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“Il ragazzo è matto, quindi ero tranquillo”, così De Zerbi al termine di Juventus-Sassuolo (2-2) commentando il debutto del portiere classe 2001 Stefano Turati, protagonista a sorpresa all’Allianz Stadium. “Bravissimo!”, il labiale di Buffon carpito dalle telecamere a fine gara, con tanto di sorriso e abbraccio tra numeri uno. Un Buffon che, volendo, avrebbe anche potuto uscire a testa bassa dopo l’erroraccio appena commesso. Invece no, voleva stringere la mano di Turati. Turati stesso non vedeva l’ora, evidentemente, essendo Gigi un modello per tutti i portieri della sua generazione.  

Non ce l’ho fatta: a costo di lasciare sullo sfondo la grande prestazione offensiva dei neroverdi (primo tempo davvero superbo), ho deciso anch’io di puntare i riflettori sul giovane portiere della Primavera neroverde. A costo di passare sotto silenzio certe mosse azzeccatissime di De Zerbi (tipo Boga a destra anziché a sinistra, e Caputo fisso su Bonucci, il doppio regista della Juve, e Traoré su Pjanic), parliamo dunque di Turati.

Non a tutti capita di esordire in Serie A diciottenni. A pochissimi capita di farlo contro la Juve, per una coincidenza astrale, e soprattutto in quel ruolo delicato. Un numero ancor più esiguo di giocatori esce indenne da questa esperienza choc, senza fare figuracce. Poi ci sono i predestinati: solo i predestinati brillano, smanacciando sopra la traversa le fucilate di un Ronaldo o i tiri ravvicinati di Dybala. È proprio così, se il Sassuolo ha pareggiato all’Allianz Stadium dopo aver cullato il sogno di battere la Signora, è stato anche e forse soprattutto per merito di Stefano Turati. Che ha retto. Che ha parato. Che ha salvato il risultato.

Pensate, ben 7 parate all’esordio in Serie A. Nel primo tempo ordinaria amministrazione: un tuffo sul tiro a giro di Emre Can dopo soli otto minuti, qualche barba al palo, la rete di Bonucci su cui non poteva farci molto e infine quell’uscita coraggiosa fuori area a spazzar via un pericoloso contropiede bianconero. Nel postpartita, avrebbe detto di essersi sbloccato lì, nel tirare quel calcione liberatorio. E in effetti le migliori parate di Turati le abbiamo viste nella ripresa, quando il Sassuolo in super emergenza non poteva che calare.

Con la più fotogenica ha negato il gol a CR7 intorno al 50’, un calcio di punizione alzato in angolo a una mano. Con quella più fortuita ha detto no a Higuain, certo di segnare a pochi metri dalla porta. Con la più difficile, al 73’, si è opposto al destro ravvicinato di Dybala. E infine con la più brividosa, in due tempi, ha chiuso definitivamente la saracinesca su Ramsey all’88’. Avesse parato pure il rigore di CR7, sarebbe asceso al cielo al triplice fischio, fra i santi. Invece Turati è ‘solo’ un predestinato, accontentiamoci.

La cosa che mi ha colpito maggiormente (forse nessuno l’ha ancora sottolineato) è stata la partita che Turati ha giocato coi piedi. Il Sassuolo necessita sempre di un portiere sereno e razionale, in grado di giocare e alzare il pallone al momento opportuno. Be’, Turati ha saputo fare anche questo con grande naturalezza e sicurezza. Come se lo facesse tutte le domeniche. Era un piacere vederlo in azione, al suo posto nel mondo.