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Uno degli errori più grossi commessi dalla famiglia Della Valle nell’ultima settimana non è stato tanto la gestione dell’esonero di Vincenzo Montella, in cui è spiccata la pessima comunicazione ed una tempistica quantomeno sospetta visto che tutto si stava trascinando da troppo tempo; quanto l’assenza fisica a Firenze di almeno uno dei due azionisti di maggioranza del club viola sia dopo la mancata conferma dell’Aeroplanino sulla panchina gigliata, sia al consiglio d’amministrazione tenutosi in città giovedì scorso. Impegni di lavoro e familiari sicuramente hanno impedito ai due imprenditori che hanno il loro cuore lavorativo a Casette d’Ete di presenziare in città negli ultimi giorni, cosa che invece avrebbe fatto capire molto bene loro il polso nella tifoseria gigliata dopo lo tsunami accaduto post ultimo successo stagionale contro il Chievo e, soprattutto dopo un’annata che aveva tutti i connotati per crearne almeno un’altra ricca di soddisfazione. A ormai 13 anni dal loro avvento come possessori delle quote di maggioranza Fiorentina si può tranquillamente dire come i Della Valle non abbiano capito, anzi, soprattutto non abbiano voluto capire la città di Firenze e quanto sia indispensabile frequentarla, respirarla, ascoltarne le voci, per poi gestire di conseguenza il club calcistico gigliato.

Una squadra di pallone è come un buon vino: funziona se il terreno in cui cresce è ben mantenuto, se l’aria che la circonda è salubre, se chi sta intorno alla pianta dell’uva ne controlla al meglio i frutti e ne sistema le radici. Ecco, sicuramente i Della Valle hanno affidato il tutto a manager di loro fiducia, cambiati di continuo spesso nelle loro funzioni, tranne uno, il presidente esecutivo, che non a caso talmente si è sposato male con Firenze, che è stato quello indicato dal comunicato della curva Fiesole come il principale da allontanare in Fiorentina secondo i gruppi che sostengono i colori viola con passione ed amore sia in casa che in trasferta, da molti anni. Il delegare può essere utile, ma certe cose vanno vissute in prima persona. Nel calcio, nello sport italiano in generale, se non sei sui luoghi dove accadono le cose, e non spieghi al meglio, mettendoci la faccia, le tue scelte, prima o poi ne paghi le conseguenze, e non fai mai il salto di qualità. L’aver deciso di cambiare un tecnico, per qualsivoglia scelta personale, è legittimo che venga fatto, non spiegare i motivi direttamente alla piazza ma lasciare che a farlo sia stato un freddo, distaccato e velenoso comunicato, porterà certamente delle conseguenze a lungo termine.

Perché mai come in questi ultimi giorni la tifoseria è spaccata, lacerata, confusa. Basta girare per le strade della città, ma anche affacciarsi sul web, anche se quest’ultimo è termometro ai aspericoloso in alcuni casi, ma sarebbe stato sufficiente che Andrea Della Valle, senza i paggetti che lo scortano nelle sue sortite in pieno centro che lo seguono come fossero bodyguard, si fosse affacciato in piazza Santa Croce durante il week-end per una partita di calcio storico, per capire cosa è veramente Firenze, quanto il cittadino nato e cresciuto all’ombra del Duomo del Brunelleschi sia un brontolone, spesso costantemente insoddisfatto e taciturno, ma sia anche e soprattutto una persona intelligente e passionale, che ama la propria città ed i propri colori, e soprattutto non è uno stupido, visto che quando gli vengono spiegate le cose con chiarezza, magari borbotta un po’, ma sa comprendere e schierarsi al fianco del giusto e di chi vuole bene all’essenza fiorentina.
La gestione del caso Montella è stata sbagliata ma più ancora lo è stata non spiegare, non comunicare, usare la stampa e alcuni giornalisti legati alla proprietà, per provare a delineare le linee guide del progetto che verrà, che francamente ad oggi non è stato assolutamente capito. Non è così che si fa calcio, soprattutto non è così che si crea un connubio forte, quella unione di intenti, che ha reso la Fiorentina una delle sorprese calcistiche più belle in Italia ed in Europa durante la gestione dell’ex c.t. azzurro Prandelli e poi del classe ’74 di Castello di Cisterna. Questa mancanza di voglia di coniugarsi dei Della Valle a Firenze è sempre stato un errore fondamentale dei proprietari del club che ha la propria sede in via Manfredo Fanti, perché questa città, questa tifoseria, i cuori viola, hanno sempre saputo regalare quel valore aggiunto speciale, quando sono stati coinvolti e resi partecipi di cio’che riguardava la loro autentica passione, quella legata ai colori gigliati. 

Può darsi che Paulo Sousa e i giocatori che verranno sapranno creare un’eccellente Fiorentina, ma lo faranno in un clima di mancata unità di intenti. E questo continuo dividere ed impera che ha caratterizzato la storia dei Della Valle nella città di Dante non potrà mai portare a niente di buono a lunga scadenza. E’la storia di Firenze e la vita che lo racconta. A questo punto c’è da domandarsi se l’idea di voler vincere e creare basi solide nella propria azienda calcistica sia la reale volontà di una famiglia che invece, in tutte le loro altre aziende ha raggiunto i meritati successi di una politica tesa alla conciliazione e al dialogo. Un vero peccato per un binomio, Della Valle-Firenze, che se unito avrebbe davvero pochi rivali in Italia e nel mondo.