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In questo momento il Milan viene criticato più del Napoli, il Napoli lo considera il suo vero avversario. Uno scudetto lungo sette giornate è un inganno, qualsiasi cosa si pensi o sia accaduta, diventerà sconosciuta da qui alla fine di maggio. Perché allora c’è più Milan adesso? E’ corretto? Direi di sì. C’è qualcosa nel Milan che si fa credere. E non può ormai essere solo marketing.  Al Milan vengono facili le cose buone, gioca bene naturalmente, ha una squadra diventata essenziale. 

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Non ha per esempio centravanti e comunque Rebic non segna. E’ atipico Leao che si è riscoperto improvvisamente semplice e continuo. Non c’è un segreto nel Milan. C’è qualcosa che è sotto gli occhi di tutti ma non vediamo. Non sappiamo che nome dargli. Calabria è il terzo in Nazionale, Kjaer è un vecchio difensore europeo elegante, che non ha mai lasciato segni profondi dovunque sia stato, Tonali è under 21, Saelemakers è un miracolo di Pioli, il vero equilibratore del Milan. Gli attaccanti titolari sono fuori, il Milan sembra nascere nonostante se stesso. E la sua gestione è costata meno della metà dell’Inter. 

Per trovare un Milan così anomalo bisogna tornare a prima della Guerra. Quando Milano iniziava a riempirsi di cumenda ma non amava ancora mostrarsi. In 40 anni vinse tre scudetti l’Inter e zero il Milan. Dopo la Guerra Milano e Torino ricostruirono l’Italia e vollero farlo sapere. I Moratti e i Rizzoli si affiancarono agli Agnelli. Poi lentamente arrivò il tempo di Berlusconi. Questo storicamente è un Milan orfano, potenziale, quasi non reale. Appartiene a un fondo americano, cioè a tanti o nessuno. Impossibile sapere cosa sarà domani. Ma oggi sì, oggi vince.