Commenta per primo
La vera immortalità, sosteneva Ugo Foscolo, deriva dalle azioni che un uomo compie in vita. Finché queste verranno ricordate nessuno muore del tutto.
E' per questo motivo che per il popolo del Genoa Gianluca Signorini è come se non se ne fosse mai andato. E non importa se gli annali raccontano un'altra storia.

Il cuore del Capitano del Grifone più forte degli ultimi 90 anni ha smesso di battere esattamente 17 anni fa, in una malinconica giornata di metà autunno, sconfitto da un mostro tremendo che ti devasta il corpo ma ti lascia lucida la mente. Era il 6 novembre 2002. 6, come il numero di quella maglia vestita e difesa per otto intensissime stagioni quasi fosse una seconda pelle e da quel maledetto giorno negata a chiunque non abbia il suo identico dna.

Simbolo di un calcio che non c'è più, Signorini pur non dedicando la sua carriera esclusivamente ai colori rossoblù è stato e rimane la Bandiera del club più antico d'Italia. Un riconoscimento conquistato sul campo e non certo attribuitogli per pena o per rimorso quando la malattia aveva ormai preso il sopravento su di lui. Gianluca è sempre stato l'idolo del popolo genoano. Fin da quando con un ossimoro fatto di grinta ed eleganza dirigeva la retroguardia del Grifone prendendolo per mano negli anonimi campi di Serie B e accompagnandolo nei templi più scintillanti d'Europa, resistendo alle lusinghe delle molte sirene che volevano portarlo lontano da quella che lui, pisano vero ed orgoglioso, considerava molto più di una seconda casa.

17 lunghissimi anni senza il Capitano. Sembrano un'eternità. Ma sono solo un mero dato numerico fine a se stesso. Perché Gianluca è vivo nel cuore e nelle mente di tutti i genoani. Anche di chi non l'ha mai visto giocare. E con loro continua a correre, soffrire, gioire.