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Sliding doors tra numeri 9: l'Inter è passata da Romelu Lukaku a Edin Dzeko. L'anno scorso il gigante belga fu sfortunato, respingendo un colpo di testa di Alexis Sanchez davanti alla porta dello Shakhtar Donetsk. La stessa in cui martedì il centravanti bosniaco ha segnato una doppietta decisiva per la vittoria contro gli ucraini e la qualificazione agli ottavi di finale in Champions League, un obiettivo che mancava da dieci anni. 

IN CAMPO - Episodi a parte, il paragone tre i due attaccanti si può fare per curiosità sotto l'aspetto dei numeri: in questa stagione Dzeko ha segnato 10 gol e ha servito 3 assist in 18 presenze tra campionato e coppa; Lukaku ha realizzato 4 reti e ha fornito un assist in 11 presenze, ma è stato fermo un mese per infortunio. 
Un confronto del genere è un'arma a doppio taglio, perché i conti si fanno sempre alla fine. Dzeko difficilmente riuscirà a eguagliare i numeri di Lukaku nella passata stagione, quando ha trascinato l'Inter alla conquista dello scudetto con 24 gol in Serie A (30 in totale). E in futuro si faranno sentire sempre di più i 7 anni di differenza: non a caso Dzeko è arrivato a titolo gratuito dalla Roma, mentre Big Rom è stato pagato 115 milioni di euro dal Chelsea. In carriera Dzeko ha segnato 25 gol in Champions ed altrettanti in Europa League, Lukaku 14 in Champions e 20 in Europa League. A chi sostiene che i campioni d'Europa giochino meglio senza di lui portando come esempio le due sfide con la Juventus, si può rispondere dicendo che pure l'Inter contro il Napoli ha fatto meglio senza Dzeko... 
IN PANCHINA - Allo stesso modo è rischioso paragonare Simone Inzaghi ad Antonio Conte. E' vero che, superando il girone di Champions, l'attuale allenatore nerazzurro è riuscito dove il suo predecessore aveva fallito. Ma fare 10 punti in 4 partite contro Sheriff e Shakhtar non può essere considerata un'impresa per una squadra come l'Inter, prima nella massima competizione europea per tiri totali (100) davanti a Bayern Monaco (97), Real Madrid (95) e Manchester City (94). 
Conte è campione d'Italia uscente, se Inzaghi non dovesse riuscire a fare altrettanto non sarebbe comunque da condannare. Anche perché guadagna molti soldi in meno (4,5 milioni contro 12 milioni di euro netti all'anno) e non può contare su tre assi del calibro di Hakimi, Eriksen e Lukaku. Quest'ultimo si è cancellato a sorpresa da Twitter, dopo che erano stati cancellati i murales dedicati a lui fuori dallo stadio Meazza. Invece quello che nessuno potrà mai cancellare sono i 64 gol segnati in nerazzurro e lo scudetto vinto con l'Inter. Piuttosto la domanda è un'altra: lui e Conte (reduce dalla sconfitta sul campo del Mura e a rischio eliminazione dalla Conference League) si staranno pentendo di aver lasciato Milano? Di certo Inzaghi e Dzeko non si sono pentiti di aver lasciato la Lazio e la Roma per l'Inter.