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Fiorentina e Cagliari di domenica prossima sara' match che  alla terza giornata del girone d'andata dovra' già dare alcune risposte importanti per le rose guidate da Montella e da Lopez: possono i viola gestire i tanti giocatori che quest'anno saranno impegnati piu' che mai nella corsa al mondiale di 'Brasile 2014' del giugno prossimo, e contare sulle cosidette 'seconde linee' pronti alla bisogna? Ed i sardi hanno trovato nella guidata tecnica un allenatore capace di camminare da solo con le sue gambe? Gigliati contro gli undici con l'effige dei quattro mori sara' anche l'incontro scontro fra i portieri che hanno legato il loro destino estivo a Firenze: da una parte Neto, difeso strenuamente da Montella, dall'altro il primo portiere contattato per il dopo Viviano, e poi bocciato proprio dall'allenatore di Castello di Cisterna.

Ma Fiorentina-Cagliari sarà anche due modi di fare società e di guardare alla vita di un club con sentimenti contrapposti. Infatti la proprieta' guidata dalla famiglia Della Valle dopo che per lungo tempo blindava i propri giocatori, anche quando quest'ultimi erano scontenti, ha iniziato a cambiare ottica finanziaria: resta solo chi è veramente convinto del progetto tecnico, della piazza e ha sposato la causa di Firenze e dei suoi colori. E'stato un po' traumatico il passaggio dall'era Corvino, dove per almeno un anno e mezzo si incatenavano giocatori che avevano solo il nome che li abbinava al talento, a quella Prade'-Macia, che hanno portato a Gomez, uno che ha rinunciato a soldi e fama da top club perchè vuole sentirsi fiorentino. Nel passato campionato, anno di transito fra i due modi di vedere il mercato, Andrea Della Valle aveva operato un'unica sua personale eccezione, ovvero Stevan Jovetic, che non voleva restare, ma essendo il giocatore piu' forte tecnicamente, doveva far parte del progetto di rilancio. L'estate che va a chiudersi invece è stata quella del taglio netto della tribu' dei musi lunghi, e di certi legami con procuratori assetati di parcella piu' che del bene dei loro assistiti.

Completamente all'opposto il modo di agire del presidente Cellino che ha fatto prigionieri i suoi giocatori migliori. Non fatevi ingannare dalle parole di riconoscenza di Nainggolan, Astori e Agazzi nei confronti del Cagliari per aver scelto di non cederli, né dei ringraziamenti del club verso i propri atleti che hanno contributo a non essere venduti. Il numero uno rock, quello che viaggia fra Miami e carceri, e che non ha ancora definito con le autorità sarde dove far giocare ai propri tesserati le gare interne, ha blindato a colpi di 'no' i suoi top player, a prescindere dalla volontà di quest'ultimi. Non ha fatto cassa, ma non ha neanche troppo rinforzato una squadra che sembra fra le piu' deboli e forse demotivate di questo inizio stagione. Puo'darsi anche che Cellino abbia ragione a fine campionato, certamente questo suo modo di agire lo rende un eroe agli occhi dei propri tifosi, ma quel che piace a settembre, poi andra'valutato a maggio. Una cosa che unisce finalmente i due azionisti di riferimento delle squadre che scenderanno al 'Franchi' è la propria vita spesa per il proprio club: il presidente sardo è stato un precursone, Adv è tornato ad essere il primo tifoso, piu'fiorentino di tanti fiorentini. Sarebbe vederli a fianco allo stadio domenica all'ora di pranzo, ma occorrerebbe che Cellino rompesse il suo voto alla scaramanzia che non gli fa piacere né il numero 17, né tantomeno il colore viola. Piu' facile vedere la situazione Is Arenas risolta entro quest'anno. Peccato, a volte la superstizione è utile, altra ha lo strano sapore dell'ignoranza, come la gelosia nell'amore: se vuoi veramente bene a qualcuno, lasciarlo libero sembra sempre la strada maestra migliore da seguire.