Gattuso non piace a tanti milanisti, che pure lo hanno amato come miglior sostegno muscolare e soprattutto caratteriale di una squadra strapiena di talento, quella di Carlo Ancelotti. Non piace perché non ha il phisique du role, perché non dà gioco alla squadra, perché non ha esperienza ad alti livelli. Come conseguenza, sostengono i detrattori, meglio cambiare.


L’operazione che intendiamo affrontare è quella di smontare, pezzo per pezzo, la costruzione anti-Gattuso. Siamo convinti che, nelle ultime due stagioni, Rino sia stato uno dei pochi a salvarsi davvero dalle sbandate del Milan.

Punto 1: non ha il fisico da tecnico del Milan.
Intanto Gattuso rappresenta il milanismo più di tanti altri suoi predecessori. Sa cosa significa indossare quella maglia, lui che l’ha impregnata di sudore pur di onorarla. Troppo sincero nelle critiche a se stesso e alla squadra? Troppo onesto fino a sfiorare il masochismo? No, nemmeno questo può essere un punto a suo sfavore. Lo è solo per la parte più ipocrita del calcio italiano. L’onestà paga sempre. Semmai in certi momenti sembra compiacersi della sua eccessiva durezza quando parte in rassegna dei suoi errori degli errori dei giocatori. Può limare, questo sì: quando dice “siamo stati degli asini” basta una volta, il messaggio arriva lo stesso.

Punto 2: non dà gioco alla squadra. Questa non è nemmeno originale perché è la stessa colpa che una parte della tifoseria juventina addossa ad Allegri, dopo 5 scudetti, 4 Coppe Italia e 2 finali di Champions. Quanto meno è in buona compagnia. La qualità del gioco dipende soprattutto dalla qualità dei giocatori. Mettiamo per ipotesi che il club rossonero decida di costruire una squadra da scudetto: quanti titolari, di quelli di oggi, possono essere confermati senza discussione? Tre: Donnarumma, Romagnoli e Piatek. Con uno sforzo possiamo metterci anche Suso (se decide di giocare ad alti livelli con continuità) e Paquetà (se trova il ruolo preciso in Italia). Ecco, se il Milan compra grandi giocatori e la squadra non decolla sul piano del gioco, allora via Gattuso. Ma se in mezzo al campo hai Kessie, Biglia, Bakayoko e Calhanoglu non puoi inventare chissà cosa. Molti parlano del gioco di ten Hag, dimenticando che conta su campioni come De Jong, van de Beek, De Ligt, Neres, Tadic e Ziyech.

Punto 3: non ha esperienza ad alti livelli. Vero. Ha solo due anni di Milan, il suo passato è in B con Palermo e Pisa, in C col Pisa, in Svizzera (Sion) e in Grecia (Ofi Creta). Ma aveva esperienza Mancini quando ha debuttato sulla panchina della Fiorentina? O Simone Inzaghi nella Lazio? O Mihajlovic quando andò per la prima volta a Bologna? Certo, se il Milan al posto di Gattuso prende Allegri, tanto per fare un esempio, allora non c’è dubbio che si tratti di un passo in avanti. Se prende Conte, Sarri, Pochettino, Gasperini, ok, ma se la scelta si orienta su un altro profilo dello stesso livello di Rino, allora il Milan commette un errore. Maldini rifletta, freddamente come dice lui, anche su questo. Gattuso è una garanzia. Lo dice la sua storia, da giocatore e da allenatore.