Cosa ci ha detto l’ultima partita di Chiesa? Il talento classe ’97 si avvicina a un match importante come Juve-Fiorentina dopo aver attraversato un periodo complicato. Prima l’infortunio muscolare che lo ha tenuto fuori col Torino, poi la sconfitta col Frosinone e la vicenda Pioli, con tutti i suoi riverberi emotivi. Da ultimo, Montella, e il parlar tanto di 3-5-2, di posizione nuova, più lontana dalla porta. Arriva infine Fiorentina-Bologna, la risposta del campo. Termina sullo 0-0 una gara non proprio bellissima, anzi per certi versi deludente. Tuttavia per capire qual è stata la prima reazione-applicazione della squadra viola alle idee del nuovo tecnico, anche Fiorentina-Bologna può dirsi interessante. Nel nostro caso per capire che tipo di Chiesa sarà, quello con Montella. O forse, più umilmente, quale Chiesa eredita l’Aeroplanino. Nel post partita l’allenatore della Fiorentina ha rilasciato le seguenti rassicuranti dichiarazioni, che “Chiesa nasce esterno e può fare l’esterno offensivo in un 4-4-2”, che comunque con lui “non farà il terzino” e cose di questo genere. Nella conferenza stampa prima del match aveva anche detto: “Lo metteremo nelle condizioni di esprimersi al meglio: può determinare sia vicino che lontano dalla porta.  È un calciatore completo, sa fare tutto. Credo che le cose migliori in passato le abbia fatte in fascia partendo da lontano, così come ha fatto benissimo in termini realizzativi anche vicino alla porta”. In sostanza prima di Fiorentina-Bologna Montella non sembrava aver chiaro in testa un ruolo preciso per il suo gioiellino. Ma oggi come oggi cos’è Federico Chiesa per questa Fiorentina: un esterno o una punta?
 
FALSA PARTENZA: ESTERNO NEL 4-4-2  - Anzitutto va precisato che, contro il Bologna, il tanto preannunciato 3-5-2 non si è visto se non, a sprazzi, in costruzione (l’ormai noto 3+1, dove l’uno che si sgancia dalla linea è il fluidificante Biraghi). La Fiorentina difendeva però con un 4-4-2 classico, nel quale Chiesa andava a sistemarsi da esterno destro, protetto a centrocampo da Dabo e dietro da Milenkovic, che più che un terzino è un centrale. Il tandem, davanti, era composto da Muriel e Simeone, con quest’ultimo ancora decisamente fuori fase. 



Quanto a Chiesa, si notava una 'strana' tendenza. Difficilmente rimaneva largo a destra o andava sul fondo puntando l’uomo. Si accentrava in diagonale, con o senza palla. Abbandonava volentieri la zona e i compiti dell’ala tradizionale, pur essendo sul suo piede/lato forte.  
 


Praticamente non ha effettuato un cross, non ha sfidato mai nell’uno contro uno l’ostico Dijks, il terzino sinistro del Bologna. Si muoveva solo in diagonale verso la porta. E questo ha comportato una conseguenza piuttosto evidente: nel primo tempo dalla parte opposta a Chiesa saliva Biraghi, mentre a destra la fascia restava spesso e volentieri svuotata, paradossalmente inoffensiva. E c’era Chiesa di lì, in teoria. Ma lui si accentrava. Dabo e Milenkovic non andavano mai in sovrapposizione. 
 
MAPPE A CONFRONTO -  Dal confronto delle mappe di calore (e di tocchi) del primo e del secondo tempo, a me sembra che un poco “il terzino” lo abbia fatto, Chiesa, nella prima frazione. Non letteralmente, è chiaro. Magari nemmeno Montella voleva e chiedeva tutto questo. Però certe coperture impegnavano Chiesa fin quasi alla propria bandierina, bisogna essere onesti. Ed era abbastanza inevitabile. Inoltre nell’ultimo terzo di campo la sua presenza sfumava, vaga e indefinibile. Sulla mappa del primo tempo si rileva un solo tocco nel rettangolo immaginario che separa il lato lungo dell’area dal fallo laterale. Poco per un esterno destro, destro di piede.      



Nella ripresa qualcosa è cambiato già dall’inizio, mentre il Cholito era ancora in campo. Chiesa, forse in accordo con Montella o forse di sua iniziativa, ha deciso di abbandonare definitivamente la fascia destra, tornando alla ‘versione Pioli’, che lo voleva più vicino alla porta, sostanzialmente libero di svariare su tutto il fronte d’ attacco. Simeone allora era di troppo, ormai, perché oltre a non incidere, non veniva coinvolto dai compagni di reparto. Invece Chiesa legava e in generale lega tantissimo con Muriel. Ormai i due si sentono una coppia di fatto, nell’attacco della Fiorentina. Gli unici in grado di decidere le partite con i loro scambi e le loro giocate. C’è feeling ormai. Sotto, Muriel, nel secondo tempo, chiede l’uno-due in area a Chiesa, che però si girerà in un lampo e proverà a calciare in porta.     
 


In prossimità della porta avversaria, sempre di più, Chiesa assomiglia incredibilmente a suo padre. Si gira e calcia in un secondo, appena si presenta l’occasione. 



CHIESA PUNTA - Con l’ingresso di Mirallas, la Fiorentina ha coperto meglio il campo in fase offensiva, ed è diventata più pericolosa. Una vera ala destra ha dato la possibilità a Chiesa di prendere in tutto e per tutto il posto di Simeone in attacco. Simeone che intanto si andava ad accomodare in panchina. Intendiamoci: non è che Chiesa non possa più fare l’esterno, figuriamoci, è che alla Fiorentina di oggi Chiesa esterno serve meno. E lui se n’è accorto, e lo sa per esperienza meglio di Montella in questo momento di transizione. Per questo ritorna inconsciamente verso il ruolo di punta. Ha commentato Bucciantini: “È difficile allontanarlo dalla porta in una squadra che fa fatica a tirare in porta”.    



Persino quando ha attaccato l’area sui cross si è dimostrato più pericoloso di Simeone. Eccolo mentre si appresta a tuffarsi in scivolata dietro la linea del Bologna, su una palla calciata da Muriel che andrà a stamparsi contro il palo lontano.  



QUANDO PRESSA DA PUNTA – Chiesa e Muriel sono due scattisti, due contropiedisti, due che strappano. Eppure sanno essere complementari, ben più di qualsiasi altro abbinamento possibile nella rosa della Fiorentina. Chiesa infine è letale quando porta pressione sui centrali avversari, sarebbe un peccato toglierlo da lì. Si crea una specie di uno contro uno al contrario, nel quale è abilissimo a soffiare via il pallone al difensore per poi involarsi direttamente verso la porta. Come è accaduto nella semifinale di Coppa contro l’Atalanta, nella partita di andata (27 febbraio) finita 3-3.      



Dopo aver letto il retropassaggio del centrocampista bergamasco, si è buttato come una furia sullo stop di Palomino e, in un niente, gli ha rubato il pallone. Era già uno scatto verso la porta avversaria. Sembra che a volte Chiesa non abbia bisogno di nient’altro per decidere una partita. È un casinista pericolosissimo, è terribilmente letale. Andrebbe da dio per un allenatore come Klopp