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Caro Leo Turrini, qui in Italia siamo tutti impazziti per Jacobs e Tamberi...
“Figurati noi qui a Tokyo! Praticamente della spedizione Coni non è andato a dormire nessuno. Era come se volessimo prolungare il momento, cristallizzando il tempo”.

Del resto, quando ci ricapita?
“Appunto: mai! Se pensi che fino a Marcellino pane e vino nessun azzurro aveva mai disputato la finale dei 100...”

Credi che dopo questa doppietta dorata crescerà l’interesse degli italiani per l’atletica leggera?
“No”.

Ma dai.
“Bisogna essere onesti. Noi siamo un popolo di calciofili, nel bene o nel male non importa. Le altre cose le seguiamo se c’è la star o il grande evento. Lo sci senza Tomba e la Compagnoni non ha lo stesso appeal, vedrai cosa accadrà nelle moto senza Vale. Ma è normale, è una questione di cultura dello sport che non c’è. Noi siamo tifosi, non siamo sportivi. L’importante però è che a chi prepara i Jacobs e i Tamberi della Olimpiade di Brisbane 2032 vengano garantite le risorse, i mezzi materiali per allevare campioni. E campionesse, visto che voglio parlare anche di Vanessa Ferrari”.

Già, finalmente ha preso medaglia nella ginnastica.
“Prima donna a riuscirci nell’individuale ai Giochi. Nei giorni dell’ottantesimo compleanno di Franco Menichelli, che nella ginnastica vinse l’oro proprio qui a Tokyo, nel 1964. E per stare al discorso di prima, siccome aveva un fratello che giocava nella Juve di Heriberto Herrera, la gente gli chiedeva l’autografo del calciatore di famiglia...”

Torniamo a Vanessa.
“Te l’avevo detto: è l’unica Ferrari ancora competitiva in Italia. A più di trent’anni è stata fantastica, la bresciana. Commovente, addirittura. Per tenacia, orgoglio, longevità agonistica”.

Altro che la tua Rossa.
“Ah, lascia stare. Hai visto che roba, in Ungheria? Nella rara circostanza in cui Mercedes e Red Bull perdono, vince la Alpine Renault. Un anno fa nel caso vincevano la ex Minardi e la Racing Point, oggi Aston Martin. Il Cavallino, mai...”

di Daniela Bertoni