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Caro Leo Turrini, oggi da dove vogliamo cominciare la nostra chiacchierata olimpica?
“Da uno che medaglie ai Giochi non ne ha vinte mai! Eppure, l’addio di Valentino Rossi è come lo scioglimento dei Beatles. Un evento inevitabile, ma non per questo meno doloroso”.

Beh, a proposito di Beatles fu George Harrison a scrivere il pezzo All Things Must Pass, tutte le cose debbono passare, alla fine del sodalizio dei Fab Four.
“È vero. Il tempo ha raggiunto anche il signor Rossi. Credo che da oggi siamo tutti un po’ più vecchi. E un po’ più soli”.

Anche Lukaku sta per lasciare la tua Inter.
“130 milioni di euro sono una enormità. Ma una fetta va allo United, una parte va al fondo non so se UEFA o FIFA, poi devi comprare almeno due attaccanti che gratis non li trovi e infine senza Big Rom incasserai meno di premi e ti divertirai meno sul campo”.

Tradotto?
“Le cose andrebbero spiegate bene. A parte l’immediata iniezione di liquidità, io tutto questo vantaggio economico mica lo vedo. Calcisticamente poi non ne parliamo. Anzi, sai cosa faccio? Lunedì da Tokyo vado a Nanchino e mi incateno sotto la sede di Suning".



Meglio se parliamo di Olimpiadi.
“Meglio. Giovanni Malagò ha appena cambiato cognome".
Prego?
“Da Malagò a Megalo’, abbreviativo di megalomane. Ancora una medaglia e il CONI eguaglia il record di Los Angeles 1932. Ma ti rendi conto? Allora c’era il Duce!”

Oggi lì a Tokyo vi siete proprio divertiti.
“Anche a Sapporo, a mille chilometri da qua. È sbucato dal nulla questo Stano, il marciatore musulmano. È stata l’ennesima conferma”.

Di cosa?
“Del nuovo grande miracolo italiano. Andiamo sul podio ovunque, dalla canoa al judo all’omnium. Malagò, cioè Megalo’, non è nato con la camicia. È nato con il loden”.

A proposito di miracoli, ha preso medaglia in mare anche il tuo figlioccio Paltrinieri.
“Figlioccio e nipote di Nettuno. Ha fatto un’altra cosa pazzesca. Se la sua Juve mette la stessa tigna nella prossima Champions, magari è la volta che...”

di Daniela Bertoni