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E’ stata un’esperienza emozionante. Questa può essere la semplice descrizione in cinque semplici parole del match andato in scena ieri sera. Arrivare a Milano, passare dalla città turistica per eccellenza alla città della moda, due eccellenze a livello italiano. San Siro poi è emozionante, per i 600 veneziani dopo un comodo viaggio di circa tre ore dev’essere stato bellissimo. La trasferta milanese è una delle più belle per tanti motivi. Lì ci hanno giocato giocatori del calibro di Rivera, Mazzola, Gullit, Van Basten, Ronaldo, Kakà. Potremmo stare fino a domani mattina ad elencare i campioni che hanno calcato il prato di San Siro.

Poi c’è la partita e il campo. Il Venezia si conferma squadra viva. Primo tempo di ottima fattura con gli arancioneroverdi che non soffrono i milanisti. Inizia a pervadere un certo pessimismo per i padroni di casa mentre noi sembriamo molto vicini all’impresa, di quelle storiche, di quelle che rimangono tatuate e infondono tanta fiducia in vista di impegni successivi e magari più semplici. Il minuto della disgrazia è il 59’. Entrata in campo di Theo Hernandez. E’ il cambio che dà la svolta. Ebuehi lo perde sempre. Al 68’ il gol che chiude qualsiasi speranza. Gran palla di Bennacer per l’onnipresente Hernandez e Diaz segna il più semplice dei gol rossoneri. Qui si chiude Milan-Venezia. Il 2-0 dell’esterno francese chiude definitivamente le flebili speranze veneziane ma è pura formalità. Non ne avevamo più.
Così come a Napoli, anche ieri a Milano la squadra ha sfiorato il colpo grosso. Alla fine però non è riuscita a dare il colpo di coda decisivo e resistere i 20 minuti finali. Le emozioni che stiamo vivendo però sono uniche. L’ex San Paolo, la prima al Penzo in Serie A e l’emozione della Scala del Calcio. La sensazione di grandezza lo noti negli occhi di Zanetti e nella voglia dei calciatori di fare qualcosa di importante. E’ tempo di campo però già tra quattro giorni. Lunedì arriva il Torino di Juric a Sant’Elena e bisogna fare qualcosa per i tifosi. Per dare la prima gioia al Penzo. Se lo meritano, loro, i giocatori, l’allenatore e il presidente. Insomma qui in città ci meritiamo tutti una grande gioia.