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Luis Enrique l'ha preparata benissimo, Alvaro Morata l'ha interpretata alla grande. Un'esclusione del genere, in una semifinale, contro la 'sua' Italia avrebbe fatto storcere il naso a chiunque, ma non al 7 della Spagna, che, entrato dalla panchina, ha messo in difficoltà i compagni bianconeri Bonucci e Chiellini come mai nessuno in questo Europeo: la ricerca della profondità, l'uscire a prender palla, il puntarli a velocità pazzesca ha spiazzato i due Azzurri, che hanno letto male alcune situazioni. Compresa quella che ha portato all'1-1 realizzato proprio da Morata. 

DUE FACCE - Dopo il gol ha creato ancora scompiglio, qualche volta creando per i compagni, altre volte intestardendosi e forzando la giocata, concluse con un nulla di fatto. Ma l'impatto sicuramente c'è stato. Poi c'è un rigore da calciare e lì, dagli 11 metri, come già successo nel recente passato, trema, mostrando la fragilità. Francesco De Gregori diceva che "non è da questi particolari che si giudica un giocatore"; Sandro Ciotti, invece, che "il calcio di rigore non è una lotteria, ma un fondamentale". Fondamentale in cui contano piedi, cuore, testa e carattere, quest'ultimo un punto debole di Morata, che a livello mentale, nella sua carriera, non si è mai riuscito a imporre con forza. 

TOCCA AD ALLEGRI - Ora tocca a Massimiliano Allegri far propendere la prima faccia di Morata, quella da classica, da sfida dentro-fuori, facendolo crescere anche da un punto di vista caratteriale, per avere quel Morata che nel 2014/15 realizzò 5 gol in Champions League, trascinando fino alla finale la prima Juventus del Conte Max. "​Lui è un giocatore da partita secca, è micidiale. Piaccia o non piaccia nella vita ci sono le categorie" diceva Allegri qualche giorno fa. E ora, dopo le vacanze di Alvaro, starà all'allenatore bianconero avere il suo "giocatore da partita secca, micidiale". Per il bene dello stesso Morata. E della Juve.