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Non è detto che gol arrivato quattro minuti dopo il novantesimo risulti dannoso per la Lazio. Non è detto che il vecchio genoano Ntcham, entrato da pochi minuti, non abbia fatto un Natale anticipato a Inzaghi e la sua scarna truppa. Se la Lazio vuole davvero competere per il quarto posto non può sciupare energie a metà settimana. Questa sera lo ha ampiamente dimostrato, giocando alla grande per mezz’ora, come sta facendo in campionato, per poi arrendersi alla feroce applicazione del Celtic, impegnato nel testa a testa con gli eterni rivali dei Rangers in un torneo che esalta ma non consuma. Celtic dalla gloria antica che però non possiamo annoverare fra le regine del continente, bravo, ordinato, con giocatori tecnicamente pregevoli come Forrest, Christie, Jullien, immarcescibili pedatori di avversari come Brown che corre ringhiando verso le quaranta primavere, con giovanotti dal futuro roseo come Edouard che la Lazio aveva adocchiato l’estate scorsa, ben assemblati dalla gloria locale Lennon. Però complessivamente modesto, diciamo da media-bassa classifica del nostro campionato.

La verità è che quando la Lazio abbassa il numero dei titolari, anche la Lazio diventa da media-bassa classifica. E anche quando i titolari sono costretti agli straordinari. Mai visto un Acerbi così in bambola, mai visto un Caicedo tanto assente, visto purtroppo troppo spesso un Milinkovic tanto abulico. Certo, la Lazio poteva anche vincere, perché dopo il pareggio scozzese il portierone Forster si è superato nel deviare due tiri a botta sicura di Immobile e di Luis Alberto, è però anche vero che gli uomini del Celtic si sono presentati a ripetizione davanti a Strakosha, due volte Luis Felipe e Vavro hanno stoppato gol quasi certi, due volte ci ha messo i guantoni il portiere albanese. E spesso, troppo spesso, a lanciare a rete gli avversari sono stati proprio i giocatori in maglia biancoazzurra. E’ stato Milinkovic a farsa scippare il pallone prima che Forrest pareggiasse il conto con un diagonale potente. Ed è stato Berisha a servire il pallone che, giunto a Ntcham, ha tolto alla Lazio ogni speranza di superare un girone di Europa League che pareva abbastanza semplice. Questa è la rosa della Lazio, questo passa il convento.

Inzaghi, come un certosino, conta i suoi uomini e scopre di rimanere come don Falcuccio, mastica amaro e va avanti come può. Deve persino inchiodare sul campo uno come Caicedo chiaramente inabile per l'infortunio alla spalla rimediato la scorsa domenica, perché di attaccanti - fuori uso Correra - altri non ne ha. Si possono criticare alcune scelte nei cambi - Lucas Leiva non era certo fra i peggiori - ma sono dettagli che contano poco. Conta che Jony ha fallito l'ennesima occasione, Berisha rischia di ricordare questa partita con la scritta "the end" sullo schermo. La Lazio può consolarsi con la sua prima mezz'ora, padrona del campo, sciolta, dominante. Neil Lennon aveva corretto l'assetto della gara di andata, nonostante dieci uomini su undici fossero stati confermati. L'unica novità era Hayes al posto dell'infortunato Bolingoli, un centrocampista per un difensore, difesa a tre per infoltire il centrocampo.

Pareva, per trenta minuti come già detto, che il marchingegno non avesse prodotto i risultati sperati. Lazio dilagante, Lucas Leiva signore della propria metà campo, sventagliate sulle corsie laterali dove soprattutto Lazzari toglieva il respiro ai laterali scozzesi calibrando traversoni al bacio che dopo appena otto minuti soffiato sui capelli di un mucchio di giocatori davanti alla porta del Celtic giungendo infine sul piattone di Immobile, solo soletto. E Ciro, di questi tempi, non fallisce. Solo un miracoloso recupero di Jullien sul bomber biancoazzurro ha evitato il raddoppio. E' bastato che la Lazio allentasse un po' i ritmi perché la rabbia scozzese si traducesse in un ribaltamento delle forze. Celtic a mescolare palloni, Parolo e Milinkovic schiacciati verso la propria area, rifornimenti zero la davanti, dove Immobile seminava terrore anche dopo il gol laziale numero 101 e quello stagionale numero 13. Ma di Immobile ce n'è uno solo. E c'è un solo Lazzari che sprinta e scodella traversoni millimetrici. Se nella ripresa anche lui è sparito, non è stato per colpa sua ma di una squadra ormai slabbrata che nonlo ha più cercato. Celtic promosso e con merito. Cluj quasi. La Lazio? Meglio pensare al Lecce.

IL TABELLINO


Lazio-Celtic 1-2 (primo tempo 1-1)

Marcatori 7' pt Immobile (L), 39' pt Forrest (C), 49' st Ntcham (C)

Assist: 7' pt Lazzari (L), 39' pt Elyounoussi (C)

Lazio (3-5-2): Strakosha; Luiz Felipe, Vavro (36' st Berisha), Acerbi; Lazzari, Parolo, Leiva (13' st Luis Alberto), Milinkovic, Jony (13' st Lulic); Caicedo, Immobile. All. Inzaghi

Celtic (4-2-3-1): Forster; Elhamed (38' st Bitton), Jullien, Ajer, Hayes; Brown, McGregor; Forrest (44' st Bauer), Christie (31' st Ntcham), Elyounoussi; Edouard. All. Lennon

Arbitro: Stieler (Ger)

Ammoniti: 42' pt Caicedo (L), 6' st Brown (C)