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Il derby d'Italia è una fonte inesauribile di polemiche. Non ce ne sarebbe stato bisogno, ma l'ulteriore conferma arriva dall'ultimo Juve-Inter, con una lunga serie di episodi arbitrali discussi e discutibili. Calvarese non è stato né bravo, né fortunato. E meno male che non si trattava di una sfida decisiva per lo scudetto, altrimenti sarebbe successo il finimondo... 

Almeno su una cosa possiamo essere tutti d'accordo: come dice Baggio, al giorno d'oggi il regolamento del calcio agevola gli attaccanti. Finora in questa stagione sono stati fischiati 141 rigori in Serie A (record di 18 per il Milan, 10 per la Juve e 8 per l'Inter), 136 nella Liga spagnola, 116 nella Premier League inglese e 105 nella Bundesliga tedesca. Quest'ultimo è un campionato a 18 e non a 20 squadre, ma la sua media resta comunque inferiore. 

Così come il secondo cartellino giallo a Bentancur nella ripresa dopo quello risparmiato a Kulusevski nel primo tempo, i due rigori concessi alla Juventus gridano vendetta. Chiellini e Cuadrado volano a terra furbescamente, arbitro e Var abboccano all'amo. Beffando Darmian e Perisic, facendo scoppiare a ridere i telecronisti inglesi. Scherzo del destino, proprio nel giorno in cui riaprono le piscine all'aperto in Italia. 

Tra i due penalty a favore dei padroni di casa Chiellini trova il tempo per concedere il bis e il tris nella propria area a contatto con Lukaku in occasione dell'autogol del momentaneo 2-2 e, ancora prima, della girata al volo in rete di Lautaro. Il Toro non simula, ma anche quello su di lui è un tipo di rigore inconcepibile per quello che dovrebbe essere il giusto metro di giudizio. Urge una correzione al regolamento. 
De Ligt e Lautaro, fischi a parte, confermano di essere i due calciatori più internazionali del calcio italiano. Inoltre la partita di ieri allo Stadium dimostra che la Juventus possiede delle individualità d'altissimo livello. Non ne avremo mai la controprova, ma la sensazione è che, ad allenatori invertiti, lo scudetto sarebbe rimasto a Torino anche quest'anno. Più che per demeriti di Pirlo, per meriti di Conte e di chi li ha scelti. 

Spesso al tecnico nerazzurro è stato fatto pesare il suo ingaggio da 12 milioni di euro netti all'anno: una cifra che lo obbliga a fare la differenza. Ecco, in questo campionato la differenza l'ha fatta eccome. E nella prossima stagione, anche se resterà all'Inter come previsto dal suo contratto fino a giugno 2022, Conte non sarà più l'allenatore più pagato della Serie A. Infatti Mourinho ne guadagnerà 16 di milioni: 7 dalla Roma e 9 dal Tottenham. Lo Special One aveva ragione: non è "pirla".