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    Farioli: "Primo straniero all'Ajax dopo 28 anni. Roma, Ghisolfi è bravo e ambizioso'

    Farioli: "Primo straniero all'Ajax dopo 28 anni. Roma, Ghisolfi è bravo e ambizioso'

    Il neo-allenatore dell'Ajax, Francesco Farioli, ha concesso una lunga intervista a Radio Serie A in cui ha parlato del suo progetto futuro.

    RICARICARE LE PILE - “È questione di giorni e saremo in campo; ora bisogna ricaricare le pile ed essere pronti a partire per questa avventura nuova e stimolante. Ci sarà bisogno di arrivare con carica ed energia. L’Ajax è storia, tradizione, idea di calcio e un modello. È una delle poche squadre con un’identità così marcata, ha un calcio che mi ha portato a voler iniziare questa avventura. È  un calcio che nasce da Cruijff, questo è alla base di tutto. Siamo in un momento storico dove la tradizione e la storia sono fondamentali, non devono essere un peso, ma uno stimolo e una responsabilità. Ci deve dare l’esempio di quello che è stato il passato e ci deve lasciare molto concentrati sul presente, sempre con un occhio sul futuro. Bisogna tornare a correre e a farlo con forza e con vigore perché ci attendono dietro l’angolo diverse sfide. Il 25 luglio avremo il preliminare di Europa League, poi l’inizio del campionato il 10/11 Agosto. Quando si inizia una nuova avventura ci sono talmente tante cose da fare che non ci sarà neanche tempo di accorgerci che saremo già alla prima partita ufficiale con la voglia e il desiderio di tornare a correre e pedalare nella direzione giusta”.

    PRIMO STRANIERO DOPO 27 ANNI - “È sicuramente una responsabilità e un valore in più che si aggiunge. Chiaramente la storia dell’Olanda come nazione calcistica e soprattutto in casa Ajax è qualcosa di chiaro ed evidente. Abbiamo citato Cruijff, ma non possiamo non citare Van Gaal che è stato un altrettanto importante riferimento del passato e del presente dell’Ajax; è un’altra delle figure iconiche che spero di potere incontrare presto perché è uno di quei mentori da cui si può imparare tanto e respirare quello che è davvero questa squadra. Confido nei primi giorni di poter avere una bella chiacchierata con il mister e di capire quali sono gli step da fare. Il fatto di essere il primo italiano e uno dei pochi stranieri a poter allenare una squadra così importante, è per me una responsabilità in più che mi porta a entrare in punta di piedi con grande umiltà e rispetto per quello che l’Ajax è stato. Dall’altra parte la voglia e l’ambizione di cercare di portare un piccolo contributo, freschezza e idee e di continuare a correre rispetto a quella che è l’evoluzione continua dei calcio. Sfrutteremo i mille stimoli che riceviamo dalle competizioni che andiamo ad affrontare. Rimanere legati al dna della cultura e della storia con un occhio al futuro”.

    NIZZA - “È stata un'opportunità enorme. Sono sempre molto grato alle squadre che mi hanno dato l’opportunità di costruire il mio percorso e di vivere questa avventura. A partire dal Fatih Karagumruk per poi tornare al Alanyaspor e poi chiaramente allenare in un club che rientra nei top 5 campionati europei con la chiamata di Florent Ghisolfi. Ho cercato di farmi trovare pronto arrivando con un'idea di squadra, di quelli che erano i valori individuali dei giocatori e con una conoscenza discreta rispetto alle difficoltà e possibili problematiche del campionato. Penso sia fondamentale capire questo: informarsi, studiare,guardare le partite,chiedere e confrontarsi con i giocatori delle squadre che si andranno ad affrontare, costruirsi la propria idea e capire le necessità primarie.  Nella prima settimana abbiamo fatto cinque colloqui che sono stati più degli interrogatori, molto precisi e mirati con molte domande che spaziavano dalla conoscenza della squadra alla conoscenza del campionato, alla mia idea di gioco e alla proposta che avrei voluto proporre con il mio gruppo di lavoro; e ancora sulla costruzione dello staff e poi tutto quello che è inerente alla parte gestionale, il rapportarsi in merito a determinate situazioni, le linee guida da seguire e il rapporto con i calciatori.  Da lì a poco siamo partiti in questa cavalcata ricca di tanti momenti belli, un inizio di stagione un po’ complicato con tre pareggi  e poi abbiamo avuto una serie incredibile di risultati. Abbiamo fatto diverse partite senza sconfitte con la soddisfazione di vincere in trasferta in due campi molto prestigiosi. Questo ci ha permesso di rimanere agganciati alla parte alta del campionato per un lungo periodo. L'obiettivo per noi era di rimanere il più in alto possibile accumulando più punti disponibili sapendo che tra gennaio e febbraio avremmo avuto molte difficoltà con diversi giocatori impegnati in coppa d’Africa. Per una rosa come la nostra, perdere 6 o 7 giocatori dello stesso ruolo è stata una problematica importante da affrontare. È arrivato il momento di flessione in quel periodo, ma poi fortunatamente ci siamo ripresi e abbiamo concluso raggiungendo l'obiettivo in campo e nella valorizzazione di giovani affermandosi in un campionato così importante".

    CALCIO FLUIDO - “Mi permetto di riportare un passaggio di una conferenza con i giornalisti durante l’anno. Avevo fatto un esempio dicendo che, secondo me, nel calcio di oggi si può parlare di fluidità ma per riportarla in termini più spiccioli credo sia fondamentale che ogni squadra abbia un guardaroba con tanti e possibili outfit. In partita c’è un’idea, che è il modello ideale di quello che vorresti vedere dalla squadra: quello a cui tendiamo sempre, ciò che porta via la maggior parte del tempo durante la settimana. Essendo il calcio uno sport di contrapposizione, la cosa fondamentale è come ci si adatta e come si intraprende la competizione con un avversario. Ci sono dei momenti in cui si ha la capacità di essere in totale controllo e quindi fare un certo tipo di partita. Nel momento in cui si fa la partita nella metà campo avversaria ci sono ovviamente delle dinamiche e delle situazioni che si vengono a ripetere con maggior continuità. I calciatori devono essere in grado di riconoscere le possibili soluzioni e variabili, riducendo al minimo il tempo di pensiero, scegliendo la giocata ancor prima di ricevere il pallone. Nel mio modo di allenare c’è tanto di questo obiettivo e di questa voglia: cercare di creare giocatori autonomi che abbiano la capacità di anticipare e prendere decisioni in campo, avendo una continuità di ripetizione e azione durante la partita. Per tornare al punto di partenza, se i nostri giocatori si sentono migliorati è perché il nostro modo di lavorare è molto simile a quello di un settore giovanile: crediamo che per migliorare il collettivo sia necessario migliorare il calciatore individualmente, cercando di farlo rispetto alle sue peculiarità e alle richieste che si troverà ad affrontare durante la partita. Ciò che cerco di trasmettere dal punto di vista collettivo è quello di essere flessibili durante la partita, riconoscere le diverse fasi del gioco in base ai momenti. Usavo l’esempio del guardaroba: avere nell’armadio sia lo smocking sia l’abito da lavoro credo sia una risorsa fondamentale e per certi versi imprescindibile nel calcio di oggi. Quest’anno abbiamo affrontato il PSG in tre partite, alternando momenti di pressione altissima, momenti di difesa più bassa, momenti in cui abbiamo costruito sotto forte pressione… se non riesci ad affrontare la partita e non riconosci quei momenti con l’outfit giusto per la situazione ti manca un pezzo. Noi dobbiamo scegliere idealmente l’abito che vorremmo indossare sempre, ma essere pronti a cambiarlo quando la partita ti porta su binari diversi. Il mio essere stato portiere ha aiutato Bulka? Ho fatto il giocatore anche se non ad alto livello, non è quella l’esperienza che posso portarmi dietro perchè chiaramente i contesti sono troppo diversi e distanti. Credo invece che l’aver fatto più o meno tutti i ruoli all’interno di uno staff tecnico mi abbia dato tanto e arricchito molto, in primis nella gestione delle persone che lavorano con me perchè credo di capire le loro sensazioni e il contributo che possono portare al nostro lavoro settimanale. Nella crescita di Bulka ci prendiamo una fetta di merito per aver scelto di farlo giocare dopo tanti anni in cui ha fatto il secondo portiere. I meriti poi vanno a lui e al mio allenatore dei portieri. Con tutti i giocatori cerchiamo di essere molto accurati nella loro crescita individuale, nascendo io come allenatore dei portieri la prospettiva è legata molto alla crescita dell’individuo. Questa cosa me la sono portata nel modo in cui analizziamo i giocatori e cerchiamo di farli crescere. Nel mio staff c’è una persona che si dedica interamente alla crescita individuale dei calciatori, per me e per noi è una cosa fondamentale ed è per questo che vogliamo essere il più precisi possibile e essere al servizio dei nostri giocatori, cercando di dare loro un contributo tecnico, tattico ma anche emotivo, perché la verità è che sono ragazzi giovani che si trovano in contesti di alta performance e che hanno bisogno di essere migliorati come calciatori ma anche accompagnati nel loro percorso umano. Dove non arriviamo noi abbiamo la fortuna di avere uno staff ampio con figure che ci aiutano a coprire altre aree specifiche, attraverso il lavoro di tutti dobbiamo fornire il miglior servizio possibile ai nostri calciatori e alla società per cui lavoriamo”.

    GHISOLFI - “Abbiamo un ottimo rapporto, è stata la persona che mi ha dato l’opportunità di tornare in un campionato così importante in Europa. C’è tantissima gratitudine, credo che lui abbia delle grandi qualità con un metodo di lavoro molto preciso e chiaro, sa bene quale è la direzione che vuol prendere. Questo è fondamentale perchè quando si ha un metodo di lavoro e si ha una struttura mentale che ti porta ad organizzare la squadra in un certo modo, credo che sia la cosa più importante perchè non sono mai decisioni campate in aria o prese per quello che è la sensazione del momento ma un’analisi molto più profonda e dettagliata. Credo che sia un direttore di grande valore e spessore, Roma è una piazza di altissimo livello, sono sicuro che si farà valere come ha fatto nelle due esperienze in Francia. Credo che la sua opportunità se la sia guadagnata con tanto lavoro, dedizione e idee chiare. Ha davanti un orizzonte di ambizioni che ha sempre portato avanti con grande umanità e valori”.

    OBIETTIVI E AMBIZIONI - “Sarò felice tra un anno se? Se saremo qui a parlare con lo stesso entusiasmo. Sono tante le emozioni, le aspettative e le ambizioni. Come ho detto prima, tutti i traguardi che ci mettiamo davanti saranno raggiungibili se saremo in grado di costruire un gruppo di lavoro coeso e che abbia voglia di rimboccarsi le maniche, avendo voglia di sudare per una maglia prestigiosa: credo che indossare una maglia così possa essere qualcosa di eccezionale per qualsiasi calciatore. Dalla creazione di questo gruppo andranno aggiunte idee, proposte, la volontà di allenarsi bene e tanto, provando a lavorare più e meglio degli altri. I conti si fanno alla fine, pensare oggi di guardare troppo lontano è complicato. Il mio target oggi è il 18 di giugno, andando avanti passo dopo passo. Alla fine, per quello che è la mia esperienza, quando ho guardato troppo lontano ho fatto fatica. Guardando passo dopo passo ho avuto i momenti migliori, con grandi soddisfazioni che mi hanno permesso di andare avanti nel mio percorso. Spero di avere ancora l'umiltà per rimanere nel giorno per giorno, che è la cosa più importante e che spero di trasmettere al nuovo gruppo di calciatori che incontreremo”.

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