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Hakimi deve migliorare la fase difensiva, il mantra è questo. In che senso? Ho riguardato tutti i gol subìti dall’Inter finora in campionato e in Champions. Tolto il retropassaggio funesto di Madrid, errore chiaro e marchiano ma non certo ‘difensivo’, grosse responsabilità del marocchino non ne ho viste nelle restanti 21 reti incassate dai nerazzurri (9 in UCL, 13 in Serie A). Dunque perché Darmian? Cosa c’è dietro alle recenti scelte tecniche di Antonio Conte? La questione è interessante e ricca di sfumature. Seguitemi.
 
 
FACCIAMO UN GIOCO - Prendiamo martedì sera, il primo gol di Pléa. Immaginate di trovarvi in una chat di giovani allenatori, patentati e no: chi ha sbagliato maggiormente secondo voi fra i difensori dell’Inter? Avanti, scrivete la vostra. C’è questo pallone che Stindl apre per Lazaro infilando centrale e braccetto (De Vrij e Bastoni). Young, il quinto di sinistra è fuori dai giochi. Sul lato debole invece Darmian marca Thuram, al centro Skriniar è attaccato a Pléa.
 


Thuram attacca forte il primo palo, le punte incrociano. Come comportarsi qui? (Guardate la testa di Skriniar, per un attimo vede cosa sta avvenendo sul lato debole…).



Innanzitutto, digita qualcuno nella chat immaginaria, occorrerebbe sapere quali sono le consegne di Conte: l’Inter marca a zona o a uomo dentro l’area? Ora è chiaro infatti che nel 2 vs 2 che si profila bisogna intendersi fra difensori. Il focus va dunque sul comportamento di Darmian e Skriniar. Secondo alcuni sbaglia il primo, stando agli altri il secondo. I primi sono i sostenitori della zona, i secondi della marcatura a uomo in area. Per gli uni Darmian non doveva abbandonare la sua zona, lasciando a Skriniar il tempo di raggiungere il corto, così da piazzarsi davanti a Thuram. Per gli altri Skriniar banalmente ha perso l’uomo. Facciamo notare che Bergomi (ossia la voce della tradizione italiana) in telecronaca non ha avuto dubbi: “Lo perde Skriniar”.



Vedete lo squilibrio che si crea quando due difensori interpretano una situazione in maniera opposta? Il punto è capire chi ha interpretato male. Mi spiego meglio: quand’anche Skriniar avesse rispettato una consegna teorica (correre verso la sua zona, in traiettoria), la ragione in questo caso specifico starebbe comunque dalla parte di Darmian. Perché Skriniar qui è accidentalmente in ritardo sulla sua zona, non può mai arrivarci in tempo, dunque Darmian è come costretto dalla circostanza a seguire sul primo palo Thuram, poiché è l’unico che può arrivargli davanti. E in effetti  davanti ci arriva, e bene anche, “sentendo l’uomo”. L’applicazione di Darmian, l’estrema attenzione, la scelta non dettata da un dogma cieco ma dall’interpretazione del contesto. Al contrario Skriniar rimane a metà strada fra i due compiti (coprire la sua zona o marcare l’uomo), come in confusione fra teoria e pratica. Quando se ne avvede, ormai è troppo tardi.



Mi sono dilungato in questo giochino al fine di mostrare che “il non saper difendere” che tutti noi e in primis il suo allenatore imputiamo ad Hakimi forse è un po’ da relativizzare, considerando certi gol subìti finora dall’Inter, anche in assenza del marocchino. La questione a mio avviso è un’altra.    
 
5-3-2 E DIFESA POSIZIONALE? MEGLIO DARMIAN – È da due partite che l’Inter ha cambiato atteggiamento strategico e così facendo ha ritrovato i risultati. Una piccola svolta reazionaria, un ritorno all’ordine dopo i sogni avveniristici di inizio stagione (gioco meno diretto, Kolarov braccetto, 3-4-1-2, Hakimi titolare…). Ed ecco allora il piano b, che è poi il solito di Conte, quello che gli dà maggiori certezze. Forse, è solo un modo di congelare provvisoriamente il cambiamento tentato e comunque in atto. Conte machiavellico: qualcosa non funzionava e servivano vittorie. Così sia contro il Sassuolo che contro il Borussia M’Gladbach si è rivista una squadra più compatta, più coesa, in grado di sostenere fasi di difesa posizionale nella propria metà campo, e dunque micidiale nelle transizioni. Nel 5-3-2 difensivo dell’Inter contro il Sassuolo, notiamo la catena muscolare di destra pensata per arginare con raddoppi sistematici il talento di Boga. Darmian in un contesto del genere, ovvero quando l’Inter accetta di difendersi nella propria metà campo, è chiaramente più funzionale di Hakimi.



Potremmo dunque rovesciare il problema: non è Hakimi che deve imparare a difendere meglio. Hakimi è Hakimi. È l’Inter che, di recente, ha assunto una fisionomia e un atteggiamento difensivo nel quale i limiti del marocchino emergerebbero di più. In questa ‘nuova’ linea è evidentemente più funzionale Darmian. Più contiano. Sotto, l’Inter contro die Fohlen, i Puledri di Marco Rose. Cinque, tre, due. Darmian a contrastare la fisicità di Thuram.



QUINTO IDEALE PER CONTE – E non è che Darmian poi se ne stia buono buono dietro. Come sappiamo nello sviluppo offensivo l’Inter alza i laterali, e Darmian pur non essendo un campione di creatività riesce ad essere molto puntuale e pericoloso nei movimenti richiesti da Conte. Sia quando va a chiudere di testa sul secondo palo un traversone proveniente dalla sinistra (meglio di Hakimi nel colpo di testa), sia quando, tipicamente, i nerazzurri costruiscono sul centrosinistra per chiudere l’azione a destra, vuoi con un tiro del quinto o un suo cross dal fondo. Esemplare il primo gol rifilato al Borussia M’Gladbach martedì sera. Palla recuperata da Brozovic, Barella al volo per la sponda (di tacco!) di Lukaku, inserimento della mezzala opposta (Gagliardini) e due contro uno sul lato debole.



Darmian non manca all’appuntamento e concretissimo calcia sotto le gambe del portiere. Momento d’oro per lui.

E HAKIMI? – Come utilizzare Hakimi in questo nuovo contesto e specialmente contro squadre abili nel possesso? Come Super-Sub ad esempio, per cambiare marcia nella ripresa. Non dimentichiamoci che nella serata del gol di Darmian, Hakimi ha fatto l’assist per il terzo gol decisivo. È già il quarto da quando è all’Inter (3 in campionato, 1 in UCL). Altra azione tipo: la seconda punta che va incontro, il quinto che parte e attacca lo spazio dietro la linea. Sanchez, appena entrato, controlla e lancia il veloce marocchino.  



FACCIAMO UN ALTRO GIOCO – Ma facciamo un altro gioco, torniamo in chat. Vi giro le immagini che precedono il raddoppio di Pléa. Solita verticalizzazione per Lukaku, con Sanchez che gli corre ‘sotto’ per ottenere una sponda del centravanti. Se riceve bene, cambio di gioco senza pensarci per Hakimi, altissimo e aperto sul lato debole.



Il problema è che Sanchez perde l’attimo, cincischia. Guardate ancora com’è alto Hakimi, e quale occasione sciupa l’Inter. Prenderà gol addirittura. Vedete anche come stanno i tre centrali? Il più distratto e mal posizionato dei tre sembra Bastoni. Si scorge già il circuito letale della transizione fulminea degli uomini di Marco Rose. Se Neuhaus intercetta questo pallone aziona Thuram, che a sua volta attiva Pléa. Andrà proprio così: due passaggi e il Borussia è in porta. A nessuno, giustamente, è venuto in mente di 'incolpare' Hakimi.



Bene, ora prendiamo il primo gol subìto dall’Inter contro il Parma. Ricordate? Sulla palla persa da Lautaro (simile a quella persa da Sanchez sopra contro il Borussia), notiamo il movimento dei due quinti nerazzurri. Utilissimo: sono proprio Hakimi e Darmian, uno a destra, l’altro a sinistra. Si comportano entrambi nello stesso modo, secondo il credo del proprio allenatore. Rispetto alla situazione col Borussia, Hakimi è addirittura molto più ‘basso’. A quanti di noi, tuttavia, è venuto facile individuare in Hakimi uno dei responsabili della linea difensiva sul lancio successivo di  Hernani per Gervinho? Non è di gran lunga più inquietante il posizionamento di De Vrij (braccetto destro per l’occasione)?



LA DIFFERENZA VERA – La differenza vera fra Darmian e Hakimi riguarda forse principalmente l’aggressività, quella fame anche un po’ sporca che piace un sacco a Conte; non tanto e non solo l’applicazione difensiva. Certo, Darmian è più difensore, più attento, va da sé. Ma ciò che al momento serviva ritrovare all’Inter era un certo tipo di impatto sugli avversari. Il primo pallone toccato da Boga in Sassuolo-Inter parla da sé.   



È il morso ritrovato del Biscione. L'Inter c'è.



Insomma, l’aggressività di Darmian potremmo definirla un moltiplicatore di transizioni. D’altra parte Darmian arriva dal Parma solido e micidiale in contropiede di D’Aversa. Che è un po’ il contrario del Dortmund sempre troppo bellino, lezioso e mellifluo di Favre, se ci pensate…