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Che bella l'Inter brutta e vincente. Il sofferto successo contro la Fiorentina (complimenti ai viola, che giocatori i classe 1997 Chiesa e Milenkovic!) fa ritornare in mente la squadra apprezzata all'inizio dello scorso campionato. Quando i nerazzurri, trascinati dai gol di Icardi e dalle parate di Handanovic, sorpresero tutti inanellando una serie di 16 risultati utili consecutivi fino al pareggio dello Juventus Stadium. Invece in questa stagione sono arrivate subito le sorprendenti sconfitte con Sassuolo e Parma. 

Il primo passo per evitare altri passi falsi era quello di ritrovare lo spirito cinico dell'anno scorso, proprio come si è visto nelle ultime tre partite vinte di misura: l'Inter doveva ripartire da qui e lo ha fatto. Spalletti è il primo a sapere che ora per crescere servirà maggiore qualità nel gioco, ma senza perdere la voglia di lottare e soffrire tutte insieme. Anche perché la fortuna aiuta gli audaci. Come Chiesa in occasione del momentaneo pareggio causato dall'autogol di Skrniar.

Al contrario dell'arbitro Mazzoleni e di Irrati al Var, "sfortunati" nel dover valutare diversi episodi dubbi: oltre al rigore concesso per fallo di mano di Hugo, richiesti altri due penalty su D'Ambrosio e Chiesa, il quale poi subisce due falli da Asamoah che rischia l'espulsione per doppia ammonizione. Vedere per credere le pagelle sui quotidiani sportivi in edicola oggi, che vanno dal 4 del Corriere dello Sport al 6 di Tuttosport

L'Inter di oggi ha il volto di Danilo D'Ambrosio, autore del gol decisivo; quella di ieri aveva la qualità di Cancelo e Rafinha, eppure con loro nel girone di ritorno erano arrivati 10 punti in meno (31) rispetto all'andata (41); quella di domani potrà contare anche su Lautaro Martinez, il giusto mix fra tecnica e grinta: due doti imprescindibili per tutti i club del mondo, nerazzurri compresi. 

Rispondendo a una domanda sui rimproveri ai neo-entrati Politano e Keita, Spalletti ha scherzato dicendo che "nello spogliatoio ci garba morderci tra uomini". Però è vero che il Toro argentino morde il freno: toccherà a loro tre (anche dalla panchina) rendere più imprevedibile la manovra offensiva dell'Inter. Tornata ieri alla vittoria casalinga in campionato dopo quattro giornate d'astinenza, segnale di come gli avversari a San Siro stiano trovando le giuste contromisure all'iniziale 4-2-3-1 di Spalletti. Pronto a cambiare sistema di gioco anche a partita in corso e a chiedere sempre di più ai propri uomini. 

@CriGiudici