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I BUON COMPLEANNO di oggi sono per

MAURO ICARDI, 1993, attaccante argentino dell'Inter. Cresciuto nelle giovanili del Barcellona, Guardiola ne approvò la cessione alla Sampdoria.nel gennaio 2011. Capocannoniere, nel 2014-15 a pari con Luca Toni ( 22 reti)
Nel 2016, a soli 23 anni,  ha pubblicato precocemente la sua autobiografia, Sempre avanti, che ha fatto infuriare gli ultras interisti. “Sono pronto ad affrontarli uno a uno. Forse non sanno che sono cresciuto in uno dei quartieri sudamericani con il più alto tasso di criminalità e di morti ammazzati per strada. Quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Va bene, registra il mio messaggio, e faglielo sentire: porto cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo”. Avevo sputato fuori queste frasi esagerate per far capire loro che non ero disposto a farmi piegare dalle minacce”.

Uno dei suoi 'fan' più accaniti è Maradona:
"Lasciamo Icardi lontano dalla nazionale". "Piuttosto che convocare Icardi, chiamo Bazan Vera (ex giocatore di 44 anni). Icardi deve essere non la quarta, ma la settima scelta” Come molti altri argentini  non gli perdona di aver rubato la moglie Wanda Nara all’amico Maxi Lopez: “È un traditore e pagherà nella vita. Sul campo segna, ma non sempre. Batistuta è dieci volte lui”.

GIANLUCA ZAMBROTTA, 1977, ex difensore-centrocampista di Como, Bari, Juventus, Barcellona, Milan, Chiasso. Campione del mondo 2006. 2 scudetti con la Juve nel 2002 e 2003 e 1 col Milan nel 2011. "Giocavo nel Barcellona e avevo ancora due anni di contratto. Ma avevo dei problemi con Valentina, mia moglie, che aveva lasciato tutto per seguirmi e vivendo isolata, in una città non sua, era caduta in depressione. Così, avendo un'offerta da parte di un grande club (il Milan, ndr), ho colto l'occasione per tornare in Italia"
E' allenatore in India del Delhi Dynamos e Presidente onorario del Como. Ha partecipato in tv  all'adventure game Monte Bianco

ROBERTO POLICANO, detto Rambo, 1964, ex difensore-centrocampista di Latina, Genoa, Roma, Torino, Napoli, Casarano, Terracina, Silema Wanderers (Malta, per sole 2 partite),Baracca Lugo.

VINCENZO SCIFO,1966, ex centrocampista belga di Inter e Torino. Figlio di un minatore italiano, originario  della provincia di Agrigento, emigrato in Belgio nel 1952. Platini lo aveva definito come suo unico vero "erede" per caratteristiche tecniche, tra tutti i calciatori europei della sua epoca.  Dicevano anche che somigliava molto ad Antognoni. Ma all'Inter durò un anno solo. Col Toro vinse la Coppa Italia e raggiunse la finale di Coppa UEFA persa con l'Ajax. Considerato un potenziale campione, mai realizzatosi completamente «Ho giocato quattro campionati del mondo, sono il calciatore belga con più presenze in questa manifestazione (17 n.d.r.), ho sfiorato la finale nel 1986 e chi dice che in Italia ho fallito dimentica che nel Torino ho conquistato un prestigioso terzo posto segnando anche sedici gol. Che, per un centrocampista, non sono certo pochi» Pfaff, il mitico portierone che all’ inizio della carriera lo trattava come un figlio, disse: «Non mi va di giocare con uno che in campo ha paura di spettinarsi». «Non è mai stato decisivo. Rende quando la squadra gioca bene, gioca malissimo quando accade il contrario. Tipico di uno con scarsa personalità».(Mondonico)

Auguri anche a

STEFANO NAVA 1966, ex difensore di Virescit Bergamo, Reggiana, Milan, Padova, Servette, Sampdoria, Pro Sesto. E' allenatore della Primavera  del Milan
ANTONIO MARASCO, 1970, ex centrocampista di Savoia, Avellino, Reggiana, Verona, Venezia, Palermo, Scafatese, Sangiuseppese Neapolis, Aversa Normanna, Pianura. Fu uno dei 10 giocatori che nel Zamparini  portò con se dal  Venezia al Palermo.  A fine campionato 2003-2004 fu condannato a tre anni di squalifica per il calcioscommesse. Nel 2013 è stato definitivamente prosciolto nel processo penale.
ANTONIO MARTORELLA, 1970, ex centrocampista di Pescara, SPAL, Brescello, Pisa, Savoia, Rimini, Moncalieri, San Marino, Sulmona, Pescara Nord, Torre Alex Cepagatti
È l'unico calciatore ad aver segnato in tutte le categorie italiane, dalla A alla terza categoria
RICCARDO MASPERO, 1970, ex centrocampista di Varese, Cremonese, Sampdoria, Lecce, Vicenza, Perugia, Reggiana, Lecce, Torino, Fiorentina, Fiorente Bergamo, Fanfulla, Villa d'Adda, San Paolo d'Argon, Pro Desenzano. Il suo nome è indissolubilmente legato al derby torinese del 14 ottobre 2001. Negli ultimi minuti, sul 3-3 e con rigore in favore dei bianconeri, approfittando della confusione generata da proteste granata scava una piccola "buca" in corrispondenza del dischetto; lo juventino Salas non si accorge della cosa e calcia alto il rigore che avrebbe potuto dare vittoria juventina: «sì, è vero ho scavato una cunetta vicino al dischetto. Io sono un rigorista, sono abituato a controllare il pallone con attenzione. C'era una gran ressa intorno all'arbitro, ho approfittato della confusione e Salas non si è accorto di quello che avevo fatto». Poco prima era stato  anche autore del gol che aveva completato la rimonta del Toro dopo lo 0-3 all'intervallo a favore della Juventus.
CARLO TREVISANELLO, 1957, ex centrocampista di Venezia, Bologna, Avellino, Como, Ascolio, Prato, Catanzaro
GIORGIO BRAGLIA, 1947, ex ala di Modena, Roma, Brescia, Fiorentina, Foggia, Napoli, Milan, Siracusa. Il padre Renato, difensore, il giocatore con più partite in assoluto con la maglia del Modena. Non è invece parente del ginnasta modenese  Alberto Braglia,   vincitore di 3 ori olimpici, a cui è intitolato lo stadio

BERAT DJIMSITI, 1993, difensore svizzero naturalizzato albanese dell'Avellino, in prestito dall'Atalanta
FABIO DAPRELA', 1991, terzino sinistro svizzero del Bari, in prestito dal Chievo

ROBERTO CORTELLINI, 1982, centrocampista dell'AlbinoLeffe
CRISTIAN SOSA, 1985, difensore uruguaiano dell'Alessandria

GUSTAVO, 1982, difensore brasiliano dell'Avai FC, ex Lecce nel 2010-11
MIGUEL MEA VITALI, 1981, centrocampista venezuelano del Caracas FC, ex Poggibonsi, Lazio e Sora

Il 19 febbraio erano nati anche

SOCRATES, 1954-2011, detto il dottore ed anche il dottor Guevara del futebol, ex centrocampista brasiliano, capitano della Nazionale verdeoro, alla Fiorentina nel 1984-85  Al Corinthians fu il creratore della cosiddetta Democrazia corinthiana, il tentativo di trasformare una squadra di calcio da sistema fondamentalmente gerarchico a cellula socialista in cui le decisioni grandi e piccole venivano prese all'unanimità. Si partiva dall'orario dei pasti («venivano proposte tre soluzioni diverse che poi dovevano essere votate. E si accettava la scelta della maggioranza. Non emersero mai problemi») e si finiva col ritiro, considerato da Socrates l'estensione dell'autoritarismo della dittatura alla quotidianità di una squadra di calcio: «Il fine ultimo della concentraçãoè di umiliare le persone. È come dire: "Tu non vali niente, sei un irresponsabile, devi essere tenuto sotto sorveglianza". È una cosa stupida. Tanto più uno sta bene, tanto più uno gioca bene». Sulle magliette c'era la scritta  "Democrazia". Parlò davanti a un milione e mezzo di persone, promettendo che sarebbe rimasto in Brasile se fosse passato un emendamento costituzionale che ristabilisse libere elezioni presidenziali. Non passò. E Socrates andò alla Fiorentina. Giunto in Italia gli chiesero "Chi è l'italiano che stima di più, Mazzola o Rivera?"

“Non li conosco. Sono qui per leggere Gramsci in lingua originale e studiare la storia del movimento operaio".
Riteneva che la soluzione per ricominciare a vedere del calcio divertente era una sola: ridurre le squadre a nove calciatori: «Per consentire ai giocatori di sfruttare maggiormente le loro abilità tecniche, è necessario compensare l'evoluzione fisica degli atleti».
Nel 1983 aveva detto: «vorrei morire di domenica, nel giorno in cui il Corinthians vince il titolo», e  scomparve proprio nel giorno in cui il Corinthians si laureò campione nazionale;

Si definiva «uomo di sinistra e anticapitalista». Nel 1964, anno del golpe militare in Brasile, il padre di Socrates prese da uno degli scaffali della biblioteca un libro sui bolscevichi e lo bruciò, probabilmente per evitare guai a sé e alla sua famiglia. Prudenza comprensibile, ma con un effetto collaterale: che fece diventare definitivamente Socrates di sinistra. “Giocavo a calcio, ma stavo anche per diventare medico. Da me si aspettavano che fossi il più ingegnoso di tutti. Se non avessi studiato Medicina sarei stato un giocatore più limitato».

e infine: 

JUSTIN FASHANU  1961-1998, attaccante inglese. Fu il primo calciatore di fama mondiale a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità. L'ambiente non la prese bene e morì suicida impiccandosi.