Attualmente è il presidente dell’Associazione Italiana Allenatori, ma in passato ne ha conosciute di panchine e di campioni. Tra i tanti, Renzo Ulivieri ha allenato anche Mancini e Baggio, ma come afferma ai microfoni di Calciomercato.com, è un altro il calciatore che ha maggiormente apprezzato. Il tecnico toscano svaria a 360°, parlando anche di Mazzarri (suo ex allievo) e di Antonio Conte, attuale ct della Nazionale italiana. 
 
L'ALLIEVO PERFETTO - "Ho avuto Mazzarri sia come calciatore che come assistente, lo conosco molto bene ed abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto. Col pallone tra i piedi ci sapeva fare, era uno dotato di tecnica e buon piede, ma forse un po’ pesante. All’epoca credo gli abbia fatto male il passaggio alla Fiorentina e il paragone con Antognoni. Da allenatore è andato molto meglio, ricordo ancora quando lo portai al Napoli: sarebbe dovuto arrivare Buso come mio allenatore dei portieri, ma poco prima mi fece sapere di non volersi spostare da Bologna, così mi trovai in emergenza e chiamai Mazzarri che non aveva mai svolto quel compito e mai allenato portieri. Fu molto bravo perché si mise immediatamente in gioco ed andò ad istruirsi prima di presentarsi in ritiro. C’è da dire che non avevamo portieri da formare, ma solo da allenare e Mazzarri fu veramente impeccabile. Lui è fatto così, ci mette anima e corpo in quello che fa, vive di calcio 24 ore al giorno, anche quando dorme, e questo inevitabilmente finisce un po’ per consumarlo. Credo proprio che questo periodo di riposo gli stia facendo bene e sono certo che ritroveremo un Mazzarri ancora più motivato, arricchito di notevoli esperienze e molto più elastico rispetto al passato. Ha capito anche lui che il calcio moderno va verso l’elasticità, sa che non c’è un solo modo di giocare e all’estero sta apprendendo anche l’inglese, una cosa fondamentale per ogni allenatore. Tutti noi dovremmo fare un tirocinio fuori dalle mura nazionali e se ciò dovesse accadere a Mazzarri, sono sicuro che gli farebbe soltanto bene. Il primo che crederà in lui farà un grande investimento, è un allenatore per tutti i mari e per tutti i venti". 
 
VOLEVO FARE LIEDHOLM - E da presidente dell’Associazione Italiana Allenatori, Renzo Ulivieri lancia un segnale a tutti i tecnici: “Mi rendo conto che da allenatore non ho sempre dato il buon esempio, i miei atteggiamenti in panchina erano spesso eccessivi, mentre chiedo ai tecnici attuali di fare l’esatto opposto. Quando ne ho l’occasione non faccio altro che ripeterglielo: guardate me e fate l’esatto opposto. Perché? Perché mi rendo conto che dobbiamo mandare messaggi diversi e perché lo stile è una cosa importante. Vedo spesso allenatori troppo esagerati e devo dire che non mi piace. Conte? Lui caratterialmente un po’ mi somiglia, non riuscirà mai a staccarsi da quelli che sono i novanta minuti, mentre Mancini e Montella rappresentano il modello a cui prima facevo riferimento. Tecnici simili a quelli che si vedono sulle panchine delle squadre europee, più posati e con un certo stile.
Io ci provavo ad essere diverso, volevo a tutti i costi somigliare a Liedholm, mio grande idolo. E devo dire che ci riuscivo, anzi, per i primi cinque minuti di gara ci riuscivo, poi tutto tornava come prima ed ero punto e a capo”.
 
ALTRO CHE BAGGIO E MANCINI - E poi c’è anche spazio per il Renzo Ulivieri che non t’aspetti, quello che tra Baggio e Mancini preferisce il primo, ma che se proprio deve scegliere esprime i propri privilegi per un quasi sconosciuto: “Ho allenato grandi campioni, ricordo sia Baggio che Mancini: diversi, molto diversi. Credo che l'attuale tecnico dell'Inter abbia commesso un errore nel corso della sua carriera, lui non ha mai accettato di giocare come prima punta e se lo avesse fatto avrebbe avuto davanti a sé almeno dieci anni consecutivi di Nazionale, poteva essere un Boninsegna con ancora più classe. Ma a lui piaceva giocare il pallone anche dietro, voleva far segnare anche i compagni, gli piaceva svariare e fare tutto. Un po’ quello che attualmente chiede a Mauro Icardi, l’argentino non può continuamente cercare la profondità, deve anche fare altro. Nella diatriba tra lui e Mancini ha sicuramente ragione il secondo. Quando ho allenato Mancio era un giovanissimo ragazzo di sedici anni, ma con le idee ben chiare in testa: non potevi dirgli oggi giochi punta e basta, ma dovevi anche spiegargli il perché, pretendeva saperlo. Per noi allenatori questa è sempre una fortuna, fossero tutti com’era lui… Chi è più forte tra lui e Baggio? Il secondo aveva qualcosa in più, nei quindici metri aveva degli spunti più rapidi di quelli di Mancini e prima dei vari infortuni produceva delle accelerazioni incredibili. Erano entrambi dei campioni, anche se quello che ho apprezzato di più è stato un altro. Faccio riferimento ad Alviero Chiorri: nelle sue giocate racchiudeva tutto, era geniale. Lo erano anche Baggio e Mancini, ma lui un po’ di più. Dentro quel giocatore c’era il poeta, l’artista e anche lo scultore. Se ne erano accorti anche i tifosi, che all’epoca non usavano fare cori e che per lui lui facevano l'eccezione: "Fagli la pera, Alviero fagli la pera”, si sentiva dalle tribune. Era un estroso, un personaggio assolutamente particolare sia in campo che fuori”.