(La prima parte è pubblicata QUI)

Ma proviamo a vederle da vicino, queste plusvalenze che hanno generato così tante polemiche. Si è detto delle due realizzate con la Roma, nell'operazione che ha portato Radja Nainggolan all'Inter. Le sole a proposito delle quali si possa ragionare su cifre certe. Tutte le altre sono realizzate su cifre incerte. In alcuni casi sovrastimate, in altri casi inferiori a quelle circolate nelle cronache. Partiamo da quelle che riguardano calciatori veterani, e che avendo apportato al bilancio utili di entità contenuta hanno meno significato. Il riferimento è alle cessioni definitive di Geoffrey Kondogbia al Valencia e di Yuto Nagatomo al Galatasaray che frutterebbero rispettivamente 2,5 milioni di euro e 2,74 milioni di euro. Altre due cessioni che fruttano importi minori sono quelle di Rey Manaj all'Albacete, che darebbe una plusvalenza da 1,6 milioni di euro, e di Jonathan Biabiany al Parma che frutterebbe 1,5 milioni di euro. In tutto sarebbero circa 8,3 milioni di plusvalenze, rispetto alle quali non c'è alcunché di particolare da commentare.

Tutt'altro discorso per quanto riguarda i ragazzi della Primavera che hanno dato vita a un corposo esodo verso club di Serie A. I loro spostamenti meritano di essere analizzati, sia pure nel modo parziale cui si è obbligati dall'assenza di dati certi. Si scopre che tutti questi trasferimenti hanno due caratteristiche in comune: 1) sono inseriti nel contesto di uno scambio fra giocatori, ciò che istituisce un incrocio di plusvalenze fra i club; 2) sono accompagnati da accordi di recompra, che permetterebbero all'Inter di riacquisire i calciatori allo scadere di un termine prefissato. Il primo caso in esame è quello dell'attaccante danese Jens Odgaard, classe 1999, trasferito al Sassuolo per 5 milioni di euro, con plusvalenza che ammonterebbe a 3,8 milioni. Il passaggio del danese al club emiliano è avvenuto entro il 30 giugno, e si è intrecciato con quello di Matteo Politano dal Sassuolo all'Inter avvenuto dopo il 1° luglio. Schema tipico di una situazione che vede la società nerazzurra impegnata anno per anno nella corsa ai comportamenti di bilancio virtuosi da compiersi entro la data di presentazione del bilancio annuale. Poi col mese di luglio partono i baccanali. È tipica anche la formula usata per l'acquisizione di Politano: prestito oneroso per un anno a 7 milioni di euro, con riscatto opzionale alla fine della stagione 2018-19 che comporterà l'esborso di altri 20 milioni di euro. A costo di risultare pedanti, va ribadito che si sta parlando di cifre non ufficiali. E per il momento rimandiamo altre considerazioni a una fase più avanzata dell'analisi. Oltre allo spostamento di Odgaard in direzione Sassuolo, vanno registrati i trasferimenti di due coppie di calciatori: una coppia con destinazione Atalanta, l'altra con destinazione Genoa.

All'Atalanta vengono spediti Davide Bettella, difensore classe 2000, per una cifra di 7 milioni di euro che sarebbe anche il valore dell'intera plusvalenza, e Marco Carraro, mediano classe 1998, per una cifra di 5 milioni di euro che anche in questo caso corrisponderebbe all'intera plusvalenza. Torna l'interrogativo: cifre esagerate? Di sicuro, parecchio generose. Bettella, da poco maggiorenne, è campione d'Italia con la Primavera nerazzurra e nazionale Under 19, ma non ha mai giocato una partita fra gli adulti. Dare a un calciatore così in erba una valutazione di 7 milioni è certamente un bel gesto di fiducia. Quanto a Carraro, 20 anni compiuti lo scorso gennaio, ha alle spalle il mezzo campionato di B disputato a Pescara a partire dalla finestra di campionato invernale. Un'esperienza a fasi alterne, che gli ha visto conquistare la maglia di titolare nella parte centrale del girone di ritorno per poi chiudere da panchinaro fisso nello scorcio finale. Vale 5 milioni di euro? Soprattutto, i due valgono i 12 milioni di euro che l'Atalanta avrebbe versato ai nerazzurri? Lo scetticismo è lecito, ma sarà il campo a dire. Quanto all'incrocio di trasferimenti, esso avviene nella partita di giro che riguarda l'acquisizione da parte nerazzurra del difensore atalantino Alessandro Bastoni, giunta in conclusione del mercato estivo 2017. Dal bilancio dell'Atalanta chiuso il 31 dicembre 2017 si viene a sapere che per quella cessione il club bergamasco ha ricavato una plusvalenza da 10.599.999 euro. Va rimarcato che, anche su Bettella e Carraro, l'Inter si è assicurata il diritto di recompra.

E infine c'è la coppia di ragazzi ceduti al Genoa. Si tratta di Andrei Radu, portiere rumeno classe 1997, nella stagione scorsa in forza all'Avellino dove ha giocato 22 partite del campionato di B, e di Federico Valietti, difensore esterno classe 1999 dal curriculum simile a quello di Davide Bettella: campione d'Italia Primavera coi nerazzurri, nazionale Under 19 e nessuna presenza con gli adulti. Le cifre di cessione e plusvalenza per Radu e Valietti sarebbero identiche: 7 milioni di euro per entrambi, 14 milioni in totale. Ma voci che giungono da parte genoana sostengono che a Radu sia stata data una valutazione da 8 milioni di euro. Insistiamo: meglio aspettare il deposito dei documenti di bilancio. In cambio arriva dal Genoa il giovane Eddy Salcedo, attaccante italo-colombiano classe 2001 che ha già esordito in A. La formula di acquisizione di Salcedo prevederebbe 2 milioni di euro per il primo anno di prestito oneroso, un diritto di riscatto fissato a 8 milioni e eventuali bonus per 5 milioni. Tutti e tre i calciatori sono legati a accordi di recompra.

Dunque, analizzati uno per uno i casi suscitano perplessità relative, con alcune valutazioni che risultano credibili e altre francamente generose. Ma è la somma a lasciare perplessi. Limitandosi ai casi dei Primavera risulterebbe la cifra mostruosa di 34,3 milioni di euro di plusvalenze per 6 calciatori. L'impressione che si tratti d'eccesso è netta, e toccherà al campo confermarla o smentirla. Per il momento si può soltanto segnalare che l'Inter rilevi oltre 34 milioni di euro in plusvalenze, e che ciò serva a rientrare nei parametri del Fair Play Finanziario imposti dall'Uefa. Ma è sano questo modo di agire? E dobbiamo davvero considerarlo “Il Capolavoro”?

La recompra, il nandrolone dei bilanci – Bisogna chiarirsi le idee su un paio di questioni, la cui rilevanza ha carattere generale e non riguarda soltanto le cose interiste. Innanzitutto, c'è questo bizzarro meccanismo per cui fino al 30 giugno ci si dimostra dei modelli di gestione e virtù finanziaria, mentre dal 1° luglio si riparte con le spese in grande stile. Raccontano che nelle stanze del Club Financial Control Body dell'Uefa siano sempre più irritati da questo giochino. Si sentono presi in giro. Qualcuno vuol sostenere che esagerino?

Ma è soprattutto del meccanismo di recompra che bisogna avere paura.
E ancor più allarme deve destare che questa sciagurata gestione commissariale Figc l'abbia regolamentata. Chi ha seguito il lavoro di lobby che ha condotto a questo esito,  assicura che la maggiore pressione per lo sdoganamento del meccanismo di recompra sia venuta dalla Juventus. Ma altrettanto sicuro è che da parte degli altri club di A non vi sia stata opposizione. Resta il fatto che fino allo scorso 31 maggio tali accordi fra club fossero affidati a scritture private, poiché in termini di regolamenti federali non erano autorizzati. Invece il massiccio intervento sulle Norme Organizzative Interne della Figc (NOIF), reso noto dal comunicato ufficiale n. 58 del 1° giugno 2018, ha dato il via libera a tale formula. All'articolo 102, intitolato “Cessioni di contratto”, è stato aggiunto un lunghissimo comma numero 4. Dalla cui lettura si capisce che sono state reintrodotte dalla finestra le comproprietà cacciate dalla porta nel 2015. È stata persino riesumata la durata biennale dell'accordo, identica a quelle delle vecchie compartecipazioni. Ciò deve indurci a dire che si sia avuto un ritorno indietro? No, perché gli effetti del meccanismo vendi-e-ricompra sono peggiori di un ritorno indietro. Il meccanismo di vendita e recompra ha sui bilanci un Effetto Nandrolone. Gonfia i valori ma li rende anche d'impegnativa gestione. Specie se fra i club si realizza uno scambio di giocatori, e dunque il meccanismo è intrecciato. Si ha infatti una situazione in cui le due società si  concedono reciprocamente in bilancio plusvalenze presenti e differite, al pari degli attivi derivati dai calciatori acquisti. Per intenderci, prendiamo come esempio l'ultimo scambio che è stato illustrato poco sopra, quello fra Inter e Genoa. Stando alle cifre ufficiose, i due club si sono scambiati plusvalenze per 14 milioni di euro (a beneficio dell'Inter) e 15 milioni di euro possibili (a beneficio del Genoa). Ma incamerano anche dei corposi attivi di bilancio alla sezione “Immobilizzazioni immateriali”, relativi ai diritti pluriennali sulle prestazioni di calciatori. Il Genoa porta dunque nelle voci attive di bilancio i 14 milioni impiegati per Radu e Valietti, maggiorati degli eventuali costi accessori per commissioni e intermediazioni. Lo stesso da parte interista, che sia pure con una tempistica non unica iscrive come attivo di bilancio i circa 15 milioni per l'acquisizione di Salcedo, maggiorati degli eventuali costi accessori. Fra due anni le due società si restituiranno i calciatori, ma non solo quelli. Si scambieranno un'altra volta plusvalenze, perché nel frattempo il valore dei diritti pluriennali degli atleti ricevuti due anni prima sarà stato ammortizzato in buona parte, e dunque il prezzo della loro rivendita si convertirà in plusvalenza. Ma al tempo stesso le due società, per riprendere i calciatori ceduti due anni prima, dovranno impegnare cifre maggiori di quelle incassate per la cessione. E qui si tocca il nodo reale, ciò che fa del meccanismo di recompra un rischio pesante.

Il problema di questa formula è presto spiegato. Si ha A in casa, e di norma si tratta di un giovane promettente che in bilancio pesa per cifre irrilevanti se non per 0 euro. Lo si vende a un prezzo X, che per definizione è molto generoso, e grazie a ciò si realizza una plusvalenza. Ma ci si impegna anche a riprenderlo due anni dopo a un prezzo X + 1, e dopo averlo ripreso lo si trasforma in nuovo attivo di bilancio che però va sottoposto al ciclo dell'ammortamento. E se invece quel calciatore fosse stato mantenuto nei propri ranghi, senza essere sottoposto al meccanismo vendi-e-ricompra, cosa sarebbe successo? La mossa avrebbe avuto due effetti. Il primo: il calciatore non avrebbe generato plusvalenze. Il secondo: il calciatore non avrebbe costituito un attivo di bilancio, perché i suoi diritti pluriennali non sono mai stati acquisiti. In tal senso, il caso esemplare è quello di Francesco Totti. Un calciatore che ha condotto l'intera carriera in un solo club, la Roma. Ebbene, nei bilanci della Roma, il valore di Francesco Totti alla voce “diritti pluriennali” è sempre stato zero. La Roma non lo ha mai acquisito da altre società, e dunque non ha mai dovuto patrimonializzare la sua acquisizione né ammortizzarla. Invece un calciatore acquisito (o ri-acquisito) permette di iscrivere come attivo di bilancio la cifra impegnata per comprarne i diritti pluriennali, più gli eventuali costi accessori riguardanti le intermediazioni sulla compravendita.

Per rendere meglio l'idea, usciamo dall'astrattezza e andiamo nello specifico prendendo come esempi i casi appena illustrati di Radu e Valietti. Se l'Inter avesse deciso di tenerli, e avesse fatto firmare loro un nuovo contratto, l'attivo di bilancio per diritti pluriennali sarebbe stato pari a zero. Invece, quando fra due anni la società nerazzurra li riprenderà dal Genoa, potrà iscrivere in bilancio un attivo di oltre 14 milioni di euro (una cifra superiore a quella di cessione), alla quale andranno aggiunti gli eventuali oneri accessori. Dunque ci si avvicinerà i 20 milioni di euro. E intanto che Radu e Valietti trascorreranno due stagioni al Genoa, l'Inter può patrimonializzare Salcedo e portare in dote i costi che verranno capitalizzati in attivo per circa 15 milioni di euro. Ricapitolando: se Radu e Valietti fossero rimasti all'Inter e Salcedo al Genoa, per i due club vi sarebbero stati zero euro di plusvalenze e 0 euro di capitalizzazione per diritti pluriennali sulle prestazioni. Ma dato che questi calciatori vengono ceduti e poi ricomprati, i due club mettono a segno plusvalenze in due tempi diversi (prima il mio calciatore ceduto all'altro club, e dopo il calciatore dell'altro club ri-ceduto a esso) e patrimonializzano diritti pluriennali sulle prestazioni in due tempi diversi (prima il calciatore dell'altro club acquisito da me, poi il mio calciatore ri-comprato all'altro club).

A ogni modo, quanto detto fin qui farebbe sembrare che il giochino della cessione con recompra abbia effetti esclusivamente positivi sugli assetti di bilancio. Ma in realtà c'è la trappola appena dietro l'angolo. I rilevanti attivi che vengono dall'acquisizione di Salcedo e dalle riacquisizioni di Radu e Valietti hanno come conseguenza un pesantissimo aumento delle cifre da ammortizzare (e il discorso vale anche per il Genoa, ovviamente). E proprio qui sta il punto. È venuta fuori la parolina magica: ammortamenti. Quella che fa perdere il sonno a chi guarda oltre “Il Capolavoro” perché deve tenere d'occhio i conti.

Lo stress degli ammortamenti - Eppure nelle settimane precedenti era giunto dall'Uefa un messaggio chiaro. A differenza della Roma, l'Inter rimane sotto procedura di settlement agreement almeno per un'altra stagione. Motivo? A dispetto dei miglioramenti conseguiti riguardo a altri parametri, nell'ultimo bilancio presentato all'Uefa (quello chiuso il 30 giugno 2017) la situazione è addirittura peggiorata proprio per ciò che riguarda gli ammortamenti. Il dato relativo alle immobilizzazioni immateriali, cioè quello in cui sono inseriti i diritti economici di calciatori, è quasi raddoppiato: dai 43.800.308 euro del 30 giugno 2016 ai 77.831.221 del 30 giugno 2017. E di questo passo il dato minaccia di crescere a dismisura. Perché oltre a operare sul mercato in entrata senza lesinare, come sta già facendo, l'Inter dovrà pure ricomprare fra due anni i calciatori ceduti. Altri attivi patrimoniali che significheranno altri ammortamenti. Un pericolosissimo giocare col fuoco. E non è ancora tutto. (2. continua)

@Pippoevai