3
Con il termine “hacker” si fa riferimento ad una persona che utilizza le proprie competenze informatiche per attività finalizzate alla compromissione di dispositivi digitali come computer, smartphone e tablet.

Nell’immaginario collettivo gli hacker sono programmatori malintenzionati in grado di introdursi in reti protette di computer o di produrre virus informatici. Questa è un’idea piuttosto limitata, che non prende in considerazione le altre innumerevoli motivazioni per le quali giustamente si può fare ricorso all’hacking.

I dati però parlano chiaro: nel 2021 sono oltre 2mila gli attacchi informatici causa di gravi disservizi e in alcuni casi anche di problematicità economiche.

Gli alti livelli di digitalizzazione e informatizzazione avvenuti negli ultimi anni hanno portato ad un aumento esponenziale degli attacchi informatici e ad una conseguente carenza di esperti di cyber security.
“In Italia sono circa 100mila le figure mancanti in termini di sicurezza”, ribadisce Massimo Palermo, country manager per Italia e Malta di Fortinet, multinazionale californiana leader nel comparto delle contromisure tecnologiche. Non solo: ”l’Italia è il terzo paese al mondo per attacchi ransomwere” continua Palermo.

Secondo i dati del rapporto Fortinet circa il 64% delle imprese da loro consultate è stata vittima di aggressioni di questo tipo, mentre il 38% ha dichiarato di aver subito effrazioni costate milioni di dollari. Inoltre gli attacchi informatici sembrano essere drasticamente aumentati con l’inizio della Pandemia .

Per le aziende a livello mondiale però la vera difficoltà riscontrata sembrerebbe quella di trovare e poi assumere i professionisti della sicurezza. Tra i paesi più in difficoltà ritroviamo il Brasile, la Francia e il Nord America.

In Italia invece le problematiche sono molteplici: le piccole e medie dimensioni delle imprese non aiutano all’allocazione di un budget adeguato per far fronte a questi eventi e la predisposizione culturale non è sicuramente pari a quella di altri stati come la Cina.