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Provare a trarre indicazioni da una partita che in realtà valeva poco più di un’amichevole infrasettimanale, di quelle che una volta si svolgevano regolarmente a Bogliasco, frequentate da giornalisti e tifosi, sarebbe sbagliato sia in un senso che nell’altro. Sampdoria-Salernitana era Coppa Italia, sì, ma può essere equiparata ad una sgambata di prestigio per impegno e coefficiente di difficoltà. I trionfalismi e viceversa le bocciature eccessive lasciamole ad altri. Prendiamola  per quello che era, una prova generale per il derby, quasi un allenamento finalmente a porte virtualmente aperte, in attesa che il Mugnaini torni agibile dopo anni di blindature inavvicinabili, lavori in corso e cantieri interminabili. E’ stato un modo per lanciare un’occhiata al lavoro di Ranieri, e per avere un po’ il polso della situazione sulle riserve e le seconde scelte di formazione.

Qualche spunto però possiamo raccoglierlo. Ad esempio possiamo parlare del ruolo di terzino destro, che attualmente non sembra proporre alternative a Bereszynski, così come quello di laterale mancino a dire la verità, dove viene adattato Regini, buono per tutte le stagioni. Sul versante opposto Rocha, volenteroso e strutturato fisicamente, dà l’impressione di essere troppo fragile in fase difensiva e in generale ancora un po’ acerbo. Vero che necessita di seconde, terze e persino quarte occasioni, si tratta pur sempre di un 2001 che l’anno scorso giocava in Primavera, e già veniva richiamato da mister Cottafava a causa delle troppe licenze offensive. In realtà per un lungo periodo ha fatto anche il centrale nella difesa a tre, la sua rieducazione al lavoro difensivo europeo continua ed è sacrosanto, ma la Serie A temo sia un’altra cosa. Almeno per il momento. Ciò non significa che sarà così per sempre, ma che attualmente la discrepanza tra tra lui e i potenziali avversari è ancora troppo accentuata.

Altra valutazione coinvolge La Gumina, autore del gol vittoria ma non particolarmente brillante per i rimanenti novanta minuti. Le attenuanti sono molte: non giocava una partita intera da dicembre, in Serie B con l’Empoli, e l’ultima volta che è partito titolare era fine giugno per Sampdoria-Bologna. Inizialmente, nel ruolo di esterno, era evidentemente un pesce fuor d’acqua e si è trovato meglio spostato più avanti, nella posizione che ha ricoperto per tutta la carriera. L’impressione è che avrebbe bisogno di minutaggio e continuità per esprimersi, ma è molto molto difficile che possa trovarli alla Sampdoria.

La curiosità era molto accesa anche su Keita, per la prima volta titolare in blucerchiato. Il ritardo di condizione della punta, che ha dovuto fronteggiare un’assenza dai campi durata mesi, il Covid e una preparazione spezzettata e frammentaria, è evidente. Ma è altrettanto lampante il suo rapporto paritario con il pallone, il suo desiderio di avere la sfera tra i piedi e la totale confidenza con l’oggetto del mestiere. Sono qualità che nella Sampdoria mancavano, proprio come la capacità di accelerare e ‘strappare’ nello stretto. C’è qualche gioco di gambe di troppo, già a Bergamo e con la Lazio avevo avuto questa impressione, ma possono essere ampiamente compensati dalle sue doti di rapidità, perfette per l’idea di calcio di Ranieri.
 Per quanto riguarda le note più convincenti invece non possiamo non citare Verre e il ritorno di Ferrari. Il difensore emiliano ha tirato fuori una prestazione pulita, attenta e senza sbavature. Dopo quasi un anno dall’ultima volta, non era facile. Probabilmente è stato aiutato anche dal gigantesco Colley al suo fianco – il centrale gambiano le ha prese tutte – ma l’impressione è che Ferrari sia ripartito esattamente da dove aveva interrotto. Per quanto riguarda Verre, è andato un po’ a corrente alternata, vero, specialmente ad inizio match, ma quando gioca dimostra di avere poco in comune sul piano qualitativo con almeno 20 dei giocatori in campo. L’unico assimilabile sotto questo fondamentale era probabilmente Keita.

A proposito di Verre, c’è un’altra indicazione che credo meriti di essere presa e tenuta qui nel taschino in ottica futura. Parlo del passaggio al 4-3-1-2 a partita in corso. Si tratta di un modulo che permetterà a Ranieri di sistemare tre mediani a schermatura della difesa (Ekdal-Thorsby-Silva) impiegando contemporaneamente Keita nel ruolo che il mister sembra aver stabilito per lui, che non è quello di esterno, ma di punta pura, al massimo in coabitazione con Quagliarella, in grado di spaccare la partita e, perché no, anche la squadra avversaria con la ripartenza. Con tale schieramento si libera una casella alle spalle della punta per il trequartista, Verre e/o Ramirez e all’occorrenza anche Candreva. Il 4-3-1-2 rischierebbe di sacrificare un po’ l’ex Inter, ma può rivelarsi un’arma importante proprio per sostituire l’ex nerazzurro in caso di infortunio, o per proteggere maggiormente la squadra a risultato ancora in bilico. Non mi stupirei di vederlo già domenica, durante quella partita di cui non voglio parlare e che però conta appena appena di più rispetto a Sampdoria-Salernitana…

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