Due giorni fa Calciomercato.com ha pubblicato un lungo articolo, diviso in due parti, per spiegare quale sia stato l'atteggiamento della giustizia sportiva e della Figc verso il tema delle plusvalenze gonfiate. Un articolo inevitabilmente lungo e ricco di dettagli tecnici. La cui risultanza principale è stata quella di far capire che, se il caso illustrato vale da precedente, i club che avessero giocato in modo pericoloso con le plusvalenze rischiano zero e anche meno. E poiché si tratta di un messaggio tanto cinico quanto importante, Calciomercato.com ritiene sia il caso di ribadire in modo sintetico i punti essenziali della vicenda.

Tutto verte sulla vicenda del Parma e del suo fallimento consumato nel corso della stagione agonistica 2014-15, che si conclude con la scomparsa del club. Motivo principale di tale fallimento è stato proprio il vorticoso giro di trasferimenti di calciatori e plusvalenze gonfiate, che alla lunga ha portato alla morte del club emiliano. Così come ha portato al fallimento del Vicenza, e porterà alla fine tragica di altri club.

Partendo da questo dato, a gennaio 2016 la Procura Federale della Figc avvia un'indagine per capire se effettivamente il Parma abbia usato questo meccanismo. L'inchiesta è incentrata sul club emiliano, ma coinvolge altri club che hanno intrecciato con esso scambi sospetti di calciatori nel corso delle stagioni 2012-13 e 2013-14. I club in questione sono: l'ex Ascoli 1898 (società poi fallita anch'essa, e avvicendata dall'Ascoli Picchio 1898 che nulla ha a che fare con questa vicenda), Brescia, Cesena, Novara, Padova, Siena e Vicenza.

I deferimenti portano a una prima udienza davanti al Tribunale Federale Nazionale (TFN) della Figc, il 4 novembre 2016. Da quella seduta giunge un primo esito perché alcuni degli incolpati patteggiano. Si tratta dei soggetti legati a Novara e Cesena. Se costoro avessero affrontato il procedimento, ne sarebbero usciti scagionati senza pagare un euro. Le posizioni degli altri deferiti, per i quali la procura chiede sanzioni pecuniarie e inibizioni ai dirigenti (e dunque, elemento molto importante, niente penalizzazioni né tantomeno retrocessioni per i club), vengono rinviate a una successiva seduta del TFN, perché c'è da stabilire se la Procura abbia rispettato i tempi in materia di chiusura delle indagini e formalizzazione dei deferimenti. Qualora ciò non fosse, il procedimento rischia di essere annullato.

L'esito temuto dalla Procura Federale si verifica con la seduta del Tribunale Federale Nazionale del 2 dicembre 2016. Il TFN sostiene che la Procura abbia lasciato scadere i termini per i deferimenti, e perciò manda assolti tutti gli incolpati. La Procura non ci sta. Presenta ricorso presso la Corte Federale d'Appello. Che al termine di una seduta del 22 gennaio 2017, i cui esiti vengono riportati dal Comunicato Ufficiale del 20 aprile 2017, dà ragione alla Procura e rimanda il procedimento presso il Tribunale Federale, che stavolta dovrà entrare nel merito delle plusvalenze gonfiate.

A questo punto c'è un passaggio cruciale, esterno al procedimento ma che avrà effetti su di esso. Con un Comunicato Ufficiale del 21 aprile 2017 (giusto il giorno dopo la pubblicazione del Comunicato Ufficiale della Corte Federale d'Appello), il presidente federale Carlo Tavecchio prende un provvedimento d'urgenza che riduce drasticamente i tempi per presentare istanze presso Tribunale Federale Nazionale e Corte d'Appello Federale. In particolare, per i casi relativi alle irregolarità amministrative, i termini per il ricorso alla Corte Federale sono ridotti da 7 a 2 giorni. Quello di Tavecchio è un provvedimento che mira a tutelare la regolarità dei campionati e metterli al riparo da slittamenti a causa di processi sportivi.

Intanto l'iter del procedimento riprende. Il 9 giugno 2017 si tiene la seduta presso il TFN. Stavolta le tesi della Procura vengono affondate nel merito. La Procura viene addirittura accusata di non avere prodotto dei parametri oggettivi di valutazione dei calciatori, in base ai quali si potesse misurare i presunti abusi commessi dai club. In assenza di quei parametri, secondo il TFN, non si può parlare di plusvalenze gonfiate. Nelle motivazioni del TFN c'è un passaggio addirittura grottesco, laddove si dice che i bilanci dei club passano il vaglio della Covisoc. Come se non si trattasse della stessa Covisoc che ha vistato TUTTI i bilanci del Parma, fino a prima che il club di Ghirardi & Leonardi fallisse.

Dunque, ancora una volta, il TFN manda tutti assolti. E lì parte il nuovo ricorso della Procura alla Corte Federale d'Appello. Che lo prende in esame durante la seduta del 11 luglio 2017 e lo rigetta per una questione formale. Motivo? Il ricorso è giunto in ritardo rispetto al nuovo termine di 2 giorni, sancito da Tavecchio. Che intendeva salvare la regolarità dei campionati, ma in questo caso stronca sul nascere sanzioni che sarebbero state soltanto pecuniarie, o avrebbero portato a inibizioni di dirigenti. Questo è stato l'atteggiamento tenuto verso il tema delle plusvalenze gonfiate dal presidente federale che ebbe a dire: "Mai più Casi Parma". Questo è stato l'atteggiamento della giustizia sportiva verso una piaga che sta ammazzando il calcio professionistico dopo averlo fatto vivere al di sopra delle proprie possibilità. E i grandi giornali, le grandi emittenti televisive, cosa vi hanno raccontato di questa vicenda? Risposta: niente sommato a nulla. Ne state venendo al corrente soltanto tra ieri e oggi, grazie al lavoro di Calciomercato.com. Il silenzio è sempre d'oro, intorno al calcio italiano. E intanto altri club stanno morendo sotto il peso di questa auto-usura. Ma la Covisoc vigila, ci mancherebbe altro.
@pippoevai


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