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Due delle tre reti segnate dall’Inter contro la Roma nascono da situazioni in cui ritorna una costante significativa: il taglio del quinto, Dumfries nel primo gol, Perisic nel secondo. Che novità, direte. Ebbene, l’obiettivo di questo articolo è proprio tracciare differenze laddove tutto sembra simile o già visto. C’è taglio e taglio infatti. A volte lo stesso strumento tattico, divenuto prevedibile in una data posizione se praticato da un determinato giocatore, ritrova efficacia se trasposto a un’altra altezza di campo, o se effettuato da un nuovo attore. Il massimo della sorpresa avviene quando questi due cambiamenti si fondono. È il caso particolare dei tagli di Dumfries. In cosa differiscono ad esempio rispetto a quelli che faceva Hakimi con Conte? E quali sfumature esistono nel sistema di Inzaghi fra il modo di essere quinto dell’olandese e il modo di essere quinto di Perisic?

I TAGLI ESTREMI DI DUMFRIES- L’azione dell’uno a zero contro la Roma ci viene subito in aiuto per rispondere alla prima di queste domande. Contano, sì, le caratteristiche degli interpreti, ma conta anche il sistema all’interno del quale questi interpreti operano. La domanda da porsi non è soltanto quale cilindrata abbia Dumfries e quale invece avesse Hakimi. Non è solo una differenza quantitativa o qualitativa dell’individuo. È cosa gli chiedo di fare e perché e quando all’interno di un determinato stile di gioco. I tagli di Dumfries sarebbero diversi se lo allenasse Conte, cioè se l’Inter giocasse ancora come giocava l’anno scorso. Ecco che invece assistiamo ad azioni del genere.



Una sequenza di passaggi medio-corti, le due punte in dialogo ma ‘sciolte’ (una delle quali defilata) e soprattutto questo taglio estremo, profondissimo del quinto opposto Dumfries (in uno contro uno con Zalewski). Non potrebbe esistere questa situazione di gioco senza due fattori fondamentali e interdipendenti. Il primo e più importante dei due: la credibilità e varietà del palleggio della squadra di Inzaghi che creano tutta una serie di minacce. Secondo elemento: l’atteggiamento difensivo della Roma. Poiché il palleggio in generale e in particolare la costruzione bassa dell’Inter sono diventati meno schematici, gli avversari vengono attratti e infilati in molti più modi. Le punte nerazzurre possono fungere da esca, non sono più i terminali spietati di Conte. Ora lasciano spazio a nuovi protagonismi.



Vi rendete conto che Dumfries è andato a concludere col mancino di là dall’asse centrale del campo? Ma neanche Theo Hernandez si spinge tanto oltre senza palla. 
Tagli del genere, a questa altezza di campo, avrebbero poco senso senza l’accompagnamento in ampiezza del braccetto propositivo (vedi Skriniar nell’immagine qui sopra). Insomma un’idea coraggiosa tira l’altra, deve esserci coerenza nella struttura profonda del gioco. 

LA DIFFERENZA CON HAKIMI -  Vogliamo vedere dove stavano Hakimi e Skriniar l’anno scorso a questa altezza di campo? Eccoli qua, contro lo Spezia.



L’Hakimi di Conte a questa altezza di campo doveva ricoprire tendenzialmente la massima ampiezza sul lato debole. Per i famosi cambi di gioco dopo il gioco a due delle punte strette, rigidamente centrali e vincolate l’una all’altra. E Skriniar, dietro? Più bloccato naturalmente. Hakimi i tagli non è che non li facesse, li faceva prevalentemente più avanti, nell’ultimo terzo di campo, una roba decisamente meno rischiosa (vedi quel gol contro il Bologna, su lancio di Brozovic). 
Dumfries invece fa questi tagli più profondi e partendo spesso da una posizione di ampiezza relativa, a volte addirittura partendo dal centrodestra, perché Inzaghi ha ‘rotto’ il vincolo contiano delle due punte. Guardate qui sotto contro la Salernitana cosa intendo. 


Sanchez è sceso molto a dialogare in zona palla (minaccia palleggio corto), e per fare questo si è ‘slacciato’ dal compagno di reparto Dzeko, che nel frattempo ha attaccato liberamente una profondità, servito in verticale da Brozovic. Ma se Sanchez  ha svuotato la sua area di pertinenza al fianco o sotto al bosniaco, ecco che può arrivare proprio Dumfries a riempirla tutta con la sua fisicità a sorpresa, praticamente da attaccante vero e proprio. E quel D’Ambrosio che accompagna dietro di lui, in ampiezza, non è un terzino, è un braccetto iperpropositivo. Tutto si tiene e tutto si chiama. 
Tornando all’andata con la Roma, altra partita super dell’Inter (e forse non è un caso),  bisogna ricordare il primo gol di Dumfries in Serie A. Più che un semplice colpo di testa su cross a difesa in area, fu un altro attacco alla profondità, di là dalla difesa giallorossa. Hakimi non faceva questi gol, segnava e riceveva palla in maniera diversa. 



E PERISIC ALLORA? - Nella partita dello scorso sabato, anche Perisic a un tratto ha optato per questa idea di taglio ‘sopra’ i due attaccanti scesi a palleggiare.



Un taglio più normale, se vogliamo, meno esagerato, tant’è che Ivan è rimasto sul suo lato.



Perisic, tra l’altro, a differenza di Dumfries utilizza meno questa soluzione per fare gol. I due quinti di Inzaghi hanno segnato entrambi 5 reti al momento, ma Perisic ben 4 da palla inattiva (di cui uno su rigore). L’unica rete su palla ‘attiva’, oltretutto, il croato l’ha segnata a Firenze nel finale, passato a fare l’attaccante. Qui contro la Roma riceve il lancio di Dimarco nel corridoio di mezzo, sopra la testa di Mancini, ma anziché spingere come avrebbe potuto fare forse Dumfries fino in porta, preferisce sterzare indietro con il controllo e poi servire Brozovic, stranamente rimasto largo a sinistra. È l’azione del raddoppio nerazzurro.