I giornalisti non me ne volevano perché sapevano che quella era una risposta ripetuta tante volte e dopo tante volte non ci si può più offendere. 

Walter Zenga: “Determinati, cattivi, concreti, tosti”. Ferrero, ma lui non è un allenatore: “Rapina a mano armata". Allegri: “Era importante vincere, è la scossa, ma siamo un po’ pigri”. Pioli: "La squadra sta trovando la consapevolezza delle proprie forze, se riusciamo a restare in partita fino alla fine, possiamo sempre scovare la giocata per vincere". Stellone: “C’è il rammarico per il risultato, non per la prestazione…". Sarri: “Parlare di scudetto è una bestemmia…”. Sarri non vuol sognare e non ci vuole far sognare. 

Paulo Sousa ha parlato di sogni: “Perché non sognare, è il primo passo per arrivare a fare qualcosa di importante”. È la dichiarazione che mi è garbata di più; ma non perché allena la Viola, ma perché ha parlato di sogno, e il calcio ne ha bisogno. Così come tutti abbiamo bisogno del sogno, a patto che non sia ingannevole. Io questa esigenza la sento ancora di più perché appartengo ad una generazione che ha sognato tanto: sognavo un mondo migliore, sognavo di giocare in Serie A, come tanti guardavo e sognavo la luna, sognavo e sognavo… Grazie Paulo, facci sognare. 

Renzo Ulivieri, presidente associazione allenatore, consigliere federale