Paquetà arriva in Italia dopo aver vinto il premio di miglior centrocampista del Brasileirão 2018. Sarebbe una conferma, questo titolo personale, un suggello, se non conoscessimo anche il vincitore del premio miglior attaccante, ovvero Gabigol (il capocannoniere!). L’oceano che ci divide opera misteriosamente: non solo distorce e mitizza, ma persino risana, restaura le chimere e le ricolloca nella loro evanescenza ingannevole lungo la linea dell’orizzonte. A volte però questa enorme massa d’acqua è uno specchio limpido, veritiero, e allora quel che ci appare di lontano alla fine esiste davvero. Kaká.
Non sorridete, dunque, leggendo la top 11 della Serie A carioca, dove Paquetá e Gabigol compaiono l’uno accanto all’altro. Ma allo stesso tempo non lasciatevi ammaliare dai tanti video che circolano su YouTube, pieni di dribbling, skills e funambolerie di ogni genere. La giusta misura ce la insegna Gattuso, il quale da una parte ha detto: “Non mettetevi in testa che arrivi qui e che cambi le partite.. ci vuole tempo, bisognerà aspettarlo”, dall’altra: “La cosa che mi ha impressionato di più sono i suoi dati a Milan Lab, è tra i primi cinque nella storia del Milan”. No, non è Kaká, non è Neymar, e non è nemmeno il primo Pastore. Paquetá è più centrocampista. Mezzala, per la precisione.       
 
NEL 4-3-3 DEL FLAMENGO – Indipendentemente dalle prime apparizioni che farà in rossonero – Gattuso potrebbe dapprima usarlo come esterno alto oppure trequartista, per studiarlo un po’-, Paquetá arriva al Milan per giocare interno sinistro nel 4-3-3. Una posizione che ha già ricoperto molte volte nel Flamengo, e sotto diversi allenatori. Ecco il reparto di centrocampo della formazione rubro-negra che ha affrontato il Palmeiras di Solari nello scontro al vertice del 28 ottobre 2018. Dorival Júnior era solito impiegare un mediano difensivo piuttosto bloccato (Cuéllar), a cui si affiancavano mezzali tecniche e dinamiche come Paquetá e Arão (o Diego).    



Questa mediana conferiva al Flamengo (fatte le dovute differenze) uno stile di gioco non troppo lontano da quello del Milan con Biglia in cabina di regia. Ricerca del palleggio, mezzali che si alzano e inseriscono in combinazione coi movimenti del tridente.. il tutto reso meno prevedibile, certamente, dalle fantasie a tutto campo del ventunenne di Rio de Janeiro.  
 
UN MANCINO AL POSTO DI JACK Dunque Paquetá arriva per sostituire Bonaventura. Stessi compiti? Stesse caratteristiche? La prima sostanziale novità è il piede forte: Paquetá è mancino, molto mancino, mentre Jack Bonaventura interpreta il ruolo di mezzala "a piede invertito". Il Milan diventa così più simmetrico, schierando catene composte da una parte e dall’altra da esterni "a piede invertito" (Calhanoglu e Suso) e mezzali "a piede forte" (Paquetá a sinistra e Kessié a destra). La cosa potrebbe tornare utile a Higuain, specialmente nei tagli da destra verso sinistra lato palla.   



O MEZZALA A PIEDE INVERTITO? – Difficile, a mio parere, vedere Paquetá sul centro-destra, "a piede invertito", almeno nell’immediato. Primo perché al momento la zona vacante è l’altra, secondo perché Kessié è un centrocampista da binario, che farebbe fatica a invertire i piedi. Inoltre la funzione “piede invertito”, lungo la catena di destra, è già ottimamente esercitata da Suso. Il brasiliano tuttavia, anche sistemato su quel lato del campo non avrebbe problemi: sotto vediamo uno splendido assist di Paquetá in Libertadores contro il River Plate.   



PER I LANCI DI SUSODi Bonaventura al Milan mancano come l’aria gli inserimenti senza palla, specie quando Suso si accentra sulla trequarti. Paquetá, a differenza di Calhanoglu, dovrebbe assomigliargli di più in questo. Si prenda il bel movimento qui sotto, nel secondo tempo di Flamengo-Palmeiras. Un movimento che Paquetá può arrivare a fare sia da mezzala sinistra che, volendo, da trequartista puro alle spalle del Pipita. Non è da escludere infatti, soprattutto in questo periodo di recupero per Biglia, un possibile passaggio al 4-2-3-1, con Bakayoko e Kessié bloccati in mezzo a far da diga, e davanti la fantasia al potere.   

ANCHE DI TESTAProprio come Bonaventura talvolta, anche Paquetá (pur non superando l’1,80) non teme di inserirsi nel fitto di una difesa schiacciata per andare a impattare il pallone di testa. Una variante del movimento mostrato appena sopra che accrescerebbe di molto il potenziale offensivo rossonero. Eccolo ad esempio in area, pronto a segnare di testa contro l’América Mineiro.
 


RESISTENZA E AGILITA’- Infine vorrei mostrarvi un’altra azione emblematica di Paquetá, sempre tratta, e non a caso, da Flamengo-Palmeiras. Dico non a caso perché in questa circostanza il neo acquisto del Milan doveva affrontare una squadra forte, solida specialmente in mezzo al campo. Solari schierava il Verdão con un 4-2-3-1, a centrocampo due mediani poco simpatici come Felipe Melo e Thiago Santos. Dopo le botte prese nel primo tempo, Paquetá è venuto fuori nella ripresa, mostrando tutto il suo valore in più di un'occasione (a parte quando, nel finale, spostato a far la punta centrale si è divorato un gol praticamente già fatto). A inizio secondo tempo si è acceso lungo la fascia sinistra, dopo aver chiesto una triangolazione all’esterno alto di catena.  



Subito, sul controllo, ha resistito alla carica di Thiago Santos, più avanti, a quella rabbiosa di Felipe Melo. 



E quando i due mastini sembravano averlo chiuso, si è inventato un colpo di suola dei suoi, di quelli che faranno senz’altro innamorare o irritare i tifosi del Milan. Per ora, davanti a simili giocate, ci tornano in mente soltanto i dati di Milan Lab cui accennava Gattuso. Aspettiamo il resto.