Qui non ci sono Ronaldo, qui non ci sono Messi: il calcio non è solo dei campioni, quello virtuale non è solo dei pro. Un angolo dedicato a chi si avvicina al mondo degli eSports, per chi li vive con passione ma senza prendersi troppo sul serio. "Un po' di FIFA qua?" è la rubrica dedicata a voi e a noi, ai gamer di tutti i giorni: uno spazio per tutte le curiosità e per raccontare avventure e disavventure digitali.

Da Bale a Eriksen, passando per Jordi Alba, de Gea, Kroos, De Bruyne e Hazard: il triennio 1989-1992 ha regalato al mondo del calcio una generazione di talenti assoluti. Giocatori che hanno vinto tutto, giocatori che si sono imposti come leader nel proprio ruolo e che hanno avuto un più che adeguato corrispettivo anche nel virtuale. Non da soli, accanto a loro anche una folta schiera di promesse, progetti di campioni che facevano impazzire i gamer più incalliti: giorni, settimane a studiare la loro crescita potenziale in modalità carriera per creare squadre imbattibili per anni e anni. Fenomeni in erba, che però non necessariamente sono riusciti a rispettare le previsioni virtuali anche nella realtà: tra infortuni e annate storte la definitiva consacrazione è sempre stata rinviata, ma qualcuno ora sta mostrando segnali importanti.

ALLA RISCOSSA - Nessuno risponde meglio a questo profilo di Marco Reus. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che il tedesco abbia sempre avuto un trattamento di riguardo nei videogiochi con un avatar di tutto rispetto, ma si guardi al suo potenziale inespresso: nel virtuale, fino a pochi anni fa, poteva superare il 90 di overall stabilendosi tra gli 'dei' del gioco, così come nella realtà dove però infortuni gravi in momenti clou (ad esempio, prima del Mondiale vinto dalla Germania) hanno bruscamente frenato la sua scesa. I problemi ora sono alle spalle, il rendimento con il Borussia Dortmund è al massimo (già 11 gol e 7 assist in questo avvio di stagione, 8 reti solo in Bundesliga di cui 2 nell'ultima vittoria sul Bayern Monaco) e la nazionale è riconquistata. Con lui altre due vecchie conoscenze dei gamer: quell'Iker Muniain che tutti volevano, potenzialmente la miglior ala sinistra nella Liga tra le promesse (poteva superare l'85), mai uscito dal guscio dell'Athletic Bilbao e anche lui bloccato da un grave problema al ginocchio la scorsa stagione. La musica anche per lui è cambiata, gioca e segna e la maglia dei baschi gli sta stretta: per lui si prospetta l'addio e tra le possibili mete c'è anche l'Italia, con Napoli, Lazio e Roma come plausibili destinazioni. E a Roma potrebbe confrontarsi con un'altra promessa in cerca di consacrazione: Stephan El Shaarawy si sta gradualmente ritagliando spazio tra i giallorossi di Di Francesco, mettendo in mostra tutto il repertorio che aveva convinto il Milan a puntare su di lui nel 2011 e EA SPORTS a dargli un overall potenziale da 87 solo tre edizioni di Fifa fa.

BACIATI DALLA SFORTUNA - Per tre in rampa di (ri)lancio, altrettanti che invece sono ancora tormentati da infortuni che non favoriscono la rinascita. Chi non ricorda quando non era Lukaku, ma Christian Benteke la grande promessa del Belgio in attacco: potente, preciso al tiro e veloce, nel giro di quattro anni era passato da platee modeste come Standard Liegi, Genk e Aston Villa al Liverpool. Occasione fallita quella con i Reds, poi il rilancio al Crystal Palace fermato improvvisamente dalla rottura del crociato del ginocchio, il più classico e temuto infortunio dei calciatori. E così quell'86-87 di potenziale è diventato solo un ricordo, come anche il titolo di nuovo bomber belga strappatogli da Lukaku. Come lui il duo di omonimi Mattia, De Sciglio e Perin. Caviglie e muscoli fragili il primo, ginocchia traditrici il secondo: sebbene l'approdo alla Juventus sia un balzo avanti per le loro carriere (specie per il portiere arrivato dal Genoa), entrambi gravitano ai margini delle rotazioni di Allegri e faticano a imporsi in bianconero. E pensare che prima di Donnarumma, l'Italia sperava di trovare in Perin l'erede di Buffon, anche nel virtuale: effettivamente, l'89 di overall potenziale fino a Fifa 17 lasciava pochi dubbi, ma nella realtà il grande salto deve ancora arrivare. Lo stesso si dica per De Sciglio: ai tempi del Milan, i gamer davano al caccia a un terzino capace di superare l'84-85 nel giro di pochi anni, i tifosi 'reali' aspettano ancora di vedere quel potenziale.
DELUSIONI - C'è poi anche chi semplicemente non è ancora riuscito a mantenere le aspettative nei propri confronti, senza che gravi infortuni abbiano inficiato il percorso di crescita. Uno di questi è Mateo Musacchio, che solo recentemente ha dovuto arrendersi a una lesione al ginocchio: quando giocava nel Villarreal, la community virtuale vedeva in lui un muro invalicabile, un potenziale 86 sorpendentemente rapido e preciso in marcatura. Dal suo arrivo al Milan invece un continuo alternarsi di alti e bassi, che hanno inevitabilmente rivisto al ribasso le previsioni dei produttori di games. Il tempo però è ancora dalla sua parte, come per William Carvalho: campione europeo con il Portogallo, gioiello dello Sporting conteso da tutti e destinato ai migliori club: niente da fare, quella diga davanti alla difesa che faceva impazzire gli appassionati di Fifa e Pes non ha fatto il salto di qualità e ora si deve 'accontentare' del Betis, in attesa di rilanciarsi. Con lui altre tre grandi delusioni: Fabian Schar, centrale svizzero che al Newcastle prova a scollarsi di dosso l'etichetta di eterna promessa (anche in game, raggiungeva 85!), Layvin Kurzawa ormai dimenticato dal PSG (anche lui 85 di potenziale) come anche Grzegorz Krychowiak, che con il suo 84-85 poteva diventare una diga importante davanti alla difesa e che invece, dopo aver steccato a Parigi e in Premier, ora prova a rilanciarsi alla Lokomotiv Mosca.

Perin; De Sciglio, Musacchio, Schar, Kurzawa; William Carvalho, Krychowiak; Muniain, Reus, El Shaarawy; Benteke. Ecco l'undici delle promesse non ancora compiute della generazione '89-'92.

E voi, che ne pensate? Quali erano le vostre promesse che ancora non si sono realizzate? Scrivetelo nei commenti.

@Albri_Fede90