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Se c'è una costante negli ultimi dodici mesi, quella è il sorriso di Pioli. Il suo lavoro, i suoi valori. E non si tratta di retorica, bensì della miscela che ha tenuto compatta la Firenze calcistica, dapprima per i non esaltanti risultati sportivi, poi per il dramma umano patito. Il ritiro è partito da qui. Due nuovi acquisti - Hancko e il portiere titolare Lafont - e una squadra che non è pronta al 70%, come aveva richiesto l'allenatore prima dell'ultima sfida di campionato contro il Milan. Quel Milan che lascia aperte ancora le incertezze sull'Europa League e la derivante qualificazione.
 
Dalla battuta sulla borsa della stessa competizione europea fino alla decisione nel preparare la stagione che deve rappresentare il salto di qualità del suo ciclo fiorentino. Lavora e amalgama ciò di cui dispone, senza crucciarsi troppo per le pretese mancate o mancanti. Sono le uniche medicine per sopperire alle lacune, per andare oltre. Potrà contare fin da subito sui titolari - eccezion fatta per Milenkovic, in vacanza post Mondiale - e su una miriade di giovani già messi in guardia e ripresi varie volte.
 
Aspetta un cenno dal mercato, per colmare lacune chiare che ancora necessitano di un intervento. Diciotto giorni all'ipotetico preliminare di Europa League, un ritiro da svolgere. Il clima è positivo, l'affetto intorno alla squadra non è mai mancato. E siamo fortunati ad avere mister Pioli, uno così.