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Fallimento. La Juventus convive con questa brutta parola da anni, e non solo in questi giorni d’attesa della gara di ritorno con l’Atletico Madrid. Cominciò ad essere pronunciata già prima della finale di Cardiff e dopo aver appena conquistato un altro scudetto e un’altra Coppa Italia: “Se non vince la finale di Champions, per la Juve sarà una stagione fallimentare” e sappiamo come finì.  Stesso ritornello dopo la clamorosa eliminazione col Real al Bernabeu nella scorsa stagione, coronata però con la conquista di altri trofei. E di fallimento si iniziò a riparlare in estate, non appena venne ufficializzato l’acquisto di Cristiano Ronaldo: dopo aver investito 200 milioni (tra cartellino e ingaggio) per assicurarsi le prestazioni di CR7, la Juve deve vincere la Champions, altrimenti sarà un colossale fallimento.

Conquistare anche l’ottavo scudetto consecutivo, record italiano ed europeo, conterà zero se martedì prossimo l’Atletico spedirà Madama fuori dalla Champions League. Sarà fallimento, senza discussioni. Questo ha sancito la vulgata popolare, con l’imprimatur di molti media. E, giustamente, Allegri si incazza. Perché i fallimenti sono altri, e dopo li andremo ad enumerare, uno per uno. Semmai un’eliminazione agli ottavi di Champions sarà , questo sì, una grande delusione, per milioni di tifosi juventini così come per dirigenza e proprietà bianconera. Dovesse davvero andare in questo modo – e le probabilità sono concrete – tutti alla Juve ci resterebbero male, perché le aspettative erano altre da parte di tutto l’ambiente. Vero, acquistare un fuoriclasse come Ronaldo non ti dà l’assicurazione di portarti a casa quella coppa, però  aumenta esponenzialmente le possibilità di poterla vincere. Per giunta avendo già in rosa fior di campioni. E da una squadra che in campionato sbaraglia l’intera concorrenza, prendendosi 16 punti di vantaggio sulla principale avversaria, è legittimo aspettarsi quanto meno un approdo alle semifinali

Dire “se non riusciremo a superare il turno, ci riproveremo l’anno prossimo” significa non aver preso coscienza nemmeno degli errori che ti hanno portato sull’uscio della porta d’uscita della massima competizione continentale. E non mi si venga a raccontare che l’acquisto di Ronaldo è stata una pura operazione di marketing, perché non ci credo. Dopo una possibile eliminazione già agli ottavi, da parte di una squadra forte ma comunque la terza di Spagna, le responsabilità  non potrebbero essere eluse filosofeggiando sulle implicite difficoltà della Champions League. Piuttosto bisognerebbe interrogarsi sul perché la squadra di Simeone si è fatta trovare pronta all’appuntamento europeo e quella di Allegri no, costretta pure stavolta a rincorrere con l’acqua alla gola una qualificazione. Com’era capitato col Bayern tre anni fa, com’è ricapitato nella scorsa edizione prima col Tottenham e poi col Real Madrid. Obiettivamente, c’è qualcosa che non va.

Però ci sono ancora questi benedetti 90’, o 120 minuti, ancora da giocare e quindi non fasciamoci la testa prima di essercela rotta del tutto. Allegri ha assicurato una grande prestazione, e vogliamo dargli fiducia. Passiamo ad esaminare i fallimenti, quelli veri ,di cui però nessuno parla ma si preferisce occultare. Partiamo dal principale competitor in Serie A, il Napoli, che nella sua storia ha vinto solo 2 scudetti e una Coppa Uefa vintage-edition: ha messo sotto contratto uno dei più quotati tecnici su piazza, presentandolo come il “top player” in grado di assicurargli il salto di qualità, e in campionato è ora costretto a guardarsi alle spalle per scongiurare l’effetto-risucchio e perdere pure il 2° posto in classifica, in Coppa Italia è già uscita e dopo l’eliminazione dalla Champions ha come unico obiettivo stagionale l’Europa League. Se non vincerà manco quella, si profilerebbe un fallimento pressoché totale

Transitando dalla Capitale, annotiamo – nonostante la vittoria nel 1° round col Porto - la rumorosa uscita dalla Champions della magica truppa giallorossa, costata la panchina all’allenatore. Pure per loro, eliminazione dalla Coppa Italia e momentanea 5° posizione in Serie A : se non centreranno manco il 4° posto, sarà pure per i lupetti capitolini una stagione ultra fallimentare. Saliamo dritti al Nord, dove quelli  delle 7 Champions non partecipano ormai da anni alla massima competizione europea e, quest’anno (come quella precedente), sono usciti pure da quella minima, lottano per un biglietto di partecipazione alla prossima edizione e sono ancora in corsa in Coppa Italia, competizione di scarso valore fintanto che la Juventus ne metteva in bacheca 4 in serie. Il loro attuale presidente, Scaroni , ha pure teorizzato sia “meglio qualificarsi per tre anni di fila in Champions piuttosto che vincere uno scudetto”. Non dovessero farcela, e magari perdere pure la coppa nazionale, inanellerebbero l’ennesima stagione fallimentare di fila.

I lori cugini si crogiolano da nove anni nella realizzazione del triplete, ma da quel dì non hanno vinto più nulla e nella stagione attuale sono aggrappati con le unghie ad un 4° posto insidiato da altre tre squadre, dopo essere rovinosamente scivolati giù dal terzo che pareva ormai blindato. Fuori dalla Champions già ai gironi, fuori dalla Coppa Italia, pure a loro resta solo l’Europa League. Non per fare la Cassandra, ma un altro fallimento potrebbe non essere così improbabile. Questa la fotografia, aggiornata, dello stato di salute dei principali club italiani. Per molti di loro le stagioni fallimentari sono diventate ormai una consuetudine, però un posto Champions, una Coppa Italia o magari una Europa League – secondo analoghe teorie “scaroniane” – potrebbe rendergliela improvvisamente positiva. Al contrario, un altro, probabile scudetto e una Supercoppa già vinta rappresenterebbero il nulla per la Juventus, venisse eliminata in Champions. Teorie bizzarre, ammantate di serietà. Perché, alla fine, siamo tutti degli Scaroni.