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"Ottima partita, bravi tutti! Peccato il risultato, ma è difficile giocare a 11 contro 12!". Adrien Rabiot non digerisce la sconfitta in casa con l'Inter e punta il dito contro l'arbitro, "l'alibi dei perdenti" secondo lo stile Juve. Evidentemente il centrocampista francese è abituato troppo bene e non sa cosa voglia dire per davvero giocare in 11 contro 12, ma non si può fargliene una colpa. Infatti è nato nel 1995 ed è arrivato in Italia nel 2019, quindi non può conoscere la storia del calcio italiano prima di Moggiopoli. E poi in tutta la sua carriera, fatta eccezione per 4 mesi in prestito al Tolosa nel 2013, ha giocato soltanto in grandi squadre trattate con i guanti bianchi dagli arbitri: Paris Saint-Germain, Juventus e Francia per un totale di 387 presenze senza mai essere espulso... Ieri, nel giorno del suo 27esimo compleanno, ha voluto regalarsi la simpatia del popolo bianconero. Giustificando così, per una piccolissima parte, il suo principesco ingaggio da 7 milioni di euro netti all'anno. 

Lo stesso stipendio di Max Allegri, che prende quasi il doppio di Simone Inzaghi, il quale guadagna 4 milioni di euro netti a stagione.
Marotta ha scelto lui per il dopo Conte dopo aver incassato il no di Allegri, che ha preferito tornare a Torino anche alla panchina del Real Madrid. Nelle interviste del dopo-partita l'allenatore toscano ha preferito non parlare dell'arbitro, ma è voluto tornare sull'eliminazione dalla Champions League. Spiegando come, dopo aver rivisto la gara persa 3-0 in casa col Villarreal, abbia avuto la conferma che i giudizi di giornalisti e opinionisti italiani siano stati sbagliati per l'ennesima volta: "Non ne azzeccano mai una". Contento lui... La realtà dice che la Juve è stata fatta fuori dalla settima in classifica della Liga spagnola, mentre l'Inter è uscita andando a vincere ad Anfield contro il Liverpool, che si sta giocando la Premier League insieme al Manchester City. 

I nerazzurri hanno il miglior attacco della Serie A con 63 gol fatti, 16 in più dei bianconeri.
Eppure, dopo la cessione di Lukaku al Chelsea per 115 milioni di euro, sono arrivati Dzeko a titolo gratuito dalla Roma, Correa per 30 milioni dalla Lazio e a gennaio Caicedo in prestito dal Genoa con un saldo di 85 milioni in attivo. Invece la Juve ha perso Cristiano Ronaldo tornato al Manchester United per 15 milioni, ma ha preso prima Kaio Jorge (per 1,5 milioni dal Santos) e Kean (valutato 35 milioni tra prestito biennale e riscatto) in estate e poi a gennaio ha investito oltre 80 milioni per Vlahovic con un saldo passivo di oltre 100 milioni. Quindi ci sono 185 milioni di differenza. 
Inzaghi ha battuto Allegri sul suo campo preferito, anteponendo il risultato al bel gioco e ottenendo una vittoria di corto-muso praticamente senza tirare in porta. L'allenatore nerazzurro si è presentato senza voce alle interviste del dopo-gara, quando ha voluto evidenziare la disparità di trattamento ricevuta all'andata a San Siro, dove era stato allontanato dal campo e squalificato per aver lanciato una pettorina protestando dopo il rigore del pareggio fischiato per un contatto tra Dumfries e Alex Sandro. Invece, dopo il rigore di Calhanoglu, Allegri ha buttato via il giaccone e non è stato sanzionato. 

Ieri la Juve ha giocato bene e l'Inter no, ma è stata una partita in controtendenza rispetto al resto della stagione. Il che aumenta i rimpianti dei bianconeri (se Allegri avesse avuto sempre questo coraggio nello schierare una formazione così offensiva...) e diminuisce quelli nerazzurri per i passi falsi che hanno portato al sorpasso in testa alla classifica del Milan: è giusto pretendere lo scudetto da Inzaghi? No, ma bisogna provarci comunque. Anche se la benzina sembra essere finita, quella che non finirà mai è la voglia di difendere il tricolore sul petto con il cuore, con i denti e con le unghie. Vedere per credere l'azione palla al piede di uno stremato Barella che è andato via a 3 juventini, tra cui Rabiot. Skriniar e compagni lo hanno dimostrato ieri sera allo Stadium: qui non si molla nulla.