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Precoci. Si manifestano prima del previsto. Quanti anni hai? Pochi. Ai portieri capita spesso. L’ultimo esempio è Stefano Turati, portiere del Sassuolo, 18 anni (compiuti il 3 settembre), debuttante in Serie A domenica all’Allianza Stadium, contro la Juventus. Ha fatto la sua (matta) figura contro fuoriclasse del calibro di Cristiano Ronaldo e Dybala, è uscito dal campo a cavallo di un sorriso, come capita spesso ai predestinati.

Diamo un’occhiata ai numeri uno italiani che - prima di Turati - sono apparsi giovanissimi tra i pali di una porta. Buffon debuttò in A a diciassette anni, in un Parma-Milan chiuso senza subire reti. Era spericolato, incosciente, fortissimo: era già Buffon. L’allenatore Nevio Scala - che già doveva fare i conti con l’infortunio del titolare Bucci - lo preferì a Nista.

Dino Zoff fece la sua prima apparizione il 24 settembre del 1961, aveva diciannove anni: era reduce dalla bocciatura di Inter e Milan («Non sei ancora pronto», gli dissero), quella domenica difendeva la porta dell’Udinese, ne prese cinque dalla Fiorentina.

Avanti con i grandi del nostro calcio: Galli toccò la A a diciannove anni, Bordon e Albertosi a venti, Sarti, Ghezzi e Pagliuca a ventuno, Marchegiani a ventidue, Zenga e Tacconi addirittura a ventitre. Più di recente: Scuffet debuttò una sera di febbraio del 2014 a Bologna, merito di Guidolin, aveva diciassette anni e sembrava un fenomeno. Quell’anno disse no all’Atletico, voleva crescere a Udine. La sua carriera poi si è accartocciata, senza dargli più grandi soddisfazioni: ma ha tutto il tempo per rifarsi. Va così: succede tutto molto in fretta, bisogna farsi trovare pronti. Il suo amico - Alex Meret (sono cresciuti insieme nelle giovanili dell’Udinese) - ha preso una rincorsa più lunga, debuttando in A con la Spal a vent’anni, ma aveva già un campionato di serie B alle spalle. Luca Sepe ha esordito in A a 17 anni 8 mesi 20 giorni, ormai dieci anni fa, lanciato dal tecnico del Napoli Edy Reja, che a Firenze dovette fare a meno del titolare Iezzo e del suo sostituto, Giannello.

Aveva più o meno la stessa età (17 anni 9 mesi 27 giorni) anche Angelo Peruzzi, che marchiò la sua prima presenza in A in una giornata particolare, a San Siro. Succede questo: il portiere della Roma Tancredi viene colpito da un petardo proveniente dalla Curva Sud. Tancredi stramazza a terra privo di sensi e viene immediatamente portato in ospedale. Liedholm fa preparare in tutta fretta il giovanissimo Peruzzi, prodotto del vivaio della Roma, promosso secondo portiere in estate dopo la cessione di Gregori.

Il ragazzo non mostra il minimo segno di tensione, arrendendosi solo ad un calcio di rigore di Virdis. La gara verrà poi vinta a tavolino dalla Roma. Il record del portiere più giovane schierato dal primo minuto tra i pali di una squadra di A appartiene a Gigio Donnarumma, che ha esordito oggi in Serie A alla verde età di 16 anni e 8 mesi esatti. Mihajlovic lo scelse al posto di un Diego Lopez in crisi di identità. Si giocava contro il Sassuolo, Donnarumma brillò subito di luce propria. Ma il record assoluto di precocità non è il suo (spoiler: andate all’ultima riga). 

Molto particolare è la storia di Marco Pilato, che ha debuttato in Serie A nel giorno del suo 18° compleanno. Siamo nel 1991, Pilato gioca nella Primavera del Bologna e a fine campionato Gigi Radice - con la squadra ormai virtualmente retrocessa - a Parma decide di affidargli la guardia dei pali. Sarà la prima di 6 presenze consecutive. Il Bologna chiude quel campionato all’ultimo posto, Pilato incassa 16 reti e - di fatto - la sua carriera nel grande calcio finisce lì. Perché non sempre la gioventù si tuffa dalla parte giusta.

 Il Donnarumma italiano degli anni ‘80 si chiamava Gianluca Pacchiarotti, che debuttò in A col Pescara a 16 anni, 6 mesi e 12 giorni per quello che - ancora oggi - è il record italiano in fatto di portieri. Siamo nel marzo del 1980, il Pescara gioca a Perugia. Titolare e vice, Piagnerelli e Pinotti, sono infortunati. Gioca l’ultimo della P3: Pacchiarotti. Apparso, scomparso. Non se n’è sentito più parlare.