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L'Italia, si sa, non è al massimo del suo splendore calcistico in questi anni e nonostante l'ottimo lavoro di Conte, non riusciamo a scaldarci più di tanto per una nazionale che è oggettivamente povera di campioni. Non è un caso poi, il fatto che le nostre gare più belle le abbiamo realizzate esclusivamente contro il gotha del calcio mondiale. Ciò dimostra che per tirare il meglio di noi stessi abbiamo avuto sempre bisogno di sfide quasi impossibili. Non è un caso neanche il fatto, che le nostre partite più belle di sempre si fermino al 2006, anno della nostra ultima affermazione in una manifestazione internazionale, che coincise con la consacrazione dell'ultima vera grande generazione del nostro calcio: quella dei Totti, Del Piero, Inzaghi e Nesta. Da allora abbiamo imboccato un lungo sentiero in dolce discesa, e l'unico colpo di coda fu quello dell'Europeo 2012 con l'ennesima splendida vittoria contro i tedeschi nella semifinale; protagonista assoluto fu quel Mario Balotelli, che in quel momento sembrava un nuovo astro degno dei migliori Baggio e Rivera, salvo poi perdersi non si sa dove e come. Rituffiamoci quindi per un attimo nel passato e riviviamo le 10 partite più belle nella storia degli azzurri


1 Italia – Germania 4-3 (1970)


2 Italia – Brasile 3-2 (1982)


3 Italia – Germania 3-1 (1982)


4 Germania – Italia 0-2 (2006)


5 Italia – Argentina 2-1 (1982)


6 Italia – Brasile 2-1 (1938)


7 Inghilterra – Italia 0-1 (1973)


8 Italia – Brasile 3-3 (1997)


9 Italia – Cecoslovacchia 2-0 (1990)


10 Inghilterra - Italia 0-1 (1997)



1 Italia – Germania 4-3 (1970)

Italiagermaniaquattroatre si scrive e si legge tutta d'un fiato, è semplicemente ricordata da tutti come la partita del secolo. Tanto è vero che ancora oggi all'esterno del colossale Azteca campeggia una targa ricordo in omaggio ad essa. Brera da buon italianista qual era, non la pensava cosi, e per lui si trattò solo di una folle girandola di gol dove a farla da padrone fu l'agonismo allo stato puro, tanto che scrisse: “Il calcio giocato è stato quasi tutto confuso e scadente, se dobbiamo giudicarlo sotto l'aspetto tecnico-tattico. Sotto l'aspetto agonistico, quindi anche sentimentale, una vera squisitezza, tanto è vero che i messicani non la finiscono di laudare (in quanto di calcio poco ne san masticare, pori nan)” Forse non aveva tutti i torti, visto che ben quarant'anni dopo anche il Time la ricordò come una delle partite più belle di tutti i tempi...e a dirla tutta, anche gli americani non è che ne capiscano granché di calcio. Ma in fondo è proprio questa la forza di Italiagermaniaquattroatre.


2 Italia – Brasile 3-2 (1982)

Probabilmente è stata la nostra partita più bella di sempre. Meno mitica del 4-3 alla Germania ma più importante per la consapevolezza che ci lasciò in eredità. Dopo questa gara gli azzurri capirono di essere i più forti e di li a poco conquistarono i mondiali. Nel racconto popolare è passata come la vittoria di Davide contro Golia, ma in realtà sul campo ci dimostrammo superiori, sia dal punto di vista tattico che dal punto di vista tecnico. Ancora oggi c'è gente convinta del fatto che se avessimo rigiocato altre nove volte quella partita, avremmo perso sempre. Che dire.. evidentemente il destino ci diede l'unica possibilità buona per batterli e noi fummo capaci di prenderla al volo. I brasiliani vissero quella sconfitta come una catastrofe e ne avevano tutte le ragioni, visto che quella Selecao era semplicemente stupenda, ma nel calcio la bellezza non è tutto. A proposito: non vinciamo contro di loro da quella partita.


3 Italia – Germania 3-1 (1982)
La finale sulla carta non era affatto facile, partivamo da sfavoriti anche contro Rumenigge e soci. Eppure in cuor loro gli azzurri (ma soprattutto l'Italia intera) sapevano che sotto sotto si trattava solo di una complicata ma non troppo complessa formalità, un nodo da sciogliere con calma e consapevolezza. I ragazzi di Bearzot giocarono liberi e a cuor leggero, la voglia di vincere era superiore alla paura di perdere, infatti dopo il rigore sbagliato da Cabrini continuarono comunque a giocare alla grande. L'Italia era reduce da due vittorie leggendarie contro i mostri sacri sudamericani e quindi la Germania per quanto grossa e nerboruta potesse essere, non poteva farci alcuna paura. L'urlo di Tardelli rimane ancora oggi l'istantanea più bella nella storia della nostra nazionale. Quell'urlo fu cosi lungo e prolungato nella sua espressione di gioia incontenibile e allo stesso tempo folle, da risultare per certi versi paradossalmente simile a quello di Munch. In entrambi casi infatti, c'è una forma di dissolvimento assoluto del proprio ego in qualcosa di molto più grande.


4 Germania – Italia 0-2 (2006)

Di nuovo loro, ma soprattutto di nuovo noi per loro. Si gioca a Dortmund. I tedeschi, come se non ci conoscessero, avvelenano la vigilia della partita, condendola con il solito umorismo sciovinista. Siamo alle solite: spaghetti, pizza, mafia e mandolino. Fanno finta di non sapere che siamo la loro storica bestia nera, vanno alla battaglia spavaldi e tronfi come sempre, ed erigono il muro umano della SudTribune, per una volta colorato di bianco anziché di giallo; ma non serve a niente, perché come avrebbe detto Leonida, è nero il terrore che afferra saldo i loro cuori. Visto che sono cosi attenti alla nostra cucina li bolliamo a fiamma alta per novanta minuti, ma essendo loro dei rigatoni, non bastano; rimangono duri fino al 118', quando Grosso si decide a togliere il primo dalla pentola. E' quasi al dente: interno sinistro a effetto, sulla destra di Lehman. Ma si dai è quasi fatta, ne togliamo un altro con Del Piero, stavolta la cottura è perfetta: interno destro all'incrocio dei pali. Scoliamo la solita pasta e mangiamocela alla faccia loro, noi andiamo a Berlino, loro non si sa...


5 Italia – Argentina 2-1 (1982)

Vecchi e sorpassati, indietro calcisticamente di almeno cinquant'anni. Cosi ci considerava alla vigilia di questa partita El Flaco Menotti. Per lui l'Italia era semplicemente il ricordo antico di un mostro di cui si favoleggiava nei lontani anni 30. Del resto non aveva neanche tutti i torti, visto e considerato lo spettacolo fatto di puro nulla che avevamo offerto nel primo girone di qualificazione. Invece proprio in quella partita l'Italia decise di risorgere, e come per magia gli azzurri si riappropriarono del loro blasone storico. All'improvviso arrivò quella grandezza che ci pervade sempre ed immancabilmente proprio nel momento in cui sembriamo spacciati. Ben poco fece per loro un talentuoso ma ancora fin troppo acerbo Maradona, bloccato nelle tenaglie di un implacabile Gentile. Una rasoiata di Tardelli e una fucilata di Cabrini, mandarono a gambe all'aria una supponente Abiceleste, alla quale rimase inutile la bomba su punizione di Passarella negli ultimi minuti della gara. L'Italia si guardò allo specchio e capi di non essere poi cosi brutta, anzi...


6 Italia – Brasile 2-1 (1938)

Il solito stucchevole, sublime, spettacolo verdeoro certo; ma anche e soprattutto,tanta ma tanta, arroganza e strafottenza. Questo era il super Brasile del 1938, una squadra tanto sicura di se, che non prese neanche remotamente in considerazione la possibilità di perdere contro di noi, che pure eravamo campioni in carica. Tanto è vero che, poco ci mancò che si misero a ridere, quando la nostra federazione chiese loro se erano disponibili a lasciarci l'aereo per Parigi in caso di una loro sconfitta contro di noi. Il loro fuoriclasse Leonidas neanche si degnò di scendere in campo, visto che i brasiliani consideravano più che certo il passaggio del turno. Ma fu un errore stupido come pochi altri se ne videro nella storia del calcio. La partita si giocò come si usava in quei tempi, ovvero con poca tattica e continui capovolgimenti di fronte; il Brasile poi nell'unico modo che ha sempre saputo, ovvero tutti in avanti all'attacco. Ma l'Italia si portò subito in vantaggio dopo appena cinque minuti con Colausig, per poi raddoppiare con il famoso rigore di Meazza, il quale a momenti dovette segnarlo in mutande visto che gli si ruppe l'elastico dei calzoncini. In mutande però ci rimase proprio il Brasile, che riusci solo a dimezzare lo svantaggio con Romeu Peliciari. Italia in finale e Brasile in tragedia, e non sarebbe stata neanche l'ultima volta.


7 Inghilterra – Italia 0-1 (1973)

Alla vigilia di questa gara amichevole ci definirono camerieri, e noi per non mancare di rispetto all'appellativo, rifilammo loro la nostra prima vittoria in quel di Wembley. Capello raccolse una respinta di Shilton su un tiro potente di Chinaglia e servi agli arroganti snob inglesi una sconfitta che non avrebbero mai più dimenticato. La cornice di Wembley con i suoi 100.000, la pioggerellina fitta e insistente, e la nostra voglia di rivalsa fanno di questa partita, forse non una delle più belle di sempre, ma di sicuro una delle più prestigiose e importanti soprattutto per il valore simbolico.


8 Italia- Brasile 3-3 (1997)

In pochi se la ricordano, visto che si trattò di una rivincita en passant del 1994, in un torneo amichevole di preparazione ai mondiali del 1998. Fu una di quelle partite piene di errori, ma ricca di capovolgimenti di fronte e gol a non finire, qualcosa di molto simile a Italiagermaniaquattroatre, ma senza tempi supplementari. Loro erano come al solito, ovvero traboccanti di fuoriclasse e barocchismi calcistici di ogni tipo. Basti pensare a Ronaldo, Romario e Roberto Carlos. Ma quella volta a differenza di tante altre li affrontammo senza alcun tipo di timore reverenziale. I veri brasiliani sembravamo noi e con Del Piero, Albertini e Inzaghi li colpimmo per ben tre volte, portandoci avanti con un perentorio 3-1. A quel punto reagirono in maniera selvaggia e ci riagguantarono con Ronaldo e Romario, e a momenti rischiammo anche di perdere. Una partita finita nel dimenticatoio, ma da rivedere assolutamente


9 Italia – Cecoslovacchia 2-0 (1990)

Le notti magiche, un Olimpico debordante di folla e le maglie azzurre come non mai, fanno di questa partita una sorta di manifesto di quello che avrebbe dovuto essere e invece non fu. Vicini in seguito all'infortunio di Vialli, vara il tandem bassotto Baggio-Schillaci. Sembra una follia giocare con quei due in avanti contro i giganti della Cecoslovacchia, ma Baggio suggerisce all'Azeglio nazionale di fare un gioco tutto rasoterra, cosi da rendere inutili i centimetri delle lunghe e minacciose ombre venute dall'Est. Il primo gol proviene dallo sviluppo di un calcio d'angolo, Giannini prova un tiro sbilenco da fuori area che si trasforma in un cross sul quale come un falco si avventa Schillaci, che di testa, pensate un po', trova il gol del vantaggio in mezzo a una foresta di lungagnoni. Poi al settantasettesimo nasce la leggenda di Baggio. Il non ancora codino ma già divino, in posizione di mezzo sinistro, triangola con Giannini a centrocampo, accelera brutalmente saltando il primo ed evitando come un cerbiatto un tentativo di tackle assassino, entra di prepotenza in area di rigore, ipnotizza con un paio di microfinte direzionali il secondo e pugnala il portiere con una rasoiata di interno destro a effetto. Estasi. Il Mondiale ci aspettava, ma noi non arrivammo mai e solo per colpa nostra.


10 Inghilterra - Italia 0-1 (1997)

Ciak si gira! Il remake della prima storica vittoria azzurra a Wembley si fece il 12 febbraio del 1997. Gli Azzurri sono nello stesso girone di qualificazione degli inglesi, e nella gara di andata affidano a Zola il ruolo che fu di Capello trentaquattro anni prima. Questa vittoria conferma due cose, e cioè che il mito di Wembley è solo un lontano ricordo, ma soprattutto che noi siamo meglio di loro. Poco importa se alla fine del girone arriveranno davanti a noi con un punto di vantaggio.


Antonio Martines