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“Stiamo costruendo la squadra su un’idea, ma è un’idea modulabile perché non alleneremo un sistema soltanto, alleneremo dei princìpi di gioco”. È un concetto chiave del calcio contemporaneo quello espresso da Aurelio Andreazzoli nella Sala 1893 del Genoa Museum, il giorno della sua presentazione alla stampa. Un concetto, tuttavia, che rischierebbe di rimanere vago e di facciata, se a pronunciarlo non fosse proprio Andreazzoli, uno che nei fatti, col suo Empoli bellissimo e sfortunato (bellissimo e retrocesso), ha dimostrato l’anno scorso di potersela giocare con tutte,  tanto all’inizio col 4-3-1-2, quanto nel finale di campionato, col 3-5-2, dopo la parentesi Iachini. Andreazzoli arriva dunque al Genoa propugnando un certo tipo di calcio, un calcio trasversale, in grado di affiorare magicamente da qualsiasi modulo. Si porta dietro la nomea di ‘giochista’, cioè, senza che questo significhi per forza 4-3-3, o 4-2-4. “Sono i princìpi a comandare sul sistema” avrebbe detto in una lezione recente a Coverciano, “sono il nostro vangelo e sono anche le linee guida del lavoro annuale”.
Ecco, a un allenatore del genere, che giustamente suscita aspettative di bel gioco nei tifosi, la dirigenza del Grifone ha messo in mano una rosa molto interessante: il Genoa si è rinforzato molto e in ogni reparto, dalle fasce, con Barreca e Pajac a sinistra e il ritorno di Romulo e Ghiglione a destra, alla difesa, col centrale Zapata (ex Milan) e la permanenza non scontata di Romero; dall’attacco con la scommessa Pinamonti (sarà lui l’ erede di Piatek?) al centrocampo, totalmente rivoluzionato dagli innesti di Saponara e Schöne (occhio però anche al giovane colombiano Agudelo). Il botto dell’estate rossoblù è stato chiaramente il danese, l’inatteso Lasse Schöne. Non un attaccante dunque bensì un palleggiatore da semifinale di Champions. Il che è tutto un programma.    
 
 
UN’IDEA MODULABILE MA SEMPRE A DUE PUNTE – Nel Genoa “modulabile” di Andreazzoli una certezza a dire il vero finora c’è stata: il tandem d’attacco. Il tecnico toscano non ha mai rinunciato alle due punte nel precampionato. Questa immagine ad esempio è tratta da Lione-Genoa (3-4) e risale al 20 luglio. Sul campo si legge un 4-3-1-2, con Pinamonti e Kouamé molto vicini nel reparto avanzato.   



SAPONARA MEZZALA– Le due punte si ritrovano infatti anche nel 3-5-2 riapparso e riconfermato dalla gara contro il Nantes (1-1) del 2 agosto in su. Modulo questo, che si è visto ad esempio anche al Mirabello di Reggio Emilia, nell’amichevole del centenario della Reggiana. È avvenuta lì la prima apparizione di Saponara in rossoblù. In che ruolo? Da mezzala sinistra, proprio come ha giocato questo venerdì sera contro l’Imolese, in Coppa Italia (4-1), prima di uscire lievemente acciaccato alla mezzora (e dopo aver segnato il 2-0 al 24’).      



Al Comunale di Chiavari è scesa in campo una formazione molto vicina all’undici titolare che ha in mente Andreazzoli. Saponara in questo nuovo contesto agisce da mezzala tecnica, con ampia libertà di movimento. Si può abbassare a costruire e può salire tra le linee, quasi da trequartista. La corsa di Lerager, l’altra mezzala, compensa a destra. In cabina di regia sta ovviamente Schöne, al quale è affidato il compito di dirigere l’orchestra. La difesa è guidata da Zapata, mentre sulla fascia destra si è messo in mostra il classe ’97 Ghiglione, rientrato dal prestito al Frosinone. Con l’uscita di scena di Saponara e l’ingresso di Radovanovic, Andreazzoli a inizio ripresa ha modificato lo spartito, passando al 3-4-1-2: Lerager sulla trequarti e Schöne e l’ex centrocampista del Chievo in mediana. A proposito di “idea modulabile”, eccone un esempio a partita in corso.    



SCHÖNE MUST GO ON– Nella ripresa, dopo questa modifica tattica, è salito in cattedra il regista danese. Un tema di questo inizio di stagione potrebbe essere questo: come cambierà il gioco di Schöne da vertice basso? All’Ajax infatti Lasse era abituato a condividere la mediana con De Jong nel 4-2-3-1 di Ten Hag: impostavano quasi alla pari, ed entrambi potevano sganciarsi al momento opportuno. Come accade qui sotto dopo il passaggio al doble pivote voluto da Andreazzoli.



Schöne qui, superato l’avversario con un tocchetto morbido, guadagna spazio in una zona di campo pericolosissima, al limite dell’area, come se fosse una mezzala o un trequartista.   



E da questa posizione, con grande timing e sensibilità, infila un pallone stellare per Kouamé, la veloce gazzella. Chiaro che un tipo di giocata del genere sarebbe meno frequente, se dovesse continuare a partire davanti alla difesa, nel 3-5-2. 



IL GRANDE PUNITORE – Ma cosa importa se poi può decidere le partite con un lancio, un tiro da lontanissimo o una punizione così?



Alla sua prima gara ufficiale col Genoa, Schöne si è presentato con una maledetta vincente. Strepitoso. Negli ultimi 10 anni, dopo Messi, Ronaldo e Pjanic, il quarto più prolifico sui calci di punizione è proprio il danese con 15 gol.

CONCENTRATO, DURO E INTELLIGENTE – L’ex centrocampista dell’Ajax tuttavia sarà prezioso anche per altre doti meno appariscenti. È un giocatore molto intelligente, ordinato, maturo, che ha senso della posizione. Inoltre non tira mai indietro la gamba quando c’è un pallone sporco da recuperare. Anzi. Non c’entra solo la determinazione e la ‘cattiveria’, c’entra l’attenzione, il livello di concentrazione nell’arco dei 90 minuti. Se un avversario infatti sbaglia lo stop, Schöne è il primo ad accorgersene e a reagire. 



Quindi gli si avventa contro col coraggio e il tempismo di un De Rossi. Sarà dunque un piacere vederlo giocare, con e senza palla. Perché Schöne è sì un Professore, ma un Professore delle due fasi.