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Per molti Rolando Maran rappresenta soltanto la terza scelta della dirigenza del Genoa. Un allenatore arrivato a Pegli dopo che chi lo precedeva nella graduatoria delle preferenze societarie era venuto meno, per un motivo o per l'altro. Ed in effetti è impossibile nascondere che se lo Spezia non avesse fatto muro su Italiano e D'Aversa non si fosse mostrato poco convinto del progetto rossoblù oggi il tecnico trentino sarebbe ancora a godersi le vacanze. 

Eppure, nonostante queste non certo idilliache premesse, sono convinto che una volta presa la decisione di liquidare Nicola il Genoa non potesse fare scelta migliore. Lo affermo con il senno del prima. A bocce ancora rigorosamente ferme e con una squadra ancora tutta da costruire. A costo di essere smentito e di venire sbeffeggiato da qui all'eternità nel caso in cui le cosa non dovessero andare come penso. 
Maran è un professionista esperto, preparato e che non ha nulla da dover dimostrare. Un tecnico che sa imporre se stesso e le sue idee senza per questo essere granitico ed intransigente riguardo alle proprie convinzioni. Uno che sa osare senza strafare. Questo almeno dice di lui la sua carriera, frenata forse da un appeal misteriosamente inferiore a quello di colleghi molto più pubblicizzati ed elogiati. Eppure nell'ultimo decennio l'ex difensore ha saputo scrivere pagine di storia inedite in ogni club in cui è transitato. Per informazioni citofonate alle sedi di Varese, Catania e Chievo. Solo a Cagliari ha (parzialmente) fallito. Ma chi gli è subentrato non ha fatto certo meglio. Anzi. Spesso poi Maran ha saputo abbinare risultati e bel gioco, scovando praticamente il Santo Graal del calcio. Ciò che tutti i presidenti ed i tifosi augurano al proprio club. 

Al Grifone riuscire a convincere pubblico e critica sarà un po' più difficile e non a caso, ma anche per mancanza di continuità progettuale, nessuno lo ha mai fatto dalla fine dell'era Gasperini. A Maran tuttavia non gli si chiederà tanto, almeno all'inizio. Ciò di cui il popolo rossoblù ha bisogno in questo momento è prima di tutto tranquillità e stabilità. Quella famosa mancanza di sofferenza che, malgrado le promesse, è stato un miraggio nell'ultimo quadriennio. Se questi arriveranno poi si potrà pensare anche all'estetica. Ma per ottenerla serve tempo e una fiducia. Ciò che i predecessori di Maran non hanno avuto e che lui si spera possa ottenere.