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Stefania è il nome della mamma, già anziana e con i capelli grigi, invocato dal bimbo affinchè lei lo prenda tra le sue braccia e, stringendolo forte, lo protegga cacciando dalle sue fantasie ogni tipo di paura. Stefania è il titolo della canzone che, interpretata dalla Kalush Orchestra, ha vinto l’Euro Festival il quale per un’intera settimana ha trasformato Torino nella capitale della musica europea per un concerto epocale a cielo aperto. Il successo ottenuto dalla “band” che rappresentava l’Ucraina possiede certamente un duplice significato. Il primo riferibile alla validità di un brano intriso di suggestioni gitane che “prende” e che “fa ballare”. Il secondo va oltre il dato artistico per collocarsi nella sfera di una ben diversa e ben più alta meritocrazie.
Il fatto che la giuria degli esperti avesse votato compatta a favore del rappresentante inglese indurrebbe a pensare che “Stefania” non fosse la migliore canzone in gara. Ma poi è stata la giuria popolare, quella del televoto in arrivo da tutta Europa, a ribaltare il risultato e a decretare il successo della Kalush Orchestra. Una risoluzione, frutto della spinta data dalla gente, che suona tranquillamente come un messaggio molto preciso. Un manifesto pacifista sventolato dal popolo occidentale schifato dalla guerra e dalla violenza. Un invito, in musica e parole, a Putin responsabile di un massacro che non trova legittimazione in alcuna ragione. Certo che se bastasse una bella canzone a far cambiare le cose il mondo sarebbe differente. Non sarà così, ma almeno la melodia di “Stefania” servirà ad attenuare un poco il fragore dei cannoni e delle bombe.